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Musharraf sotto accusadi Diletta Guaragna - 9 agosto 2008 La prima settimana di agosto vede il Pakistan alle prese con quella che sembra delinearsi come una delle crisi più calde dell'estate. Dopo giorni di intense consultazioni, i partiti della coalizione di governo hanno deciso di procedere all'incriminazione di Pervez Musharraf, accusato al momento di aver spinto il paese sull'orlo di una crisi politica ed economica, secondo quanto comunicato dai leader della coalizione. Sembrerebbero quindi definitivamente appianate le divergenze tra il PPP e il PML-N, i due partiti della coalizione, inerenti al futuro del presidente pakistano. Sharif, a capo del PML-N, fin dalle elezioni aveva dichiarato di voler rimuovere dal potere il presidente. A spingerlo era soprattutto la volontà di vendicarsi per essere stato costretto ad abbandonare il paese a causa del colpo di stato di Musharraf. Zardari invece, vedovo della Bhutto e ora guida del PPP, fino ad ora era stato sempre molto cauto sul futuro dell'ex generale. A riavvicinare i punti di vista dei due avrebbero contribuito i ritardi della presidenza nel reintegrare i giudici della corte suprema, sciolta dallo stesso Musharraf lo scorso novembre. L'accordo tra il PPP e il PML-N però non basta ad avviare la procedura di impeachment. Per porre sotto accusa il presidente è necessaria infatti una maggioranza dei due terzi dell' Assemblea Nazionale e del Senato riuniti in seduta comune. Non disponendo di un tale numero di voti, la coalizione di governo dovrebbe fare affidamento anche sui voti di alcuni candidati indipendenti e di almeno due partiti regionali. Le trattative con i rappresentanti di tali partiti sono già in corso e sembrerebbero volgere a favore del governo anche se sulla questione viene mantenuto un riserbo assoluto. Zardari, a conferma del buon esito dei colloqui, avrebbe comunque affermato « siamo in possesso dei voti e abbiamo il coraggio». Musharraf, ai minimi storici quanto a popolarità, poco tempo fa aveva dichiarato che si sarebbe dimesso piuttosto che vedersi posto sotto accusa. Ora sembrerebbe però non voler tenere fede alle affermazioni fatte e si dichiara anzi pronto a difendersi di fronte al Parlamento dalle accuse che gli vengono rivolte. La linea difensiva del presidente sarebbe già in fase di elaborazione, sono infatti stati convocati i sostenitori politici e i consiglieri legali e costituzionali di Musharraf per delle consultazioni. A preoccupare ulteriormente gli analisti concorre però la notizia, dominante nei circoli politici pakistani, che vedrebbe il presidente pakistano disposto a sciogliere le camere, nel caso in cui la situazione dovesse volgere a suo sfavore e minacciare quindi la sua permanenza in carica, andando inevitabilmente ad acutizzare una crisi già preoccupante di per sé. L'incertezza politica ha già procurato serie perdite sui mercati. Il maggiore indice azionario del paese è al suo minimo dagli ultimi due anni mentre la rupia è tornata a essere scambiata sui valori di luglio, i più bassi mai registrati. Ma se le reazioni dei mercati erano quanto meno prevedibili, molto meno lo sono quelle delle forze armate. Alcuni analisti hanno affermato che la risposta che verrà data dai circoli militari a una condanna del presidente sarà cruciale. Si teme un loro intervento dal momento che esistono ancora forti legami tra il comandante dell'esercito, generale Kayani, e il presidente, nonostante il primo abbia cercato di ritirare tutti i militari dalla politica. Nel frattempo i comandanti dell'esercito si sono già riuniti nella città di Rawalpindi, nelle vicinanze della capitale, anche se sembrerebbe un incontro di routine. La situazione preoccupa anche USA e Afghanistan, che temono che il vuoto politico lasciato dalla possibile incriminazione di Musharraf possa favorire i gruppi talebani e legati ad al Qaeda nelle zone tribali. Washington aveva inoltre dichiarato nei mesi passati, temendo una mossa simile da parte del governo, di non gradire una uscita di scena umiliante per il presidente, da sempre suo prezioso alleato. È molto probabile che però la situazione resti stazionaria fino alla pronuncia definitiva del parlamento, tutt'altro che scontata. Gli analisti scommettono infatti che Musharraf abbia ancora qualche asso nella manica. Diletta Guaragna |
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Ragionpolitica, periodico on line n.275 del 5/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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