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Incendio georgianodi Alessandra Poggi - 13 agosto 2008 L'ekecheiria, la tregua olimpica dei Giochi dell'era antica non è stata rispettata nemmeno questa volta. Quattro anni fa gli Usa non interruppero la guerra in Iraq durante le Olimpiadi di Atene e ora la circostanza si ripete. A poche ore dall'inizio della cerimonia di apertura della XXIX Olimpiade a Pechino, alcuni blindati georgiani hanno fatto il loro ingresso nella periferia di Tskhinvali, capitale de facto della regione separatista dell'Ossezia del sud, dando il via ad un cruento conflitto. Le incessanti tensioni tra Russia e Georgia - crisi spionistica nel settembre 2006; lancio di missili russi sul territorio georgiano nell'agosto 2007; aerei spia georgiani abbattuti dall'aviazione russa in Abkhazia nel maggio 2008 - sono degenerate in guerra aperta sul territorio osseto, enclave separatista sostenuta da Mosca. Rurale e povero, poco adatto al passaggio di oleodotti e gasdotti a causa della sua conformazione montagnosa, questo minuscolo territorio, ha una risibile valenza strategica. Tuttavia, è proprio qui che la Georgia e il suo ingombrante vicino a nord hanno scelto di regolare definitivamente i conti in sospeso. Tskhinvali è ormai completamente distrutta dopo giorni di incessanti combattimenti tra le truppe regolari georgiane e quelle paramilitari ossete, supportate dai «volontari» russi che continuano a affluire dal Roki Tunnel (galleria costruita nel 1985 per meglio collegare i due Paesi). Accorsa immediatamente in sostegno dell'Ossezia, Mosca sta costringendo l'esercito georgiano a ritirarsi dalle posizioni acquisite nei giorni scorsi: è stata anche mobilitata la Flotta del Mar Nero per circondare il nemico da quel versante. Questa guerra trova origine nel 1921, all'indomani della nascita dell'Urss, allorché la parte settentrionale dell'Ossezia venne integrata nella Russia, e quella meridionale nella Repubblica socialista sovietica di Georgia, di cui costituì una provincia autonoma. A seguito della disgregazione dell'Unione Sovietica, nel 1991, la Georgia si dichiarò indipendente, revocando l'autonomia dell'Ossezia del sud. Molti osseti emigrarono nella Federazione russa, dando il via a un movimento volto a strappare alla Georgia pure la parte meridionale dell'Ossezia. Dal suo canto Tbilisi aveva iniziato una manovra d'avvicinamento all'Occidente (nel 1994 divenne parte della Partnership for Peace della Nato e nel 1999 membro del Consiglio d'Europa) che Mosca reputava molto pericolosa, temendo di finire accerchiata dalle forze dell'Alleanza Atlantica. Anche per questo motivo, nello stesso periodo (1991-1993), la Russia sostenne le rivendicazioni di un'altra provincia separatista georgiana, l'Abkhazia (dove si è da poco aperto un secondo fronte), che provocò migliaia di vittime e il distacco de facto della regione dalla Georgia. Arrogandosi il diritto di difendere gli indipendentisti abkhazi e osseti, la Russia ha cercato di riguadagnare la supremazia perduta nel Caucaso dopo la dissoluzione dell'Urss; per Mosca si tratta dunque di recuperare terreno lungo alcune direttrici fondamentali: energetica, politico-economica e quindi geostrategica. Negli ultimi anni infatti, la Georgia è divenuta il crocevia di gasdotti e oleodotti che portano energia dal Mar Caspio all'Europa: il più importante di questi è l'oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan, unico a non attraversare il territorio russo, inaugurato il 13 luglio 2006 da Condoleeza Rice. Proprio quest'ultimo avvenimento, ha evidenziato ancora di più la spaccatura andatasi a creare tra l'asse Mosca-Erevan-Teheran e l'asse Washington-Ankara-Tblisi-Baku. L'avvio dello scontro è stato appositamente scelto approfittando di un momento storico preciso: il mondo sembra completamente distratto dai Giochi olimpici cinesi, gli europei perseverano nell'immobilismo da sempre dimostrato durante le crisi, gli Usa si avvicinano ad un fondamentale cambio della guardia alla Casa Bianca e l'Onu (dopo quasi una settimana di guerra) non ha ancora elaborato un benché minimo comunicato congiunto. Le pedine sono posizionate sul campo: la partita tra Russia e Occidente è appena cominciata. Alessandra Poggi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.276 del 13/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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