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Mobilitazione jihadista in Libano

di Bernard Selwan El Khoury - 5 agosto 2008

Recentemente un gruppo armato islamico di Gaza ha annunciato il suo legame ideologico con al-Qaeda ed ha minacciato di espellere gli sciiti da Gaza. A dichiararlo è stato Abu Muhammad al-Maqdisi, capo dell'Esercito Islamico nella striscia di Gaza. È la prima volta che un gruppo palestinese dichiara apertamente questo tipo di legame. Abu Muhammad al-Maqdisi teme una «sciizzazione» della zona e ha confermato che Iran e Hezbollah sono kuffar, infedeli ed eretici, «usciti dalla religione di Allah». A queste minacce si è unito anche Shaker al-Abassi, emiro di Fatah al-Islam, il gruppo salafita-jihadista che lo scorso anno si è scontrato violentemente con l'esercito libanese, che ne uscì vittorioso pur contando un gran numero di perdite, nel campo profughi palestinese di Nahr el-Bared, nel nord del Libano. Al-Abassi, in un nastro audio, attacca Hezbollah e «benedice» i suoi sostenitori di Gaza, non dimenticando di rivolgersi all'esercito libanese al quale ha giurato una «imminente vendetta» per gli scontri (di Nahr el-Bared) della scorsa estate. Accennando anche al leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden, al-Abassi ha fortemente criticato il movimento sciita libanese per non essersi opposto in modo deciso agli attacchi che il suo gruppo stava subendo all'interno del campo profughi. Una pesante critica, infine, è stata rivolta al neoeletto presidente Michel Suleiman. Eletto, secondo al-Abassi, «per volere di Washington».

È in questo complesso e nebuloso contesto che Unifil 2 si trova a dover operare. Difficile capire quali siano le ROE, tanto più difficile comprenderne la reale applicabilità, visto che il loro contenuto, a differenza dei caveat nazionali, è riservato. Fonti di sicurezza libanesi hanno confermato una certa mobilitazione di gruppi e organizzazioni salafite in gran parte del territorio libanese, ma soprattutto nella zona di Ain el-Heloue, il campo profughi nel sud del Libano. Il loro obiettivo, in linea con l'ideologia e il modus operandi jihadista/qaedista (sunnita), sarebbe quello di colpire Unifil 2 per poi giungere a controllare il confine con Israele e sottrarre agli Hezbollah (sciiti) il monopolio della resistenza contro lo Stato ebraico. Secondo fonti di sicurezza libanesi, all'interno del campo profughi sarebbe in atto uno scontro tra sostenitori di Jund as-Sham e miliziani di altre formazioni salafite-jihadiste, soprattutto Fatah al-Islam.

Sono vari gli elementi che fanno pensare ad una mobilitazione di jihadisti sul territorio libanese. Prima il comunicato audio diffuso da Shaker al-Abassi, capo di Fatah al-Islam, poi alcuni scontri tra salafiti e LAF (Lebanese Armed Forces) e infine gli incidenti all'interno del campo di Ain el-Heloue. Inoltre il campo di Ain el-Heloue è stato teatro di violenti scontri che hanno evidenziato un fenomeno preoccupante: la minaccia di attacchi suicidi. A tal proposito, una pattuglia delle LAF avrebbe aperto il fuoco contro un attentatore suicida, uccidendolo, che si era rifiutato di fermarsi al posto di blocco dei militari. Secondo fonti di sicurezza, si tratta di un saudita, giunto in Libano la scorsa estate per partecipare, a fianco di Fatah al-Islam, agli scontri contro l'esercito libanese. Anche i responsabili salafiti presenti in questi campi sembrano non negare la presenza di stranieri, giunti soprattutto durante la battaglia di Nahr el-Bared. Per quanto riguarda invece la cintura esplosiva che il jihadista indossava al momento dello scontro a fuoco, il capo della Lotta Armata Palestinese, Munir al-Miqdah, ha dichiarato: «Queste persone indossano la cintura esplosiva anche quando dormono, e continuano a indossarla durante il giorno».

A complicare l'intero quadro vi sarebbe l'esistenza di un gruppo, all'interno di questo campo, legato a Hezbollah, noto con il nome di Ansar Allah (I Partigiani di Allah), guidato dallo sheykh Jamal Sleiman. Fonti interne a Ain el-Heloue hanno riferito che Usbat al-Ansar, un gruppo salafita-jihadista sunnita, aveva informato le fazioni palestinesi, all'inizio del mese, che «non sarebbero stati con le mani in mano qualora il gruppo di Ansar Allah avesse appoggiato Hezbollah al di fuori del campo profughi». Dunque anche su Ain el-Heloue graverebbe la crisi libanese, e i responsabili di questi gruppi confermano che qualunque evento critico tra le fazioni libanesi si ripercuoterebbe sulle dinamiche del campo. Tutta questa serie di elementi evidenzierebbe il fatto che sul terreno è in atto un «fermento» dei vari gruppi jihadisti (sunniti) e al tempo stesso costituisce un ulteriore ostacolo per la sicurezza, andando così ad incidere sulla crisi ancora in atto a seguito della formazione del nuovo governo di unità nazionale. E si teme una seconda Nahr el-Bared.

Bernard Selwan El Khoury

Analisi estrapolata da un dossier più ampio dal titolo: «Libano. Hezbollah, potere militare. E di veto».

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