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«Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo»di Maria Chiara Albanese - 2 agosto 2008 «Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo». Così recita un piccolo passo di una delle poesie più significative che Pablo Neruda scrisse durante la sua esistenza. Mai parole furono più adatte a descrivere la delusione e desolazione che riecheggiano negli animi di coloro che il 26 luglio scorso hanno ascoltato o presenziato al discorso di Raúl Castro in occasione del Giorno della Ribellione Nazionale. Lentamente muore la speranza, l'illusione che un uomo potesse aprire le frontiere cubane al secolo XXI. 26 Luglio 1953: l'alba della rivoluzione. Una calda domenica cubana come tante. Un giorno che passerà alla storia della piccola isola caraibica, così come del mondo. Il quartier generale della Moncada, caserma di maggior importanza strategica e simbolica di Santiago di Cuba, viene attaccato da un gruppo di giovani rivoluzionari cubani, capeggiati da Fidel Castro. L'obiettivo è quello di conquistare la caserma medesima, allo scopo di rovesciare il governo di Fulgencio Batista, che con un colpo di Stato, nel 1952, aveva imposto la sua dittatura. Il tentativo di conquista fallì miseramente. Due fratelli, Raúl e Fidel Castro, verranno imprigionati (graziati rispetto ai loro «compagni», i quali vennero passati sotto le armi) e liberati solo alcuni anni dopo. L'attacco alla Moncada è il simbolo della rivoluzione. Dell'inizio di quella rivoluzione, tanto politica come ideologica e armata, che il 26 gennaio 1959 vedrà fuggire il generale Batista da Cuba e consegnare la piccola isola caraibica ai ribelli comandati dal general Castro (Fidel, si intende). 26 Luglio 1953: il giorno della speranza che muore, ma dalla quale risorgerà, come una fenice, la Revolución. 26 luglio 2006: dopo 4 lunghe ore di discorso ufficiale tenuto nelle città di Bayamo e Holguín, Fidel Castro viene ricoverato d'ugenza e operato a seguito di una grave emorragia intestinale. 5 giorni dopo, impossibilitato a esercitare le proprie funzioni politiche, dopo 47 anni di regime, Fidel cede «provvisoriamente» tutti i poteri di governo a un gruppo di alto livello di 7 persone capeggiate da suo fratello Raúl. Il 24 febbraio 2008 Raúl viene eletto presidente di Cuba. 26 luglio 2007: Raúl Castro, alla guida «provvisoria» di Cuba, tiene il suo primo discorso ufficiale, durante il quale annuncia «cambi strutturali e concettuali» per dar nuova vita all'economia cubana, fortemente provata dalla pesante crisi che incombeva (e incombe ancora oggi). 26 luglio 2008: durante la commemorazione del 55° anniversario dell'assalto al quartier Moncada, il nuovo presidente di Cuba, Raúl, tiene il proprio discorso; tempi duri si annunciano per Cuba e i cubani: «E' tempo di stringere la cinghia» e affrontare i gravi problemi economici che la crisi mondiale porta su Cuba. E le riforme economiche e sociali annunciate il 12 luglio? Forse erano proprio loro le grandi assenti alla cerimonia. Lo scenario della piazza e il contenuto del discorso sembravano soprattutto un omaggio al fondatore della rivoluzione cubana, il quale, sebbene assente fisicamente, troneggiava la platea grazie a una sua gigantografia, che «proteggeva» dall'alto il suo successore, il fratello Raúl Castro. Molti hanno visto la speranza di accenno alle innumerevoli proposte di modernizzazione del paese affievolirsi durante uno dei maggiori discorsi fidelisti che mai Cuba aveva udito. Se si fossero chiusi gli occhi già solo per un istante, si poteva tornare indietro nel tempo, agli anni Settanta, durante i quali, nel pieno del suo potere e splendore, il compagno Fidel pronunciava i suoi discorsi per la rivoluzione cubana. Nulla di nuovo è stato annunciato. Nulla dei buoni propositi ricordato. Anche il rapporto con gli Stati Uniti, che negli ultimi tempi aveva visto vivere una lieve distensione, grazie allo stanziamento, lo scorso 22 luglio, di ben 45 milioni di dollari per Cuba, per promuovere de facto il cambio politico e sociale nell'isola, ha subito un duro freno a seguito delle dichiarazioni di Raúl in merito alla politica di difesa cubana. Sebbene dal 2006 abbia offerto per ben tre volte il ramo di ulivo a Washington, in occasione della celebrazione Raúl ha sottolineato come Cuba non muoverà nessun passo indietro in merito alla propria politica di «stabilizzazione» militare, anche con ammodernamenti del proprio arsenale bellico, a prescindere da chi a novembre siederà alla Casa Bianca. Sebbene sia necessario riconoscere che mai Raúl ha decantato un programma accelerato e rapido di riforme, è altrettanto vero che sicuramente non ci si aspettava cotanta lentezza nell'affermarlo. Quale occasione migliore della festa del 26 luglio per riaffermare una idea politica già lanciata di fronte l'Assemblea Nazionale? Forse ci si aspettava troppo. Forse si è ricevuto troppo poco. Forse un uomo che ha il potere e la facoltà di migliorare la vita del proprio popolo, dei cubani e dell'intera isola, sente ancora troppo forte il peso di quella gigantografia che grava su di lui, con il peso di un passato rivoluzionario che l'élite politica cubana non è ancora disposta a mettere da parte. Lentamente muore «chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce». Maria Chiara Albanese |
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Ragionpolitica, periodico on line n.274 del 29/7/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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