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I fallimenti diplomatici rendono più vicina la guerra con l'Iran

di Matteo Gualdi - 13 agosto 2008

Le trattative con l'Iran affinché interrompa il proprio programma nucleare hanno registrato la scorsa settimana un altro buco nell'acqua, l'ennesimo. Ancora una volta, infatti, Teheran ha rimandato la palla all'Occidente, chiedendo «chiarimenti» rispetto all'offerta di incentivi ricevuta il 19 giugno scorso. E' una chiara tecnica dilatoria, usata più volte dal regime degli ayatollah al solo scopo di prendere tempo e dividere l'Occidente. E così anche stavolta i mediatori iraniani sono riusciti a sfruttare le incertezze dei paesi occidentali, dimostrando di essere dei temibili avversari e di sapere approfittare delle debolezze del fronte opposto. La Russia, infatti, si è prontamente affrettata a chiedere, per bocca del suo ambasciatore all'Onu, Vitaly I. Churkin, che i negoziati continuino e che sia concesso più tempo all'Iran per analizzare e rispondere al pacchetto di incentivi propostigli. Tutto ciò nonostante Teheran abbia chiaramente lasciato passare l'ultima dead line fissata dall'Occidente, cosa che renderebbe inevitabile l'adozione di nuove sanzioni in ambito Onu. Nel frattempo l'Unione Europea, guidata dalla Francia, ha annunciato che verranno adottate nuove misure restrittive contro l'Iran, con particolare riguardo al settore del prestito per le esportazioni e della copertura assicurativa del credito per chi fa affari con il regime degli ayatollah, proprio a causa della mancata risposta di Teheran alle richieste di Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia, Stati Uniti e Germania.

Mentre i diplomatici chiacchierano, i tecnici iraniani continuano il loro lavoro di arricchimento dell'uranio ed i militari si preparano ad una sempre più inevitabile guerra, conseguenza diretta dell'ennesimo fallimento diplomatico. Ma lo scenario bellico diventa sempre più complesso ed incerto man mano che il tempo passa. Il presupposto fondamentale su cui si basa un intervento militare mirato è che esso sia in grado di riportare il programma nucleare iraniano indietro di molti anni; più passa il tempo, più quest'obiettivo diventa difficile da conseguire. Anche perché intanto Teheran, che non a caso cerca di prendere tempo, continua ad aumentare le proprie difese, nel tentativo di scoraggiare un eventuale blitz aereo israeliano. Sembra che, recentemente, l'Iran abbia acquistato dalla Russia alcune batterie di S-300, il miglior sistema al mondo antimissile ed antiaereo, in grado di tracciare simultaneamente più di 100 obiettivi e di ingaggiarne 12 contemporaneamente, con un raggio di 200 chilometri ed un'altitudine di 27.000 metri (una transazione costata a Teheran circa 800 milioni di dollari).

Un sistema sofisticatissimo che l'aeronautica israeliana dovrebbe conoscere bene, visto che proprio per testare le proprie capacità nei confronti del S-300 (anche conosciuto con il codice SA-20) ha condotto la recente esercitazione «Glorious Spartan». La Grecia, infatti, ha lo stesso sistema radar acquistato dall'Iran. Originariamente comprato da Cipro nel 1998, fu successivamente trasferito alla Grecia a causa della forte tensione che creava con la Turchia (che arrivò a minacciare un attacco alle installazioni). Tra gli ultimi giorni di maggio ed i primi di giugno Israele ha eseguito su Creta un'impressionante esercitazione, di cui si è parlato molto, impiegando più di 100 aerei da combattimento F-16 ed F-15, elicotteri di salvataggio ed aerei per il rifornimento in volo, dimostrando di poter coprire più di 1.400 km di distanza (guarda caso la stessa distanza che c'è tra Israele e l'impianto iraniano di Natanz). In tale occasione, dunque, sono stati raccolti importanti dati ed elementi che dovrebbero consentire ad Israele di neutralizzare il sistema russo, una minaccia non solo per i missili a lungo raggio Jericho IIB, ma anche per gli stessi F-16 ed F-15, per gli elicotteri di soccorso, per i droni da ricognizione, e persino per i nuovi business jets Gulfstream G550.

Naturalmente Israele non resta certo a guardare. Sembra infatti ormai certa l'acquisizione del nuovissimo aereo F35B (anche noto come Lightning II), uno Stealthy Joint Strike Fighter dotato di atterraggio e decollo verticali (Vertical Takeoff and Landing - VTOL). Questo velivolo è talmente nuovo che il suo volo di inaugurazione è stato registrato agli inizi di giugno a Fort Worth (Texas) presso gli stabilimenti superprotetti della Lockheed Martin. Inoltre Israele sta cercando di concludere l'acquisto dagli Stati Uniti dello Stealth Fighter F-22 Raptor, ed ha stretto un accordo con Washington per lo sviluppo della terza generazione del sistema Arrow anti missili balistici.

Insomma, più il tempo passa, più il programma nucleare iraniano avanza, più i fallimenti della diplomazia rendono vicina la guerra. Perché di fronte ad un Iran dotato dell'arma nucleare, come dicono gli ufficiali israeliani, «the only thing worse than attacking Iran, is not attacking Iran».

! Matteo Gualdi
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