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Decreto Maroni: il ruolo decisivo dei sindaci per la battaglia sulla sicurezza

di Remo Viazzi - 7 agosto 2008

«In pochissimo tempo grazie al governo Berlusconi abbiamo ottenuto quello che in anni di centrosinistra e di Prodi non era nemmeno stato abbozzato»: questo il lapidario e soddisfatto commento con cui Letizia Moratti, sindaco di Milano, accoglie il decreto e i due articoli firmati dal ministro degli Interni Maroni in materia di sicurezza e attribuzione di nuovi strumenti operativi ai Comuni. Il provvedimento, che ha già avuto un parere favorevole dell'Anci (l'Associazione nazionale dei Comuni), gode anche della dovuta copertura finanziaria: 100 milioni di euro, che saranno messi a disposizione delle amministrazioni comunali. Se a questo fatto aggiungiamo l'importante contributo che da questa settimana anche l'Esercito garantisce in favore della sicurezza, è lecito sperare che un'altra delle promesse elettorali su cui aveva scommesso Berlusconi si avvii ad un epilogo favorevole.

Non è un caso che l'impegno del Governo e del premier in apertura di legislatura si siano concentrati in particolare su due dei temi più sentiti dagli italiani: l'emergenza rifiuti e, appunto, quello della sicurezza. E poco importa che si tratti di sicurezza reale o semplicemente percepita. La politica vive del consenso e dell'approvazione che i cittadini garantiscono con l'espressione del voto. Non serve quindi far notare che molte delle nostre città sono in realtà assai più sicure di quanto la gente, in effetti, percepisca (è uno dei cavalli di battaglia di alcune giunte cittadine a maggioranza di centrosinistra): certo non è il caso di arrivare ad un'inversione dei due valori numerici, quanto piuttosto di far sì che la percezione del rischio, del pericolo, sia correttamente in sintonia con la realtà dei fatti e nello stesso tempo combattere perché gli episodi di criminalità diminuiscano. La possibilità di raggiungere entro la fine dell'estate alcuni risultati tangibili e inconfutabili su due argomenti tanto importanti per gli alleati della Lega e di An e sui quali si è consumato il disastro del precedente inconcludente governo Prodi, garantirebbe a Berlusconi la necessaria serenità e il meritato appoggio di ampi settori dell'opinione pubblica nel momento di affrontare i nodi decisivi che l'autunno proporrà: su tutti il federalismo fiscale e la riforma della giustizia. Argomenti che certo interessano meno la gente comune, che invece pare dimostrare un certo gradimento sull'utilizzo discreto dell'Esercito anche in territorio cittadino.

La scelta di Maroni che investe le Amministrazioni comunali di nuove e onerose responsabilità in materia di sicurezza non è contraddittoria rispetto all'avvenuta abolizione dell'Ici sulla prima casa, una misura con cui le casse delle stesse Amministrazioni sono fortemente ridotte. In una corretta ottica di decentramento e con la fondata speranza che la conoscenza del territorio dei sindaci sia una carta fondamentale da giocare per la soluzione dei problemi legati alla sicurezza, il decreto li costringe ad uscire allo scoperto e indica in maniera perentoria quali debbano essere le priorità da affrontare anche nella gestione delle città. Basta quindi miseri rimpalli di responsabilità tra sindaci e prefetti: i provvedimenti attuativi voluti dai sindaci, infatti, dovranno essere comunicati ai prefetti, che però non avranno possibilità di veto.

Il decreto firmato da Maroni arriva quindi al termine di un percorso che nelle sue linee appare chiaro, condivisibile e coerente con il programma elettorale di Berlusconi. Esso si sostanzia in pochi assunti. Intanto uno di carattere generale: la crisi in cui verte l'Italia è strutturale, difficile da superare e impone una severa revisione del welfare sul quale da troppo tempo, senza le dovute cautele, si incentrava il sistema-Paese. Questa crisi recessiva deve colpire nella maniera più lieve possibile i contribuenti e la piccola e media impresa: ed ecco l'abolizione della tassa sugli immobili. Il Governo però ha delle priorità che ritiene fondamentali e sulle quali è disposta a spendere e ad andare incontro alle necessità dei Comuni (pacchetto sicurezza, impiego dell'Esercito, questione rifiuti). I Comuni, però, fortemente penalizzati dal taglio dell'Ici, devono necessariamente fare delle scelte, avviare politiche virtuose di controllo della spesa, e spingersi sin anche a escogitare «idee creative per combattere la criminalità diffusa», così come affermato dallo stesso Ministro. In questo modo la parola passa appunto alle Giunte comunali, molte a guida del centrosinistra, che non avranno più modo di nascondersi dietro ad un dito e che sono chiamate a delle scelte nette, finalmente in favore dei cittadini e non solo delle loro abbondanti clientele.

! Remo Viazzi
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