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Le amnesie di Veltronidi Raffaele Iannuzzi - 19 agosto 2008 Andrea Camaiora ha scritto che Veltroni, volens nolens, è e rimane il leader, insostituibile, del Pd. Giusto. Il dramma del Pd è che egli sia, appunto, insostituibile. Ma aggiungo: un leader senza memoria. Spiego perché. Il segretario del Pd, stroncato perfino dal mite Paolo Franchi sulle colonne del Corriere della Sera, ha scritto una lunga lettera al quotidiano-partito La Repubblica. Giustamente: non avendo un partito e non sentendosi leader di niente, scrive al foglio che ha creato in laboratorio il mito dello stato nascente della democrazia e della sinistra italiane, il Partito Democratico. Cosa scrive il valente Walter? Tre cose, in sostanza: a) viviamo in una società che non ha più memoria, è questa «la vera epidemia del nostro tempo»; b) lo scrittore americano, rigorosamente giovane, of course, autore di un romanzo (l'unico?), dal titolo quanto mai attagliato all'analisi dell'ex sindaco di Roma, «Io non ricordo», descrive gli effetti dell'Alzheimer, il più evidente dei quali è, udite udite, la perdita della memoria: ecco, «lo "spirito del tempo" si alimenta di una frenetica bulimìa di presente»: il no future dei gruppi punk anni '80, analisi di vasta risonanza futurologica, con solo un quarto di secolo di ritardo!; c) Ovvio: il Pd è altro da tutto ciò, da questo «presentismo» assoluto, la sua politica si fonda su valori naturalmente «alternativi» (quali?) e Veltroni auspica che la differenza radicale tra il suo «partito» e il resto del mondo, soprattutto il Pdl prossimo venturo, si veda eccome. Chiosa finale: «La società italiana, anche in ragione della sua drammatica crisi sociale e civile, si accorgerà presto che non si può vivere e crescere senza una visione e un'idea forte». Caspita, dopo il tifo più che ventennale per il «pensiero debole» di Eco e Vattimo, ora siamo arrivati al pensiero forte, anzi fortissimo: un rovesciamento di non piccolo momento. Appunto: il solito rovesciamento, mai di piccolo momento, di veltroniana memoria (qui ci vuole, sì, un po' di memoria...). Veltroni è quello che si scopre comunista in una famiglia di democristiani. E' il giovane funzionario del Pci, già vecchio a vent'anni, che si attirerà le ire funeste dei compagni più spregiudicati, si legga la bella storia del Walter nazionale dell'attuale direttore di Liberazione, Sansonetti: "WalterEgo". L'Ego di Walter è di tali proporzioni da far impallidire scuole intere di seguaci di Freud. Dopo essere stato così burocraticamente comunista da far deferire alla «Corte marziale» del Pci i suoi compagni di cui sopra, rèi di aver usato, per un'assemblea studentesca, bandiere con aste prive di dimensioni «omologate» (non ricordo se troppo piccole o grandi, francamente, capisco che il particolare sia davvero rilevante, ma tant'è...la memoria fa brutti scherzi...), crollato il mitico Muro di Berlino, cosa dice: «Non sono mai stato comunista». Certo, è sempre stato kennediano, donmilaniano, gandhiano, in fondo veltroniano, questo sì, parecchio. Infatti, a questa scuola di rovesciamenti repentini si è forgiato bene, fino a diventare direttore dell'Unità e infine segretario del Pds, grazie al famigerato «popolo dei fax», facendo incazzare solennemente il Komunista di sempre, D'Alema. Ma tutto questo Veltroni non lo ricorda, la sua memoria è, in fondo, come tutte le memorie umane: selettiva. Non v'è dubbio e non c'è niente di male, no? Poi egli diventa sindaco di Roma, cosa che ricorda alla grande nella sua lettera, e poi...segretario del Pd. Niente male. Un bel buco nero, in questa memoria: è lo «spirito del tempo»? Ma c'è dell'altro. Veltroni, che coltiva idee forti come questa: «Hanno ragione Nanni Moretti ed Eugenio Scalfari (i due ideologi del Pd?) quando parlano della perdita dello spirito pubblico di una nazione...», sembra non rendersi conto, ma forse è l'Alzheimer che lo sta travolgendo, che la perdita di memoria e lo sradicamento conseguente è l'effetto diretto di trent'anni di martellamento ideologico sulla crisi dei fondamenti, sull'etica senza verità, sui diritti degli individui senza più i doveri comunitari, e via discorrendo: tutti semi usciti dalle menti «forti» di molta classe dirigente dell'attuale Pd, ieri pidiessina, quindi diessina e, infine, ulivista: do you remember, Walter? Dunque, la conclusione più immediata sarebbe quella solita: chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Ma ho l'impressione che le lacrime siano state versate tutte. Ora siamo al de profundis. Amen.
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Ragionpolitica, periodico on line n.277 del 19/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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