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Ancora casini al centro

di Gabriele Cazzulini - 13 agosto 2008

Due gatti più due gatti fa sempre quattro gatti. La matematica non è un'opinione, anche se le opinioni sono il pane quotidiano della politica, eternamente riluttante a compiacere la logica più elementare. Così Casini, scrollandosi di dosso lo spesso strato di muffa che lo ha circondato negli ultimi mesi, ha colto l'occasione del rilassamento generale della settimana di ferragosto per lanciare la sua trovata. Obiettivo CC: costituente centrista. Alias: suonare il corno per radunare tutte le falangi della diaspora centrista che hanno vagato senza pena prima nel limbo del bipolarismo e poi nell'inferno dell'attuale bipartitismo. Più che impossibile, missione già vista e già finita male. A turno tutti gli ex oligarchi centristi si sono misurati nell'arte infausta di spremere sangue da una rapa. Alla fine sono loro quelli dissanguati. Negli ultimi quindici anni, cioè dagli ultimi giorni della Dc, l'elettorato ha tranquillamente snobbato gli aspiranti successori della Balena bianca. Nessuna nostalgia, nessuna manifestazione pubblica, nessun moto di popolo. Vorrà forse dire qualcosa questo silenzio costante degli italiani?

Evidentemente le orecchie di Casini sono turate col cemento e continuano a riecheggiare i risultati a due cifre che incassava la Dc dei tempi d'oro. E' dura sopportare la carestia e accontentarsi del due, tre, massimo quattro per cento e, disperazione ancora più grave, non essere più in grado di praticare il giochino del ricatto verso i partiti più grandi. Insomma, senza voti, senza deputati e senza potere. Un'estate fredda e amara per Casini. Che però, a quanto pare, non demorde.

Se non fosse una cosa disperata, non sarebbe da prendere sul serio. Ma l'unica e l'ultima carta rimasta da giocare a Casini è una sottilissima opportunità. Il tempismo è una dote che non manca ai guastatori e i centristi sopravvissuti all'età della seconda Repubblica hanno sempre un occhio fisso al calendario. In questo caso il calendario non prevede nessun appuntamento ostico per il governo e per l'opposizione. Però ci sono due eventi collegati: la fondazione del Pdl e il congresso del Pd. Siccome il centrismo non è altro che uno strabismo politico che guarda con un occhio alla destra e con l'altro alla sinistra, i due appuntamenti fondamentali per il futuro dei due partiti unici sono occasioni ghiotte per tendere agguati, seminare zizzania e tirare qualcuno dalla propria parte. Basta il sentore di un leggero mal di pancia che subito squillano le sirene centriste per irretire il malcapitato. Ovviamente non c'è un progetto politico degno del valore di questo nome. C'è la solita sete di potere che in estate, tra le elezioni-batosta e un autunno freddo di pericoli per il governo, sembra davvero insopportabile. Così si tenta la manovra ardita di logorare sia il fianco di centrodestra che quello di centrosinistra e fare un bell'impasto di questa frantumaglia centrista. Sempre la solita vecchia solfa. E poi ci sono le elezioni europee, un'altra occasione ghiotta per riaprire le porte a chi è stato sbattuto fuori dal potere a suon di calci elettorali.

Così rinasce l'araba fenice del terzo polo, la politica torna sotto lo scacco centrista e i politici ritornano a offrirsi sul libero mercato dei voti. Uno scenario pietoso che però a Casini piace tanto, come a tutti coloro che traggono soddisfazione personale dalle disgrazie generali. Sarebbe invece molto più legittimo avviare la procedura di fallimento di qualunque progetto centrista alternativo a Pd e Pdl per far sì che l'eredità migliore del pensiero democristiano possa trarre nuova linfa e allo stesso tempo fecondare le due nuove forze politiche. Ecco perché questa può essere davvero l'ultima chance. Con due partiti unici forti politicamente ed internamente non funzionano più le insidie centriste. Al massimo qualche fuoriuscita, ma nessun rischio di estinzione. Ecco l'incubo centrista, che è già oggi la realtà dietro a quest'ultima manovra di Casini: finire tagliati fuori completamente.

! Gabriele Cazzulini
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