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L'estate calda di «Famiglia Cristiana»di Gianteo Bordero - 19 agosto 2008 A surriscaldare il Ferragosto italiano ci ha pensato, quest'anno, Famiglia Cristiana, il settimanale paolino un tempo stravenduto (due milioni di copie) nelle chiese e nelle parrocchie e oggi in preoccupante calo di abbonamenti e di lettori. E proprio tra quegli stessi cattolici a cui la rivista, in primo luogo, si rivolge. Sarà forse anche per questo, cioè per attirare su di sé l'attenzione e porre in qualche modo un freno alla costante emorragia di gradimento, che la Famiglia già fiore all'occhiello della cosiddetta «buona stampa» cattolica l'ha sparata grossa che più grossa non si può. E chi prendere di mira, nella canicola ferragostana, se non l'obiettivo più facile e scontato per i catto-progressisti della Società di Apostolato San Paolo? Ovvio, il governo del tanto odiato - politicamente e teologicamente - Silvio Berlusconi. Così, nel giro di pochi giorni, FC ha sferrato un attacco a tutto campo all'esecutivo del Cavaliere usando toni e contenuti che neanche l'Unità dei giorni migliori (o peggiori, dipende dai punti di vista)... Ecco alcune chicche: l'Italia dell'estate 2008 è un «paese da marciapiede», guidato da un governo che «caccia i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell'accattonaggio da quelli veri». Un governo che «toglie dai titoli di testa i segni del disagio, sviando l'attenzione con le immagini del "presidente spazzino", l'inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone». Basta così? Ci mancherebbe altro. Siamo solo all'antipasto. Passa poco tempo ed ecco che Famiglia Cristiana torna all'attacco con la critica alla «sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom, aggiungendo violenza alla loro esistenza già piena di violenze», accompagnata dalla famosa, tragica fotografia del bambino ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate di fronte alle SS. E, per finire, la ciliegina sulla torta: «Speriamo che non si riveli mai vero il sospetto (esplicitato dalla rivista francese Espirit, ndr) che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo». A questo punto il pranzo è servito. E, inevitabilmente, a molti risulta indigesto. Non soltanto - va da sé - ai cattolici del centrodestra, accusati, seppure indirettamente, di essere complici della risorgenza fascista in atto nel nostro paese. Ma anche Oltretevere, nei Sacri Palazzi. Al punto che il direttore della Sala Stampa vaticana, il gesuita Padre Federico Lombardi, si sente in dovere di dettare alle agenzie una dichiarazione che ha il sapore di una smentita senza se e senza ma della linea barricadiera del settimanale paolino: «Famiglia Cristiana - afferma Lombardi - è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere la linea né della Santa Sede né della Conferenza Episcopale italiana. Le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della sua direzione». Una presa di distanza chiara e inequivocabile, che fa tornare alla mente i tempi in cui (eravamo negli anni '90) non passava settimana che FC, allora diretta da don Leonardo Zega, non mettesse in imbarazzo le alte sfere cattoliche per le sue posizioni distinte e distanti da quelle della Chiesa in materia di sesso e di morale. E forse va ricercata proprio qui, in questo scarto dalla fedeltà alla Chiesa, l'origine della perdita di autorevolezza e di gradimento di Famiglia Cristiana, divenuta, col passare degli anni, in tutto e per tutto simile ad altri settimanali «laici», salvo mantenere un'etichetta che «tira» e qualche rubrica dedicata al commento delle letture domenicali e alla vita ecclesiale - come se bastasse questo gioco delle forme a riempire il vuoto di sostanza cattolica che si riscontra ormai da tempo leggendo FC. E allora, quando il piatto piange, si pensa di rimediare non facendosi un bell'esame di coscienza sulle ragioni del trend negativo, ma parlando d'altro e sparando ad alzo zero contro la politica, il governo e il suo capo. Diamo un consiglio spassionato ai paolini. Per far tornare a «splendere» Famiglia Cristiana la soluzione è una soltanto: farla tornare ad essere veramente cristiana, mettendo nel cassetto quella smania di essere «moderni» a tutti i costi che crea soltanto disinformazione e disorientamento tra i fedeli. Perché, come diceva Giovanni Paolo I, «il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole». In questo caso, le regole del mercato e del business. Le regole del mondo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.277 del 19/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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