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numero 280
6 marzo 2008
 
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Medioriente fra attentati e contrasti

di Enrica Bucciarelli - 31 luglio 2008

Negli ultimi giorni la regione mediorientale è stata teatro di diversi ed efferati attentati. Ad apparire in particolare difficoltà è la Repubblica della Turchia la quale, nella serata del 27 luglio 2008, ha assistito all'esplosione di due ordigni sulla riva europea di Istanbul. Già provata per l'attesa del verdetto della Corte Costituzionale concernente il Partito di Governo islamico (AKP) nonché il Primo Ministro Racep Tayyp Erdogan ed il Presidente della Repubblica Abdullah Gul e che potrebbe causare una profonda crisi politica, l'attentato di ieri non ha fatto che creare ulteriore senso di insicurezza. Sembra, cioè, aver raggiunto lo scopo che alla luce dei fatti si proponeva: creare terrore e fare morti. La modalità di esecuzione utilizzata è infatti ricaduta su una tattica che ricorda molto quella adottata dai migliori cecchini. Ancora non rivendicato, se l'attentato dovesse portare la firma del Partito dei Lavoratori Curdo (PKK), come paventato, ed essere la reazione all'attacco dell'aeronautica turca alle postazioni dello stesso nell'Iraq settentrionale, la Turchia potrebbe fronteggiare una pericolosa spirale di violenza.

Dall'Iraq nel frattempo (28 luglio 2008) arriva notizia degli ultimi attentati a Kirkuk, nel nord del paese, nei confronti della folla riunita per manifestare contro una legge elettorale locale, e a Baghdad dove tre kamikaze si sono fatti esplodere contro pellegrini sciiti riuniti nella capitale per la ricorrenza della morte di uno dei dodici imam sciiti, Moussa al-Kadhimi. Si tratta degli attentati più sanguinosi da diversi mesi (circa 50 morti e numerosi feriti) ma paradossalmente tali stragi non vanno affatto ad inficiare la bontà della strategia della counterinsurgency. A dimostrazione di ciò, quello che colpisce degli ultimi attacchi è il probabile impiego, così come dichiarato dalle autorità irachene, di kamikaze-donna le quali hanno la possibilità di superare più facilmente i controlli delle forze di sicurezza e alleate. Che sia un segno della difficoltà e della debolezza della strategia qaedista nel teatro iracheno?

Infine, un attentato per così dire dimenticato. Il 25 luglio 2008 un autobomba scoppia contro il quartier generale della polizia a Sayoun nella murafazah (Governorato) yemenita di Hadramawat. Si tratta dell'ultimo attentato in ordine temporale che ha colpito lo Yemen, unico Stato non monarchico della penisola araba ma giuridicamente imperniato sulla sharia. Il Governo di Sana'a è impegnato da anni nella lotta contro i ribelli sciiti, guidati da Abdulmalik al-Houthi nel nord del Paese, ed in attività anti-terrorismo contro l'Esercito Islamico di Aden-Abyan (IAA- Islamic Army of Aden-Abyan), un gruppo estremista sunnita strettamente legato ad Al-Qaeda. L'IAA, fondato da Abu El-Hassan el-Mohader, meglio noto come Abu al-Hassan il leader giustiziato nel 1999, seppur spesso impegnato in operazioni contro gli occidentali, sembra avere come primo obiettivo il Governo secolare della Repubblica dello Yemen. Questi attentati che sembrano non avere nulla in comune fra loro, in realtà riescono a mostrare i variegati contrasti interni all'Islam, quelli che oppongono moderati e integralisti, sciismo e sunnismo. Mostrano, con chiarezza, a chi avesse ancora dubbi che il mondo musulmano non è un monolite e che i maggiori problemi che affliggono oggi la regione medio-orientale sono riconducibili a tali conflitti intestini piuttosto che a uno scontro di civiltà tout cours.

Enrica Bucciarelli

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