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Sinistra cercasidi Ragionpolitica - 29 luglio 2008 Paolo Ferrero diventa segretario di Rifondazione Comunista dopo una dura lotta all'ultimo voto con Nichi Vendola e annuncia che il partito, sotto la sua guida, svolterà decisamente a sinistra: rottura totale col Pd, orgoglio identitario, conflitto sociale. Sono queste le parole d'ordine del successore di Franco Giordano, già ministro della Solidarietà Sociale con il governo Prodi, militante di lungo corso di Democrazia Proletaria. Una linea, nella sostanza, extraparlamentare e di piazza, che tra la lotta e il governo sceglie la prima. Senza se e senza ma. E' la fine del bertinottismo e della strategia che aveva portato il Prc nelle stanze dei bottoni dopo il congresso di Venezia del marzo 2005 e la vittoria elettorale dell'Unione nell'aprile dell'anno successivo. L'elezione di Ferrero arriva al termine di mesi di guerra interna a Rifondazione dopo la débacle della Sinistra Arcobaleno alle politiche del 13 e 14 aprile e la conseguente esclusione del partito dalle aule parlamentari. Il nuovo segretario, pur partendo in svantaggio rispetto a Vendola quanto a numero di delegati, ha raccolto attorno a sé i consensi dei rappresentanti di altre mozioni minoritarie presentate al congresso ed ha infine superato il suo avversario di 8 voti. Nell'ordine del giorno con cui ha ottenuto la maggioranza, Ferrero afferma che «l'esperienza di governo dell'Unione ha mostrato l'impossibilità, data la linea del Pd e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese»; che è necessario «un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista»; che vanno respinte con decisione «la proposta della Costituente di sinistra (avanzata da Vendola, ndr) e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del Prc in un'altra formazione politica». Come detto, il nuovo segretario ha riassunto questi punti sotto lo slogan «Svolta a sinistra». Ma il problema è che, durante i quattro giorni di assise congressuali, nei molti interventi che si sono susseguiti, che cosa significhi tale «svolta a sinistra» (oltre alla strategia dell'isolamento dal Partito Democratico e del ritorno in piazza) non lo si è riuscito a capire. Del resto Fausto Bertinotti, nel suo applauditissimo intervento di sabato, lo aveva detto chiaro: «Oggi in Italia non c'è opposizione perché non c'è più sinistra». In sostanza: i partiti eredi della tradizione comunista hanno completamente smarrito il senso della loro esistenza politica, al punto da non riuscire più a trovare una idea guida che ne motivi il pensiero e l'azione. Così il dirsi «di sinistra» rischia di apparire come un orgoglioso pronunciamento verbale a cui però non corrisponde alcun contenuto politico definito. Lo stesso Bertinotti, nel suo appassionato discorso, non è riuscito ad indicare per il futuro una prospettiva politica degna di tal nome, appellandosi semplicemente a una non meglio definita necessità di dare vita a un «nuovo movimento operaio» da cui Rifondazione dovrebbe prendere le mosse per ricostruire il suo rapporto con l'elettorato di sinistra. L'ex presidente della Camera ha parlato di una sfida «enorme e drammatica», senza però delinearla nei suoi contorni e nella sua essenza. Segno di uno spaesamento i cui esiti potrebbero essere ben peggiori di una nuova scissione interna a Rifondazione: la definitiva estinzione politica di quella che fu la sinistra comunista in Italia, con i postcomunisti che cancellano ogni traccia di sinistra sciogliendosi nel contenitore anonimo del Partito Democratico e con i rifondatori che si rinchiudono per scelta propria nella riserva indiana della nostalgia rivoluzionaria dei duri e puri. Sarebbe veramente una fine ingloriosa, per chi si è sentito investito per tanti anni dell'alta e nobile missione di dare voce alle rivendicazioni del proletariato, l'essere abbandonato in massa dalle masse che voleva rappresentare e non riuscire neppure a trovare le chiavi per rientrare in una realtà che, dalla caduta del Muro in poi, ha camminato più veloce dei sogni di far rivivere quelle «magnifiche sorti e progressive» già condannate dalla storia. Tutto questo, oggi, mentre un governo visto dal Prc come il braccio armato del capitalismo si proclama «di sinistra», viene votato da milioni di operai e mette tasse ai ricchi in stile Robin Hood. Davvero è finita un'epoca.
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Ragionpolitica, periodico on line n.274 del 29/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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