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Il '400 a RomaLa rinascita delle Arti da Donatello a Peruginodi Geraldina Polverelli - 13 agosto 2008 «Il '400 a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino». Questo il titolo della mostra ospitata fino al 7 settembre al Museo del Corso della capitale, curata da Claudio Strinati e Marco Bussagli, patrocinata dalla Fondazione Roma e dal suo presidente, Emmanuele Francesco Maria Emanuele. Più di 140 pezzi tra manufatti artigianali e suppellettili decorative, monete, medaglie, sculture e dipinti: oggetti «quotidiani» e grandi capolavori, coerentemente selezionati e riuniti per dar vita ad un'affascinante percorso espositivo che rievoca con cura e suggestione quella che doveva essere l'«idea» di Roma, il suo ruolo chiave giocato nell'ambito della più ampia rinascita culturale che caratterizzò il XV secolo. Il Rinascimento fu un fenomeno originariamente fiorentino, ma senza quella ammaliante vetrina che rappresentò Roma per gli artisti del '400 come avrebbe mai potuto essere o divenire? Una nuova civiltà, lasciandosi alle spalle il medioevo, desiderosa di modelli altri, li rintracciava finalmente nell'Antico. Un Antico che ora, dopo secoli di oblio, veniva finalmente recuperato nella sua totalità, come exemplum etico e politico, culturale ed estetico. Da questo momento, e per i secoli a venire, monumenti come il Colosseo, la Colonna Traiana, l'Ara Pacis, ma anche «semplici» sarcofagi e bassorilievi banalmente abbandonati lungo i cigli delle strade, divennero un'inesauribile e sempre attuale fonte d'ispirazione. Dal papato di Martino V in poi (1417-1431) un flusso ininterrotto di disegnatori, pittori, scultori, architetti cominciò ad inondare l'Urbe; molti per studiare ed aggiornarsi su nuovi moduli figurativi, altri convocati direttamente da papi e cardinali. Molteplici le commissioni, unico l'obiettivo: far tornare a splendere Roma e la sua corte dopo la crisi nera, il baratro sociale ed economico, durato più di un secolo, in cui l'avevano trascinata il trasferimento della sede pontificia ad Avignone (1305- 1377) e lo Scisma d'Occidente (1378-1425). Una nuova facies per un rinnovato prestigio. Le opere presenti in mostra rievocano tutta l'effervescenza di questo periodo romano, abbracciando svariati ambiti. Si va dal plastico di Palazzo Venezia, residenza di Pietro Barbo, futuro Paolo II (1464-1471), come primo modello di palazzo rinascimentale, alle incisioni di autori successivi (mirabile il Palazzo della Cancelleria Apostolica di Giovan Battista Piranesi, 1745), le quali ci restituiscono un'immagine ancora fedele della città di quegli anni. I rilievi del Pisanello (Figure dal Sarcofago di Marte) e una riproduzione cinquecentesca della celebre statua dello Spinario (proveniente dalla Galleria Borghese) testimoniano il perpetuarsi del culto di questo mitico passato. Gentile da Fabriano, Masolino, Masaccio, Pisanello, Beato Angelico, Mino da Fiesole, Mantegna, Donatello, Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, il Filerete, Pinturicchio, Filippo e Filippino Lippi, il Perugino sono solo alcuni dei grandi artisti che s'incontrarono in questi anni nella Città Eterna per rinnovarne l'immagine. Molto delle loro imprese andò perduto nei secoli successivi: gli affreschi di Gentile e Pisanello al Laterano, ad esempio, realizzati tra il 1427 e il 1432, furono distrutti dall'equipe del Borromini nel corso dei lavori per il Giubileo del 1650. Il valore innovativo del loro intervento è percepibile attraverso altre opere esposte. Secondo tale criterio sono state selezionate, come pars pro toto, la Madonna della Vita di Velletri, eseguita da Gentile sempre durante il suo soggiorno romano, o la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca - che fu a Roma nel 1454 e nel 1458, ma di cui non resta nulla -, o ancora il meraviglioso frammento d'affresco col Volto di Cristo di mano dell'Angelico, chiamato nel 1448 ai lavori della Cappella Niccolina. Questi ed altri i capolavori in mostra: l'Annunciazione di Filippo Lippi, il San Sebastiano del Mantegna, le Madonne col Bambino di Perugino, Pinturicchio e Mino da Fiesole, fino ad un possibile primo disegno romano del Buonarroti (Figure panneggiate, però solo attribuito), il quale ci introduce già ai fasti del ‘500. Ma non tutti gli artisti erano d'«avanguardia». Altre opere esposte di pittori locali - Antoniazzo Romano - o di minori - Lorenzo da Viterbo, Piermatteo d'Amelia o Antonio del Massaro, detto il Pastura - testimoniano un diffuso attardarsi su modelli figurativi forse un po'superati, ma certamente ben collaudati dal gusto della committenza tradizionale. Una mostra completa, che delinea un'esauriente panoramica del '400 romano attraverso un marcato didascalismo che accompagna puntualmente tutto il percorso del visitatore. Di grande prestigio anche i due tomi del catalogo Skira che illustrano in dettaglio l'esposizione con abbondanza di immagini e riportano i più recenti studi scientifici sulle opere presentate. Geraldina Polverelli |
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Ragionpolitica, periodico on line n.276 del 13/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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