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Un leader deboledi Andrea Camaiora - 13 agosto 2008 Non passa giorno che Walter Veltroni finisca con l'essere demolito, dentro e fuori il suo partito. La sua leadership, nata sotto buone stelle e condotta almeno all'inizio senza contrasti, è oggi fortemente indebolita, opaca ma soprattutto - ed in politica è quanto di peggio possa capitare - incapace di incidere. Eppure Veltroni è per il Pd un leader insostituibile. Per anni questo carattere di unicità era stato attribuito a Silvio Berlusconi, tanto che gli eredi della dc - a destra come a sinistra - avevano sempre guardato al più volte presidente del Consiglio come ad una meteora destinata a scomparire molto presto. Si sa come è andata a finire: Casini, che ha ereditato buona parte degli elettori che si riconoscevano nelle posizioni del Ppi di Bianco, Marini e Castagnetti, ha scelto la via del distacco. Mentre quel che resta della sinistra dc ha compiuto fino in fondo una decisione maturata dal 1993, l'eutanasia politica in nome del Partito democratico. Nel corso di questi anni, per giunta, i democristiani di sinistra non hanno saputo esprimere nessuna figura di spicco capace di aggregare attorno a sé chi - dentro il Pd - comunista non è. Paradossalmente è stato Francesco Rutelli a occupare questo spazio, ma oggi anche il suo corso sembra volgere alla fine. L'unico vero leader popolare e capace di suscitare emozioni e suggestioni - Franco Marini - completerà assai presto la propria vicenda politica, probabilmente candidandosi alla presidenza della Regione Abruzzo. Dunque una leadership alternativa a Veltroni è da ricercarsi esclusivamente all'interno dei diessini che, peraltro, non perdono occasione per massacrarlo sia sul piano dell'azione che su quello dell'immagine. Il caso più eclatante è stato il lancio dell'operazione «Salva l'Italia», ideata da Veltroni per mobilitare il Pd durante le vacanze estive e preparare contemporaneamente il terreno ad un autunno di lotta e di rilancio. Purtroppo per il segretario del Pd il varo dell'iniziativa si è trasformato in un incubo di mezzo agosto: da Bassolino a Cacciari, dal sindaco di Bari a quello di Vicenza, sono state davvero molte le bocciature autorevoli all'interno del Pd. Intanto, con la nascita di una vera e propria corrente come Red, D'Alema prepara la fossa all'amico-rivale di sempre. Ma il punto è: una volta sotterrato Walter, con chi sostituirlo? Certo, c'è Bersani che è grintoso. Ma anche rabbioso e bollito né più né meno della stragrande maggioranza della nomenclatura diessina. È stato più volte ministro, ma ciò non basta a qualificarsi come l'uomo capace di risollevare un partito che rischia alle elezioni europee di giungere sotto quota 30%, ovvero la soglia della disfatta. È allora possibile mettere in campo un peso piuma come Enrico Letta, un uomo sostanzialmente estraneo all'apparato sia dei diessini che dei popolari? Se a Roma si piange, anche nelle regioni c'è poco da ridere. In nessuna tra quelle a guida di centrosinistra è emersa una figura che faccia sperare nel futuro. Oppure forse qualcuno spera in uomini come Burlando, Errani, Martini, Bassolino? La verità è che, salvo salti generazionali e svolte coraggiose, il Pd non ha alternative a Veltroni che è e resta il più spendibile della vecchia guardia comunista, il più kennediano della nidiata berlingueriana. Un leader insostituibile, dunque, nel vero senso della parola. Ecco l'ultimo stadio della triste parabola della sinistra italiana, finita manchevole sia di elettori che di guida politica. Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.276 del 13/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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