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numero 280
6 marzo 2008
 
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La paura c'è e serve per risolvere le crisi

di Gabriele Cazzulini - 31 luglio 2008

Si avvicina l'estate e il clima generale si rilassa. A parte gli ultimi sussulti di Rifondazione Comunista e del suo nuovo segretario che annuncia il ritorno al conflitto, la situazione politica è in distensione. Veltroni e il Pd sembrano disponibili a trattare sulla legge elettorale per le prossime elezioni europee e Di Pietro ha abbassato la cresta dopo gli urli della manifestazione di Roma contro la riforma della giustizia. Il decreto sicurezza è in attuazione e la politica ha pronte le valigie per le vacanze. Sembra il perfetto lieto fine rispetto alla politica caotica e rumorosa di Prodi. Questo clima sicuramente positivo inizia ad essere anche troppo rilassato, al punto tale che persino le emergenze sociali iniziano ad essere guardate da più parti come un fenomeno di riflusso. Una parentesi che si starebbe chiudendo da sola. Insomma, per i più cinici sarebbe quasi un'invenzione. La politica è stata lapidata ogni volta che si macchiava delle peggiori nefandezze contro il buon governo e le domande dei cittadini. Era la politica auto-referenziale, fissa a contemplarsi l'ombelico mentre il mondo crollava. Adesso quel rischio è un ricordo sgradevole. Ma non è scomparso del tutto. Potrebbe ritornare in una forma imprevista, ma altrettanto nociva.

La politica dell'indifferenza pessimista potrebbe riversarsi nell'attualità come politica dell'indifferenza ottimista. Dal surplus di pessimismo e impotenza la politica si capovolge nell'opposto di un eccesso di ottimismo. Ecco perché le emergenze, le paure, le crisi iniziano ad essere pericolosamente svalutate dagli osservatori. A parte l'informazione e la cultura di sinistra, stabilmente imprigionate nei loro mondi di pura fantasia, si percepisce un crescendo di disinteresse verso quella che è la realtà. Si parla di andare oltre le paure. Prima però vanno superate, e per farlo occorre rimuoverne la causa - perché non basta fingere che la rapina al tabacchino sotto casa non sia mai avvenuta, o che gli autori di reati contro la persona siano in maggioranza stranieri, clandestini, Rom. Purtroppo la realtà parla un altro linguaggio - che le statistiche ufficiali non sempre riescono a comprendere e decifrare.

La classe politica in vecchio stile era cronicamente allergica ad ogni contatto con la realtà, vivendo isolata nelle torri delle istituzioni. Oggi la crisi generale ha spazzato via quella mentalità e ha rilocato la politica dentro alla società. Quella è stata la rivoluzione che ha portato in trionfo la destra e ha fracassato la sinistra: sostituire la vita al potere. Adesso rischia di scattare un effetto di ritorno della mentalità apatica di una certa politica. In questa congiuntura storica d'eccezione il governo dovrebbe fare Ulisse con le sirene. Le emergenze sono la realtà nazionale che ha invaso la vita quotidiana degli italiani. Non si tratta di rispondere ad una maggioranza elettorale, bensì ad un senso di comunità senza distinzioni. Perché tutti siamo colpiti dalla crisi e ognuno fronteggia tante crisi, dal lavoro alla sicurezza, dalla famiglia alla scuola. Far finta che tutto ciò sia un malessere psicologico in fase di regressione è semplicemente pura follia. Senz'altro è molto utile per quei politici orfani del potere e quella politica col bilancino sempre in mano.

La destra al governo è portatrice di una missione di salvezza che parte proprio dallo stato di paura sociale per proiettare l'Italia in una realtà nuova. Il compito di Berlusconi non è tranquillizzare gli italiani con una pacca sulla spalla. Crederlo vuol dire assumere quella grigia mentalità del politico paternalista che crede di risolvere i problemi con le belle parole. Il compito è molto più impegnativo. E' trovare in quelle crisi l'impulso per trasformare l'Italia. Perché non bastano più palliativi e pezze d'appoggio. Servono soluzioni definitive. Ma questo «fa paura» alla vecchia politica.

! Gabriele Cazzulini
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