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La guerra di Putindi Gianni Baget Bozzo - 13 agosto 2008 Agosto è il mese in cui scoppiano le guerre. E' una realtà antica rimasta presente anche quando la tecnica ha cominciato a sconvolgere l'arte della guerra. Così è accaduto in Georgia. Il problema dell'Ossezia del Sud è legato alla russificazione dei paesi annessi all'impero sovietico per creare quelle differenze culturali che sempre giustificano la decisione del potere politico di agire come mediatore. La fine dell'impero sovietico ha lasciato molti russi fuori dalla Russia. Essi hanno avuto trattamenti diversi da parte delle maggioranze originarie; trattamenti anche molto restrittivi come nei paesi baltici. Non era mai accaduto che la Russia facesse la guerra per difendere le minoranze russe, anche se qualche volta queste si sono difese in modo violento, come nel caso della Transnistria. Putin ha fatto la guerra per difendere una minoranza russa in Georgia, esistente in Ossezia del Sud, e di cui finora si era imposta la separazione di fatto, ma non di diritto, dalla Repubblica di Tbilisi. Che cosa abbia spinto Mikhail Saakashvili a suscitare le ire russe non è facile comprenderlo. Se fosse stato il desiderio di provocare un confronto tra Russia e Nato, ciò sarebbe stato un proposito errato, perché non esiste sentimento comune tra Unione Europea e Stati Uniti per considerare la Georgia un avamposto della Nato. Su questo punto Ue e Usa hanno sentimenti diversi. E non è detto che Washington mantenga la medesima linea di Bush, quella di creare un presidio occidentale alle frontiere della Russia. L'Unione Europea non auspica una politica di confronto militare per iniziativa propria. Essa sa benissimo che la Russia di Putin vuole mantenere la sua influenza sui territori ad essa connessi fin dai tempi zaristi. La Russia è una nazione imperiale: si concepisce storicamente non soltanto come uno Stato, ma come una vocazione. L'idea di mantenere una zona neutrale ai suoi confini è quindi una condizione, per la Russia di Putin, che riprende la memoria dell'identità imperiale. Se il presidente georgiano ha voluto sfidare Mosca su un territorio che a lui compete per diritto internazionale, si è trovato di fronte ad una risposta che non ammette dubbi: una guerra del popolo russo contro il popolo georgiano. Non un confronto tra eserciti, ma il bombardamento di una nazione. Si tratta del medesimo principio imperiale che è stato determinante nella guerra di Cecenia. Lo spazio russo deve essere difeso anche oltre il principio di nazionalità. La Georgia è stata avvertita che essa può essere obiettivo di guerra russo e che Ossezia e Abkhazia fanno parte dell'impero russo. Putin non ha voluto un confronto tra eserciti: ha punito direttamente un popolo. Con questo, evidentemente, ha sfidato l'Occidente e lo ha fatto in modo unico, muovendo la guerra al popolo georgiano e non limitandosi a difendere i russi osseti nella loro enclave protetta ed ora violata. Così Putin ha ottenuto che l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia divengano formalmente delle proiezioni del potere russo e che la Georgia sia ora un paese a sovranità limitata. Questo comporta un limite anche alla Nato, che difficilmente potrà continuare nella politica di adesione della Georgia sapendo che essa è in possibile stato di guerra con il potere russo. Così il principio di nazione imperiale è stato ristabilito, come in Bielorussia e in Ucraina. E' più difficile l'adesione di quest'ultima alla Nato che sarà in discussione nella vicina sessione dell'Alleanza. Mosca ha chiarito che è disposta a fare la guerra per le sue posizioni nel Caucaso. Ciò non toglie che la Russia si senta integrata nell'Occidente come area culturale, ma sempre in quanto nazione imperiale, quella che è stata la terza Roma. Per principio omogenea all'Occidente, ma unica nella sua identità. Putin ha mostrato di essere un carismatico del potere più che una istituzione, perché ha sostituito in questa circostanza il presidente in carica, Dmitry Medvedev. La guerra di mezza estate è dunque un fatto che modifica le posizioni nell'area e ripropone l'eccezione della nazione imperiale nella sua realtà storica.
Questo articolo è stato pubblicato su Il Secolo XIX del 12 agosto 2008 |
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