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Gwyneth Cravens Il nucleare salverà il mondoLa verità nascosta su un'energia pulitarecensione di Mario Secomandi - 9 agosto 2008 Qual è la fonte di energia elettrica più pulita, sicura e conveniente dal punto di vista dei maggiori vantaggi e minori costi in un periodo storico in cui è così forte l'ansia per il riscaldamento globale, l'inquinamento atmosferico e la «salute pubblica ambientale»? Non ci sono più dubbi: almeno da oggi ai prossimi decenni non sono i combustibili fossili, non è il petrolio, e non sono neppure tanto le fonti rinnovabili come l'energia solare o l'eolica, ne tanto meno il cosiddetto «risparmio energetico», ma è il nucleare. Gwyneth Cravens, nel suo nuovo libro Il nucleare salverà il mondo, contribuisce a demolire la barriera dei falsi pregiudizi volti a demonizzare l'opzione energetica nucleare. L'autrice è una testimone credibile ed affidabile perché, già vittima della sindrome ideologista del catastrofismo ambientalista, è stata protagonista di un autentico «nuclear tour» negli Usa, a partire dal Nuovo Messico (suo Paese natio), accompagnata dal chimico Rip Anderson, che è uno dei maggiori conoscitori americani in materia. La Cravens ha avuto modo di constatare con i propri occhi come si svolga l'intero ciclo di vita della produzione di energia nucleare, dalle miniere di estrazione dell'uranio e trasformazione di questo in combustibile ai laboratori di progettazione e sperimentazione dei reattori, passando per la costruzione delle centrali ed i siti di stoccaggio deputati alla conservazione delle scorie radioattive fino al disarmo dei reattori. A chi ancor oggi seguita ad agitare lo spauracchio di Chernobyl allo scopo di terrorizzare la popolazione sulla possibilità di costruire nuovi impianti bisogna rispondere che quella strage è riconducibile ai tanti errori di un'élite politica e che negli Stati Uniti e in Europa occidentale le centrali nucleari non hanno provocato la morte di alcuno. Il tragico incidente di Chernobyl ha rappresentato la cartina al tornasole di una mala gestione ed un'inefficienza tutta politica imputabile all'ex regime comunista sovietico. Non si tratta qui di fare propaganda anti-rossa, ma solo di attenersi alla verità dei fatti: il direttore della centrale, anziché essere un tecnico specialista, magari un ingegnere, era un funzionario politico del Partito comunista (Pcus)! I sovietici non erano stati in grado di contenere il sinistro che cagionò l'espandersi a macchia d'olio della nociva contaminazione. Fra le altre cose, quel reattore era privo di una stanza di contenimento. Nelle democrazie liberali occidentali non è così: in America le stanze di contenimento sono obbligatorie e c'è un'elevata cultura e prassi generale della sicurezza e trasparenza, tra cui il fatto che, ad esempio, per continuare ad operare, le centrali esistenti hanno bisogno del rinnovo della licenza. Che il nucleare rappresenti decisamente il meglio e che esso sia destinato a surclassare il carbone e le altre fonti cosiddette alternative, nel passaggio dalla società industriale-fordista otto-novecentesca a quella del nuovo secolo, informatica, telematica, digitale e tecnologica della globalizzazione, lo dicono i dati reali ed i numeri. Col carbone si produce la metà della nostra elettricità e si generano, oltre a fumo, fuliggine, tossine e tanti altri agenti inquinanti e gas nocivi, enormi quantità di scorie e micro polveri che vanno a sporcare ed avvelenare la biosfera: nei soli Stati Uniti ogni anno quasi 25 mila persone vengono uccise dalle emissioni di biossido di carbonio; dal nucleare invece, lo ripetiamo, nessuno. Il prezzo della produzione di elettricità a carbone sta diventando dunque forse un po' troppo eccessivo. Il nucleare, al contrario, elimina l'inquinamento da biossido di carbonio (perché non emette gas serra) e i connessi pericoli di contrarre malattie tumorali respiratorie e cardio-vascolari. Esemplificativo e altamente dimostrativo è il seguente confronto: mentre a quattrocento chili pro capite ammontano i residui solidi annuali della combustione i carbone negli States; se l'unica fonte di elettricità nel mondo intero fosse invece il nucleare, a meno di un chilo equivarrebbe la quantità totale i scorie, tali da riuscire a stare «dentro una lattina di Coca-Cola». Se tutto ciò lo diciamo a proposito dell'America e del mondo occidentale, figuriamoci come il nucleare sia indispensabile per la fame e sete di energia che proviene dai Paesi in via di sviluppo come Cina ed India, per arginare il loro spropositato ricorso ai combustibili fossili, come abbiamo già detto altamente inquinanti e per giunta in via di esaurimento. E' infatti previsto almeno un raddoppio del consumo di elettricità a livello mondiale da qui al 2030, dunque un vertiginoso aumento della domanda di energia. Altro luogo comune da sfatare è quello delle radiazioni: la recinzione di una centrale a carbone emette ad esempio più materiale radioattivo di quella di un impianto nucleare. Ma non solo: l'ambiente e la natura stessa, la terra, le montagne e le rocce contengono molte radiazioni. Non esistono poi fonti di energia totalmente esenti da rischi. Forse non tutti sanno ad esempio che i pannelli solari vengono fatti con materiali tossici. Il nucleare, sulla scia dell'applicazione di una normativa rigorosa, è dunque il più sicuro: le sue scorie non espongono alcuno di noi a radiazioni perché esse subiscono un processo di isolamento e protezione in contenitori appositi per essere infine spedite nelle profondità e viscere della terra. Il nucleare è il più pulito e conveniente: con pochissimo uranio (che è meno costoso dei combustibili fossili) si produce una gran quantità di energia, con sprechi al lumicino e senza emissioni di gas nocivi. Meglio il nucleare delle centrali idroelettriche: l'acqua è una risorsa non infinita e la rottura di dighe è un misfatto che accade non poi così di rado. Ben venga allora, unitamente al rispetto delle trattative di non proliferazione di armi atomiche da parte dei Paesi non democratici, il progetto di costruire anche un migliaio di nuove centrali nucleari nel mondo, ciò che, secondo studi altamente accreditati, consentirebbe tra l'altro una riduzione dei gas serra del 25%. Per concludere, se il nucleare può davvero «salvare il pianeta», con assoluto favore è da guardare alla strategia politico-programmatica del governo Berlusconi in Italia, ben espressa sul fronte economico-energetico dal lungimirante ministro Claudio Scajola, incentrata su un intelligente «ritorno al nucleare».
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Ragionpolitica, periodico on line n.275 del 5/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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