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numero 280
6 marzo 2008
 
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Piero Angela, Lorenzo Pinna

Perché dobbiamo fare più figli

Le impensabili conseguenze del crollo delle nascite

recensione di Mario Secomandi - 21 agosto 2008

A differenza di ciò che professa una parte consistente dei mass media e degli organismi internazionali, non è vero che per salvare l'equilibrio demografico del pianeta occorra agitare lo spauracchio della sovrappopolazione e puntare su una massiccia riduzione, magari pianificata dall'alto, dei tassi di natalità. Per quanto riguarda l'Italia, dove il tasso medio dei figli per donna risulta essere pari ad 1,26, per evitare un futuro tracollo o collasso del sistema socio-economico e previdenziale sarebbe assolutamente necessaria l'adozione di un approccio culturale, mediatico e politico di incentivo, e non di contrasto, alla natalità. Piero Angela, noto autore di programmi televisivi e scrittore di saggi scientifici, nel suo nuovo libro Perché dobbiamo fare più figli, steso in collaborazione con il giornalista Lorenzo Pinna, descrive con linguaggio chiaro ed altamente dettagliato come serva urgentemente cambiare rotta e uscire dalla strada della denatalità, che è come un «cancro» per la nostra società.

I soloni della sinistra, nel frattempo, non comincino ad agitarsi troppo e gridare all'impazzata: qui non si tratta tanto di assecondare slogan fanatici o scopi romantici ed onirici di ritrovato prestigio e fasto pseudo-imperiale (come fu per certi aspetti in epoca fascista, dove la prolificità veniva pubblicamente premiata), ma semplicemente di consentire al nostro Paese, a livello di autentico «investimento strategico», di stare realmente al passo con le più complessive esigenze di sviluppo in un'epoca di piena concorrenza globale. La necessità di incrementare (come sta ben facendo il governo Berlusconi) le politiche per la famiglia, come gli aiuti alle giovani coppie, i piani per l'edilizia popolare, l'introduzione del «quoziente familiare», soluzioni che facilitino alla donna la coniugazione della cura della casa e degli impegni nel lavoro, ma anche riduzioni delle aliquote fiscali e contributive, ed incentivi a ricerca ed innovazione, sono tra le misure di cui l'Italia ha più bisogno per far fronte alle distorsioni della nostra «piramide demografica», cioè al fatto che ci siano oggi sempre più anziani e sempre meno giovani. Il miglioramento generale delle condizioni di vita, unitamente ai progressi nel campo delle scienze mediche, ha consentito negli ultimi decenni un graduale innalzamento dell'età media della popolazione.

Ciò che desta particolare apprensione è lo shock e il crack che tale fenomeno e trend, se non contenuto od affrontato, potrà apportare al sistema previdenziale e pensionistico: se oggi ogni 100 lavoratori ci sono 70 pensionati, nel 2020 (secondo le proiezioni, stime e previsioni) ad ogni occupato corrisponderà un anziano pensionato, da mantenere nella maggior cura e dignità possibile quanto più alta sarà la sua condizione di dipendenza e naturale invecchiamento. Da qui un vertiginoso aumento della spesa sanitaria e dei servizi pubblici sociali. E' chiaro che la strada da battere, a livello di politiche previdenziali, sarà quella di una corrispondenza tra i contributi che ciascun lavoratore verserà e riserverà per sé e la pensione che potrà ricevere. Solo un poderoso incremento dell'efficienza, competitività e ricchezza del sistema-Paese potrà abbattere il deficit pubblico e far stare in virtuoso equilibrio ed in pareggio se non in attivo il saldo tra entrate ed uscite, per non togliere, in prospettiva, troppi soldi dalle tasche dei cittadini giovani d'oggi e dare a questi la possibilità di godersi, una volta anziani, una meritata pensione.

Sbaglia, poi, chi pensa di poter compensare la denatalità italiana con la natalità che proviene dalla popolazione degli immigrati (dato che le donne straniere che vivono in Italia hanno mediamente 2,6 figli contro i già citati 1,26 figli delle italiane autoctone). Solo un approccio ideologico (di sinistra) e distante dalla realtà banalizza e minimizza il problema scaricando l'onore e l'onere del «fare più figli» sugli extracomunitari. L'immigrazione è una cosa seria e va regolata limitandone e controllandone i flussi in relazione alle esigenze economico-produttive del Paese, e fermo restando la disponibilità dell'immigrato ad integrarsi nel tessuto valoriale e civile del Paese ospitante.

! Mario Secomandi
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Perché dobbiamo fare più figli
  • Autore:
    Piero Angela, Lorenzo Pinna
  • Editore:
    Mondadori
  • Prezzo: 17,00 €
  • Pagine: 245

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.277 del 19/8/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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