|
|||||||
|
|
Rifiuti urbani: «oro» dal biogasdi Carlo Cerofolini - 31 luglio 2008 Per trasformare i rifiuti solidi urbani (Rsu) - una volta prodotti - da problema a risorsa le metodiche da seguire sono diverse e ben conosciute: riuso, recupero, riciclo e valorizzazione energetica, che sono tutte necessarie per chiudere virtuosamente il ciclo dei rifiuti (discariche residuali). Metodiche che per raggiungere lo scopo devono essere adoperate in un giusto mix che deve tener conto, oltre che delle realtà socio economiche del territorio, di quelle che sono le capacità impiantistiche esistenti e di prossima realizzazione nonché delle possibilità di assorbimento del mercato del differenziato e/o del riciclato. Nel caso in cui soprattutto quest'ultimo aspetto venisse ignorato, il risultato sarebbe quello di vedere accatastati altri rifiuti solo più costosi e per di più sprecando energia per averli, e quindi inquinando ulteriormente. Ciò premesso, mentre si parla per gli Rsu molto di raccolta differenziata, di compost - ottenuto dalla fermentazione aerobica dell'organico di qualità selezionato a monte - e di termovalorizzatori, poco viene detto circa la possibilità di recuperare energia dalla frazione organica putrescibile di detti rifiuti (Forsu) attraverso la digestione anaerobica, che porta alla produzione di biogas (metano e idrogeno) e che bruciato permette di produrre energia elettrica e calore. Eppure questa è un sistema di trattamento dei rifiuti semplice, non molto costoso, di rapida attuazione, di buona accettabilità sociale, che non emette odori né libera gas inquinanti in atmosfera ed in più permette di produrre energia «verde» (a ciclo di carbonio zero, in quanto la CO2 o anidride carbonica emessa è la stessa fissata dal Rsu organico) e quindi fuori dal protocollo di Kyoto, che riguarda la riduzione di emissioni dei gas serra. Comunque per comprendere meglio le potenzialità di questa tecnologia che va accelerata al massimo, perché, specie se applicata su larga scala, può realmente e fortemente contribuire a tagliare il nodo gordiano dei rifiuti, è necessario fare alcuni calcoli legati al sistema Italia, dove ogni anno si producono circa trentatre milioni di tonnellate di Rsu e di cui circa il 40% è formato dalla frazione organica, che corrisponde a tredici milioni di tonnellate. Ora se di queste tredici milioni di tonnellate annue se ne avviano al trattamento anaerobico dieci, ad esempio miscelate con i fanghi di depurazione delle acque reflue nel rapporto di una tonnellata di Rsu putrescibile con 3,5 metri cubi di fanghi (per accelerare ed aumentare la produttività di biogas) - in singole celle di digestione anaerobica giornaliera da 43 tonnellate Forsu e 150 metri cubi di fanghi, come viene fatto a Viareggio - Lucca (cfr. 1), si hanno i seguenti dati usando appunto come combustibile il biogas prodotto: Impianti di cogenerazione con continuità del 95%
Il totale dei guadagni più risparmi potenzialmente ammonta in totale fra oltre i 2.000 e 2.500 milioni annui circa - denari con cui si potrebbe costruire una centrale nucleare da 1.000 MW - e che rappresentano 0,14 e 0,18 punti di Pil rispettivamente.Come ben si vede i numeri parlano da soli e quindi la digestione anaerobica è senz'altro una via - che non è per altro in contrasto con nessuna delle altre tecnologie usate per smaltire i rifiuti - da preferire rispetto per esempio alla produzione del costoso compost, che ha scarso mercato perché, oltre tutto, si può partire anche dall'Rsu indifferenziato, separando da questo la frazione organica (sottovaglio) in appositi impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb) ed usarla senza problemi per produrre biogas, mentre il secco combustibile (sopravaglio) può essere avviato ai termovalorizzatori, con ulteriore recupero d'energia. A proposito di quest'aspetto, cioè di poter separare l'organico dai rifiuti indifferenziati ed avviarlo al trattamento anaerobico, vale la pena di evidenziare come le otto milioni di tonnellate (sic) di ecoballe - in realtà rifiuti tal quali, di cui circa tre milioni di tonnellate di organico - accatastate in Campania con questo sistema possono diventare, in poco tempo, davvero l'«oro» di Napoli del valore fino a circa 800 milioni, e non la sua e nostra dannazione. Inoltre la via anaerobica è pure una via obbligata da percorrere, in quanto l'Italia nel 2003 ha recepito la Direttiva europea 1999/31/CE con il Dlgs. n. 36/03, con l'emanazione del quale nel tempo (art. 5) c'è l'obbligo a dover quasi azzerare il contenuto di materiale organico dei rifiuti portati in discarica, in quanto da queste non si dovranno più liberare in atmosfera gas serra (metano e CO2) derivanti dalla fermentazione aerobica e anaerobica dei rifiuti organici lì presenti. E su questo fronte siamo, purtroppo ed al solito, in tragico ritardo, a differenza di altre nazioni Ue. Infine con questo sistema si può pure evitare un forzato, massiccio ricorso alla super costosa e per molti versi difficoltosa raccolta porta a porta dei rifiuti, specie se questa ha un rapporto costi benefici negativo. Concludendo, visto l'«articolo» trattato, si potrebbe proprio dire che pecunia non olet, e quindi il Presidente Berlusconi - anche se ha già fatto il «miracolo» di liberare Napoli e dintorni dalla «munnezza» - le amministrazioni locali più accorte e pure i privati ci facciano sopra (al biogas da Forsu) un pensierino, o meglio un pensierone, perché molte Regioni sono o tra breve saranno con i rifiuti alla «gola», ed in più gli italiani sono stanchi di dover pagare tariffe sempre più alte e spesso inversamente proporzionali alla qualità (bassa) dei servizi ricevuti, proprio come per gli Rsu.
Nota: Considerato che per 1 KWh prodotto con centrale termoelettrica a gas si immettono in atmosfera 605 g di CO2 equivalenti, con l'uso del biogas si ha una non immissione di almeno 1,6 milioni di tonnellate di CO2 solo per la produzione di elettricità, più 1,8 milioni di tonnellate di CO2 per la produzione di energia termica, per un totale annuo di 3,4 milioni, che sul mercato dei certificati di emissione, che a breve è previsto, dai 21 € attuali, arrivino a 40 € a tonnellata, valgono ben 136 milioni (risparmiati). Inoltre, considerato che nel 2006 l'Italia ha liberato in atmosfera 583 milioni di tonnellate di CO2 e che siamo fuori del 19% circa dal rispetto del protocollo di Kyoto - ovvero abbiamo 111 milioni di tonnellate di CO2 da "eliminare" - con i 3,4 milioni di tonnellate di CO2 di cui sopra, non immessi in atmosfera, si potrebbe ridurre il nostro debito in CO2 (111 milioni di tonnellate) verso Kyoto di oltre il 3%. Questo, ovviamente, nel caso che l'energia prodotta con il biogas sia sostitutiva di quella prodotta da fonte fossile. Bibliografia: (1) Biodigestione anaerobica della parte umida dei rifiuti e dei fanghi di depurazione - Esperienza fatta al depuratore di Viareggio (Lucca) - Lavoro presentato dall'Ing. Giuseppe Vitiello al Convegno a Firenze del 19/02/08: "Le nuove tecnologie per la gestione dei rifiuti in sicurezza ambientale e sanitaria". |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.274 del 29/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||