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Mosca nuova capitale dello shopping... in armamentidi Maria Chiara Albanese - 9 agosto 2008 Se Milano, Parigi, New York sono per antonomasia le capitali della moda, e Tokyo la capitale dell'hi tec, Mosca è diventata dal 22 luglio di quest'anno la capitale indiscussa dello shopping in armamenti. Perché ciò? Grazie al presidente venezuelano, Hugo Chávez, il quale, recatosi per la sesta volta al Cremlino, ha deciso di «sigillare le già ottime e cordiali relazioni» tra il suo paese e quello dell'antico splendore zarista grazie all'acquisto di nuovi armamenti per un ammontare di circa 1 miliardo di dollari. All'interno di questa insolita «lista-spesa» si possono notare nuovi serbatoi per carburante (T-90C), 10-20 sistemi di difesa anti-aerea (Tor-M1)- si noti che è la medesima tipologia che poco tempo fa lo stesso Cremlino vendette all'Iran di Ahmadinejad-, sottomarini (con molta probabilità diesel-elettrici classe Kilo, secondo la classificazione Nato, Progetto 636 secondo quella russa) e nuovi velivoli da trasporto e da combattimento (Mi-28N). All'incontro erano presenti, oltre che Hugo Chávez e Dmitri Medvédev, rappresentanti dei maggiori stakeholders del settore armamentistico, energetico e metallurgico, tra i quali si annoverano la compagnia statale Petróleos de Venezuela (PDVSA), l'azienda petrolifera russa Lukoil, la russo-britannica TNK-BP e il gigante del gas Gazprom. Figlia di tale incontro è una «alleanza strategica nel settore energetico» tra Mosca e Caracas. Grazie ad una abile manovra politica che va avanti da più di 2 anni il Venezuela ha conquistato il primato come principale compratore latinoamericano di armi russe negli ultimi dieci anni. Questo rafforzamento strategico nasce da una esigenza reale che il Venezuela vive dal 2006, a seguito dell'embargo sulla vendita di armi che gli Usa hanno posto sul capo di Chávez. A seguito del vuoto di attori economici nel settore che potessero essere competitivi sul mercato venezuelano, la Federazione Russa ha avviato una pluralità di contatti trasformatesi in una delle «amicizie preferenziali» per Mosca nel settore della difesa, cui si è associato indissolubilmente il tema energetico. La politica di Caracas in ambito regionale e internazionale ha destato non poche preoccupazione a Washington, la quale ha optato nel Maggio 2006 come extrema ratio per un embargo nella vendita ed esportazione di armi verso il paese latinoamericano, soprattutto in ragione dello stretto legame politico e militare di Caracas con l'Iran e Cuba. Le pressioni statunitensi circa il blocco di compra-vendita di armi non ha interessato solamente il paese a stelle e strisce, bensì anche Madrid e Brasilia, i quali hanno dovuto interromepere i loro sussidi in materia di equipaggiamenti militari verso il Venezuela. La risposta da Chávez, anche allora, non si fece attendere: il presidente venezuelano, infatti, dichiarò come illegittimo l'embargo medesimo in ragione di precedenti accordi bilaterali stipulati dal suo paese con gli Stati Uniti in materia di difesa e sicurezza, e soprattutto interpretando la decisione statunitense come manifestazione di una politica offensiva contro il Venezuela medesimo. Proprio a seguito del pesante embargo che da pesa sul suo capo come una spada di Damocle, il Venezuela ha riorientato le proprie amicizie in materia di difesa, rafforzando un legame già esistente: quello con la Grande Madre Patria Russia. L'ultimo incontro che appunto si è tenuto a Mosca ha coronato quel lungo processo diplomatico e di negoziato che intercorreva tra i due paesi da due anni or sono e che già aveva visto i suoi primi frutti con gli accordi commerciali del 27 Luglio del 2006, quando Federazione Russa e Venezuela siglarono la compravendita di 24 velivoli aerei ad ala fissa e 53 elicotteri per un valore di circa 1 miliardo di dollari americani, ai quali devono essere aggiunti i circa 100.000 Kalashnikov automatici e alcuni elicotteri di attacco made in Russia. Gli ultimi accordi russo-venezuelani in materia di armamenti ed energia pongono due spunti di riflessioni: in primo luogo, come oggigiorno il tema della difesa sia legato a doppio filo con quello energetico; qualunque riflessione o analisi in uno dei due settori deve necessariamente tener conto dell'altro perché si possa realmente capire ed interpretare la ratio politica che sottostà a tali settori. In secondo luogo, bisognerebbe porsi un interrogativo di maggiore respiro, ovvero la scelta dei nostri amici e amici dei nostri amici: quanto l'amico di oggi lo sarà anche nel medio e lungo periodo? Quanto permettere di armare determinati paesi con le nostre tecnologie è un vantaggio strategico o un'arma che un domani potrà ritorcersi contro di noi o contro i nostri amici-alleati? Maria Chiara Albanese |
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Ragionpolitica, periodico on line n.275 del 5/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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