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numero 280
6 marzo 2008
 
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Caro Brunetta...

di Andrea Camaiora - 5 agosto 2008

Renato Brunetta è stato per gli italiani una vera e propria rivelazione. In realtà, chi abbia avuto la fortuna di conoscerlo ne apprezza da sempre le straordinarie capacità e l'inesauribile energia. Il combinato di questi dati ne fa una vera e propria macchina da guerra. È riuscito nel tentativo di dare centralità e valore ad un ministero senza portafoglio e da sempre sottovalutato, come quello della Funzione Pubblica. È dunque la persona migliore cui rivolgere un appello per addomesticare i tanti piccoli Leviatani che, a partire dall'elezione diretta dei sindaci, hanno imperversato nel nostro paese alterando profondamente gli equilibri preesistenti e riducendo al minimo lo spazio democratico, specie nei Comuni di più piccole dimensioni. L'enorme potere attribuito ai sindaci, il depauperamento di forza del Consiglio Comunale, oggi chiamato per lo più a ratificare le scelte della giunta, se da un lato hanno risvegliato le nostre città, permettendo finalmente di assumere decisioni strategiche per lo sviluppo locale (emblematico il caso di Parma, sul versante del centrodestra, e di Salerno, su quello del centrosinistra), dall'altro hanno pressoché azzerato ogni sorta di equilibrio e di effettivo controllo dell'attività amministrativa.

Ci riferiamo in particolare ai numerosissimi casi di Comuni con popolazione inferiore ai 50 mila abitanti, quelli in cui più scarsa è l'attenzione degli organi di informazione e nei quali più ristretto è lo spazio di azione per le opposizioni. In queste realtà il rapporto maggioranza/opposizione non è quello che gli italiani sono abituati a vedere in Tv. Nei nostri municipi non esistono quegli organismi di garanzia, quei famosi pesi e contrappesi, che contraddistinguono il nostro assetto costituzionale. Dov'è nelle amministrazioni locali il capo dello Stato? Dov'è la Corte Costituzionale? Dove sono i media? Dov'è l'Europa? Dove sono le Autorità? Nel corso degli anni, poi, la sinistra - che governa la stragrande maggioranza dei Comuni italiani e che in Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria e Marche lo fa ininterrottamente dal dopoguerra - ha progressivamente smantellato le poche forme di garanzia esistenti: è accaduto quando la riforma Bassanini ha smantellato i Coreco (Comitati regionali di controllo) e ha completato l'opera nel secondo governo Prodi abolendo il Collegio dei revisori dei conti nei Comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti, sostituendoli con un solo revisore, indicato sempre e comunque dalla maggioranza.

A chi affidarsi, quindi, per vedere garantiti i propri diritti? Come fare a svolgere adeguatamente il ruolo di opposizione? A chi rivolgersi in presenza di violazioni o irregolarità? I prefetti sono assenti, i revisori e il segretario comunale sono di nomina politica, infine il difensore civico effettua sostanzialmente un servizio di moral suasion nei confronti di giunte e uffici. Di fronte ad un abuso, ad un'inefficienza, ad un'illegittimità, sono assai scarse le facoltà a disposizione di chi è deputato al controllo dell'azione amministrativa della giunta, ovvero l'opposizione consiliare. Lo strumento più frequente, l'interrogazione, può non trovare mai risposta, oppure riceverla ma con molto ritardo rispetto ai trenta giorni previsti dal testo unico degli Enti locali. Non esistono sanzioni per la violazione di questo termine. Tutto è lasciato alla sensibilità e alla correttezza degli interlocutori. Nondimeno il problema si presenta quando, a fronte di richieste di informazioni sugli aspetti più delicati dell'amministrazione, primi fra tutti quelli relativi ai servizi sociali, i consiglieri comunali si vedono opporre non già da sindaco o assessori, ma da dipendenti, funzionari e dirigenti, un generica tutela della privacy che, invece, non è opponibile a chi è stato eletto per amministrare la cosa pubblica. Inoltre, se spesso è chi fa politica dentro gli Enti locali ad incontrare difficoltà, il problema si aggrava per i cittadini comuni, costretti a fare i conti con un'amministrazione pubblica assai frequentemente lenta, impreparata, arrogante, parziale, che si manifesta in tutta la sua gravità nel cuore delle competenze dei Comuni: l'urbanistica.

Per tornare a chi spende il proprio tempo e le proprie energie dentro gli oltre ottomila Comuni d'Italia, cercando di battersi per un servizio pubblico più equo ed efficiente, dopo il quadro descritto si deve ammettere che esistono altre vie cui ricorrere perché l'attività di controllo amministrativo non si limiti ad un'interrogazione, magari ad un articolo di giornale, ma a nulla più. È possibile rivolgersi alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica, all'Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza. Ma è buona la politica che percorre vie legali, che sceglie di battersi nelle aule di tribunale?

Questi interrogativi li rivolgiamo al ministro della Funzione Pubblica, fiduciosi che saprà indicare la soluzione da offrire ad una situazione largamente compromessa.

Andrea Camaiora

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Ragionpolitica, periodico on line n.275 del 5/8/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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