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numero 280
6 marzo 2008
 
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Prossima la cattura di Mladic

di Alexandra Javarone - 13 agosto 2008

La scorsa settimana il Ministro Sutanovac ha nuovamente esortato i latitanti Mladic e Hadzic alla resa: «Consegnatevi al tribunale ad hoc per l'exJugoslavia». Parole vane, secondo i critici, ma potrebbe comunque essere davvero imminente il prossimo arresto del super ricercato Ratko Mladic. Lo ha rivelato il quotidiano serbo Blic, citando una non meglio specificata fonte governativa. Dello stesso avviso anche l'incaricato per i rapporti con il tribunale dell'Aja: «L'arresto appare oggi più vicino che mai». Il fermo sarebbe previsto per i prossimi giorni del mese di agosto, le conferme giungono da studiosi e analisti, persuasi d'aver infine potuto assistere alla cattura di Karadzic solo grazie ad un «fortuito caso presentatosi proprio mentre le autorità serbe erano sulle tracce del boia assassino».

I retroscena non sono ancora stati svelati, ma la premura, manifestata dall'esecutivo serbo, potrebbe esser dovuta all'esigenza di tenere a freno il revanscismo nazionalista, assopito e più o meno disperso, secondo i media, al finir del caldo mese di agosto. Quasi certe d'aver in pugno la situazione, le Autorità serbe potrebbero allora annunciare la prossima cattura del latitante a fine mese nella ferma speranza d'aver mandato «in vacanza il perverso nazionalismo indiscriminato». La questione potrebbe apparire secondaria anche considerando la scarsa affluenza registrata durante la «veglia nazionalista» allestita a Belgrado in occasione della cattura di Karadzic, ma gli analisti avvertono: «Attenzione. Non possiamo escludere ripercussioni negative solo perché è estate». Il «boia di Srebrenica» potrebbe ancora godere del più ampio sostegno del fondamentalismo nazionalista, perfino acuito dal forzoso distacco dalla regione kosovara, disposto dall'illegittima volontà internazionale. Inoltre, sempre stando alle fonti, Mladic potrebbe tuttora vantare un ampio seguito tra le fila degli ex combattenti che, disillusi dalla gestione internazionale - percepita come organismo di parte - e feriti nel profondo di un orgoglio serbo e slavizzante, «considerano questo criminale di guerra alla stregua di un patriota». Immancabilmente tornano a farsi strada nella coscienza popolare innumerevoli ed indimenticati miti, profanati e sapientemente strumentalizzati dagli agitatori di piazza.

Il confortevole miraggio nazionalista, ridisegnato a misura, sulla falsa riga dell'epica, rianima l'atavico risentimento estremista confuso alla lunga storia d'orgoglio serbo. Il governo, per ora, non lascia trapelare alcun segnale di preoccupazione, ma le voci intorno al rinvio della missione (inizialmente prevista per il mese in corso) del procuratore capo del TPI, Brammerz, rilevano l'effettivo disagio interno.

Resta comunque una priorità assoluta la cattura degli ultimi ricercati. Il nuovo governo filoeuropeo di Belgrado intende mantenere fede agli impegni presi e consegnare alla comunità internazionale i fuggiaschi. Insomma, pur cosciente della pericolosa trama nazionalistica, che da tempo attende il momento più opportuno per manifestarsi nella sua violenza, la Serbia «è fermamente decisa» a chiudere con il passato, dando, infine, avvio ad una nuova era all'insegna dell'Unione. Quasi la Serbia extracomunitaria fosse davvero ostaggio di due derelitti criminali di guerra, l'Europa s'affanna a ribadire la primaria esigenza di ottenere l'arresto dei latitanti quale condizione d'accesso all'avanzamento, dimenticando i Balcani esser piuttosto prigionieri della disgregazione, iniquo destino di queste terre d'Europa, cui il disomogeneo disegno unionista non potrà certo donare pace o sollievo alcuno.

Alexandra Javarone

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