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6 marzo 2008
 
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La rivolta delle periferie rosse

di Gabriele Cazzulini - 7 agosto 2008

Il Partito Democratico si riscopre malato dentro. Dopo aver perso le sue postazioni di potere istituzionale dopo la sconfitta elettorale, al Pd non resta che un logorato rapporto con il territorio. La periferia - era questa la roccaforte storica del potere della sinistra in Italia. Dopo la fine del comunismo sovietico e il ciclone di Tangentopoli l'avanzata della sinistra sempre-comunista era partita proprio dalle grandi città, dove tutte le amministrazioni locali si erano colorate di rosso. Adesso il cielo sopra alle ultime frontiere della falce col martello si è oscurato. Il problema col territorio vuol dire anche il problema della struttura periferica del Pd. La fusione tra Ds e Margherita; l'installazione precaria di nuove sedi; l'inaugurazione dei Circoli locali - il vecchio telaio che univa ogni singola porzione di periferia in un complesso sistema politico dentro ad un grande partito è ormai un ricordo. Ma è solo l'aperitivo.

Il piatto forte è quello servito proprio nelle ultime amministrazioni rosse. In quell'incubo senza risveglio per la sinistra che è l'attuale governo, la giunte rosse sono l'ultima linea di resistenza ma anche la prima per il combattimento. Se l'opposizione in parlamento non ha ancora le idee chiare, non resta che scaricare sugli Enti locali della sinistra il compito di dimostrare di essere loro l'alternativa al governo della destra. Le giunte rosse sono rimaste anche l'ultima realtà in cui il Pd sta insieme alla sinistra radicale quando a livello nazionale il congresso di Rifondazione Comunista ha già ratificato la separazione. Se anche le città della sinistra finiscono in crisi, le giunte crollano e la sinistra perde il suo ultimo potere. C'era una volta un equilibrio tra centro, governato dalla destra, e periferia in mano alla sinistra. Oggi è un ricordo. Con la vittoria della destra alle elezioni regionali in Sicilia e Friuli, e la storica vittoria a Roma, la sinistra ha perso il monopolio della periferia. La destra non è più confinata al «Lombardo-Veneto» come isola felice rispetto al mare rosso del resto d'Italia.

Allora alla sinistra non resta che una mossa disperata: sostituire la logica del confronto con l'impulso allo scontro, all'attacco. Nelle città rosse la buona amministrazione del territorio perde valore rispetto all'uso, anzi all'abuso politico del suo potere. Ecco la trovata della petizione contro Berlusconi - mobilitare la base, ravvivare i cuori, tonificare le menti per inventarsi qualunque straccio di proposta o semplicemente battere un colpo per dire che la sinistra c'è. Come, cosa, dove e perché sono domande ancora troppo complicate. L'importante è farsi sentire, anche senza usare parole. Per ora i concetti sono come quella siepe oltre la quale Leopardi immaginava l'infinito.

Oggi oltre la realtà della sinistra c'è il nulla. Quindi occhi, anzi cervello chiuso, ma bocca aperta. Come ha fatto la Iervolino. La sindaco della monnezza napoletana ha capito che, dopo i rifiuti, è giunto il momento del suo smaltimento. E allora sotto con carta e calamaio a firmare la petizione contro Berlusconi. Lo stesso copione da operetta per un'altra sindaco, la Vincenzi di Genova. Sotto la Lanterna la giunta rossa emana politiche ad alto tasso ideologico, per difendere i delinquenti del G8, per costruire una moschea nel centro storico, per imbastire una campagna diffamatoria contro la politica sulla sicurezza del governo. Tutto fumo. E poi c'è il sindaco di Torino che sembra aver trovato il filo diretto con Calderoli al punto tale da disertare la festa dell'Unità. Forse ha capito che il territorio si è disintossicato dall'ideologia del panino con la salsiccia e del dibattito interculturale alla festa del partito.

Gli italiani vogliono un governo forte e il federalismo completo. Infatti a settembre si apre il cantiere parlamentare del federalismo fiscale. Perciò i sindaci che hanno capito la trasformazione della realtà politica hanno drizzato le antenne. Fuori dal potere va bene, ma rimanere fuori anche dalle riforme storiche dell'Italia vuol dire subire una sconfitta su tutta la linea. Queste sono le periferie rosse in ebollizione. Ma la dirigenza del Pd non ha ancora capito che il suo territorio sta voltando le spalle a Veltroni.

! Gabriele Cazzulini
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