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Anamnesi e possibili interventi per curare una Medicina malata

di Gianluca Negro - 18 dicembre 2002

Il percorso formativo che le nostre università prevedono non fornisce ai futuri medici strumenti adeguati per comprendere in senso ippocratico l'effettivo stato di salute di una persona. La preparazione universitaria è infatti prevalentemente tecnica, più idonea alle patologie acute che a quelle croniche sempre più diffuse, per le quali il rapporto umano acquisisce massima rilevanza. Inoltre, lo stesso sistema sanitario per come è organizzato, non consente di svolgere la professione medica nel modo più efficace e ciò a causa di diverse problematiche finora solo parzialmente affrontate, tra le quali vale la pena ricordare:

- procedure burocratiche di dubbia utilità;

- sistemi informativi sugli assistiti inadeguati;

- sistemi di contabilità non strutturati per il controllo e la valutazione dei risultati della spesa generata dal medico di medicina generale;

- canali di comunicazione non formalizzati tra i diversi soggetti che compongono la rete del sistema sanitario (in particolare tra medici ospedalieri e medici di medicina generale).

Il problema si presenta, quindi, estremamente complesso, da una parte si deve ottenere una radicale modifica del comportamento di ciascun singolo operatore sanitario, dall'altra si devono rivedere i meccanismi di funzionamento del sistema organizzativo, che devono essere orientati verso una maggiore attenzione al mercato, inteso come incrocio tra una domanda articolata e portatrice di esigenze variegate e crescenti e una offerta in cui pubblico e privato agiscano in condizioni di reciproca concorrenza.

Per brevità vorrei concentrarmi più che sull'individuazione degli interventi prioritari di tipo strutturale e organizzativo necessari per indirizzare il sistema sanitario verso l'economicità e la qualità del servizio, di cui già se ne discute ampiamente in varie autorevoli sedi, sulla relazione medico-paziente, che dovrebbe rappresentare sempre e comunque il baricentro di qualunque analisi, studio e intervento rivolto al miglioramento del sistema.

E' sempre più evidente che il rinnovamento del sistema sanitario deve passare attraverso un approccio olistico in cui collocare la relazione professionale e umana tra medico-paziente. Diviene, quindi, necessario condurre il medico sin dal suo percorso formativo e successivamente durante il suo iter professionale verso l'adozione, o meglio, l'interiorizzazione di questo modus operandi, aiutandolo a sviluppare quella sensibilità e quelle capacità relazionali che stanno alla base di un corretto rapporto professionale con il paziente, e supportandolo di strumenti e modalità specifiche che evitino approcci artigianali, parzialmente efficaci, se non addirittura dannosi alla credibilità stessa della funzione medica e allo stato psico-fisico del paziente.

Al di là della buona volontà dei singoli operatori sanitari, è preferibile sviluppare un approccio culturale, organizzativo e gestionale che agisca trasversalmente nel sistema affrontando diverse criticità:

- la definizione di principi per una reale umanizzazione delle organizzazioni sanitarie, che devono così esplicitare ed assumere una propria missione aziendale condivisa da tutti gli operatori che in essa collaborano;

- la declinazione della missione in impegni per una reale umanizzazione da parte delle diverse componenti professionali sanitarie e non, ciascuno per il proprio ruolo;

- una nuovo modo di classificare le priorità e quindi di allocare le risorse, che partendo dall'impegno preso nella missione aziendale definisca interventi progettuali volti a supportare gli operatori nella erogazione di servizi con standard di qualità via via crescenti.

E' confortante che alcune di queste affermazioni siano già contenute tra gli intenti della Carta dei servizi di molte Aziende sanitarie, ma lo sforzo finora compiuto non è stato sufficiente. Non basta definire a parole come "cliente" chi è sempre stato definito e trattato solo come un "paziente", si deve soprattutto evidenziare la figura della "persona" sofferente, la cui soddisfazione non è misurabile da valutazioni, ad esempio, relative ai servizi alberghieri erogati dall'ospedale o alla cortesia del personale, non essendo questi il fulcro della missione del sistema sanitario. E' necessario favorire un arricchimento professionale dei medici, come degli altri operatori sanitari, volto a modificare in alcuni casi e a migliorare in altri la relazione con il cliente-paziente-persona. Una tale finalità, oltretutto, favorirebbe la soddisfazione e la motivazione degli stessi operatori sanitari, i quali potrebbero così ritrovare nuovi stimoli per partecipare attivamente al rinnovamento del sistema stesso, anziché dover essere trainati verso il cambiamento stesso, come spesso oggi accade.

Per concludere questo breve articolo desidero sottolineare l'aspetto prioritario dell'azione cui siamo chiamati e cui sono impegnato a dare il mio contributo come medico ma soprattutto come manager a cui è affidato l'obiettivo di creare valore per la comunità attraverso un uso efficiente delle risorse assegnate, che si espliciti nel miglioramento della salute e quindi del benessere dei cittadini. Qualunque nostro intervento organizzativo, procedurale, informatico o strutturale dovrà sempre avere come riferimento di fondo la relazione medico-paziente, dove il termine paziente dovrà sempre più riferirsi alla sofferenza della persona per il suo stato psico-fisico e sempre meno alla sofferenza della persona costretta a subire lo stato di un sistema sanitario incapace di rispondere alle sue più profonde esigenze. E dove medico è colui che conscio delle sue responsabilità è in grado di attivare atteggiamenti culturali, comportamentali e relazionali, strumenti e modalità di lavoro che rinnovino nel senso fin qui proposto il rapporto medico-paziente.

! Gianluca Negro
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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