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Incubo d'una guerra di mezza estatedi Aldo Vitale - 13 agosto 2008 Proprio un vecchio adagio popolare georgiano recita: « Metti un legno per molto tempo nell'acqua, e avrai sempre un legno, ma bagnato »; cioè, fuor di metafora, le cose spesso restano sempre le stesse, anche se, dall'esterno, sembrano essere diverse. Del resto questa è un po' la trama della storia, del resto questo è lo stile di Mosca. Tutto comincia con il dissolvimento dell'impero sovietico, quando cioè la Georgia, ex territorio sovietico, proclama la sua indipendenza come tanti altri territori un tempo appartenenti all'Urss, per esempio l'Ucraina. In questa delicata fase della politica estera e nazionale la guida della Georgia è stata riposta nelle mani dell'ultimo Ministro degli Esteri dell'Urss, sotto l'era Gorbaciov, cioè Eduard Ševardnadze. Quest'ultimo è sempre stato un filo-sovietico, divenendo poi filo-russo, ed ha affrontato i problemi interni della Georgia con un personalissimo stile, cioè senza mai sciogliere le velleità indipendentiste, dettate da motivi prettamente etnici, di alcuni territori della Georgia, e senza mai negare loro la possibilità di creare fronti per l'indipendenza, cioè orchestrando una politica né a contraria né a favore. L'unica vera linea politica adottata in queste vicende da Ševardnadze è sempre stata determinata direttamente da Mosca. In Georgia, infatti, esistono quattro regioni che nel tempo hanno manifestato, sempre più, tendenze indipendentiste: l'Abkhazia, in cui vive in prevalenza una popolazione di etnia russa, e che da anni è sotto la tutela militare ed economica di Mosca; ai confini con l'Armenia, la regione della Javakhezia; e poi le due più importanti, cioè la Ajaria, sul Mar Nero, al confine con la Turchia in cui si trova l'importantissimo e strategico, sia da un punto di vista militare, che soprattutto da quello economico porto di Batumi un tempo controllato dai russi, e infine, a nord, a ridosso del confine russo, la parte meridionale dell'Ossezia con capitale la grande città di Tskhinvali. Ševardnadze è sempre riuscito a convivere con il leader separatista, pilotato da Mosca, della Ajaria, cioè Aslan Abashidze, ma mai con l'opposizione filo-occidentale guidata da Mikhail Saakashvili; quest'ultimo con i metodi della democrazia, attraverso la cosiddetta «rivoluzione delle rose», è riuscito a succedere al Presidente filo-russo Ševardnadze. Saakashvili riesce a salire al potere il 4 gennaio 2004 e immediatamente comincia a tessere rapporti più stretti con l'Occidente, cominciando a formalizzare, con tutto il disappunto della Russia di Putin, la richiesta della Georgia di entrare nella Nato, richiesta che viene sospesa, nello scorso aprile, dal summit di Bucarest in cui si decide di posporre la concessione del M.A.P ( Membership Action Plan ) alla Georgia ed all'Ucraina. Saakashvili durante il suo mandato riesce a contenere il filo-russo Abashidze, costringendolo con mezzi pacifici a ritirarsi per sempre a Mosca che comincia a mal sopportare la presenza di una Georgia così indipendente e filo-occidentale ai piedi del suo vecchio impero. Occorre ricordare infatti quanto Abashidze fosse vicino a Mosca: egli si propose da sempre come protettore degli interessi russi nella regione georgiana della Ajaria, al punto di sostenere economicamente il contingente militare russo in quella zona. I russi, infatti, si trovano ad occupare militarmente alcune zone della Georgia grazia ad un mandato dell'Onu che costituì, nella prima degli anni Novanta, una missione di osservatori (UNOMIG) per controllare il cessate il fuoco dopo la violentissima guerra civile, caratterizzata da una feroce caccia al georgiano, che scoppiò dopo il dissolvimento del controllo sovietico. Ben presto, tuttavia, i russi passarono dalla funzione di peacekeepers a quella di occupanti, ma furono costretti a ritirarsi allorquando Abashidze perse il sostegno politico della sua stessa regione ricaduta pacificamente, grazie a Saakashvili, sotto il pieno controllo amministrativo, politico e militare di Tbilisi. Per i russi questo è stato un duro colpo per almeno due motivi principali: la Russia ha sempre avuto un suo tornaconto più che positivo potendo influire sui conflitti interni della Georgia che così appariva debole e manipolabile; inoltre i russi hanno sempre nutrito forti interessi, come per il golfo di Busher in Iran, per il grosso polo commerciale e petrolifero rappresentato dal porto di Batumi, senza il quale perdono non solo un importantissimo sbocco sul Mar Nero, ma anche un accesso sulle rotte del petrolio che dalle regioni euro-asiatiche alimentano l'Europa ed in parte gli Stati Uniti. Ecco dunque aumentare la tensione tra Georgia e Russia; quest'ultima ha inoltre sempre approfittato della questione dell'Ossezia, esplosa in questi giorni in un aperto conflitto armato in territorio georgiano, per destabilizzare il Governo di Tbilisi e la persona stessa di Saakashvili. Le prime avvisaglie si ebbero alla fine dello scorso aprile quando un velivolo senza pilota georgiano fu abbattuto nei cieli dell'Abkhazia orientale da un caccia russo. Se ciò non fosse bastato a partire dal 29 aprile di quest'anno nuovi contingenti di truppe sono stati stanziati da Mosca in tutta l'Abkhazia, per impedire, a detta del Ministro degli Esteri russo Lavrov, una aggressione georgiana; tutti i timori di Mosca, tuttavia, si sono rivelati infondati come gli stessi osservatori dell'Onu hanno potuto constatare in questi mesi. Se ciò non fosse stato ancora sufficiente, lo scorso 9 luglio il Ministro della difesa georgiano ha dichiarato che i radar hanno registrato quattro velivoli provenienti dallo spazio aereo russo, che hanno sorvolato l'Ossezia per ben quaranta minuti. Le intenzioni aggressive di Mosca verso la Georgia, da tempo insomma, si sono rese evidenti, soprattutto dal copioso spostamento di truppe a ridosso del confine con la Ossezia del sud e in Abkhazia. La mobilitazione ha coinvolto, all'inizio, centinaia di unità delle truppe ferroviarie della 37° Brigata del 76° Corpo di Volgograd, e come la storia insegna, dalla seconda guerra mondiale, fino alla guerra in Cecenia del 1999, ogni qual volta Mosca coinvolge le truppe del genio ferrovieri nei suoi spostamenti, significa che non solo ha intenzioni aggressive, ma che sta preparando a sferrare l'attacco, così come è puntualmente avvenuto. L'incubo della guerra di mezza estate che Mosca ha condotto apertamente in territorio georgiano rappresenta quindi un palese atto di aggressione e di occupazione, non solo in contraddizione con tutte le normative internazionali, ma anche con lo stesso comportamento russo: se Mosca ha davvero a cuore l'indipendenza delle comunità, perché si è opposta all'indipendenza, recentissima, del Kosovo, o da sempre a quella della Cecenia? Aldo Vitale |
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Ragionpolitica, periodico on line n.276 del 13/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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