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I giovani e la cultura del meritodi Pietro De Leo - 23 agosto 2008 Uno studio commissionato dall'Agenzia italiana per i giovani e pubblicato sul Corriere della Sera ha messo in luce come i nostri ragazzi guardino con grande preoccupazione al futuro e siano più restii ad abbandonare la famiglia per tentare l'avventura di vivere autonomamente. A questo è da aggiungere il dato che riguarda la partecipazione politica: l'11% degli intervistati - tutti compresi in una forbice tra i 15 e i 30 anni - è iscritto ad un partito mentre oltre il 75% si è recato a votare negli ultimi tre anni in occasione di elezioni a vario livello. Come dobbiamo leggere questi dati? Un'interpretazione superficiale potrebbe farci dire che i nostri giovani hanno perso appeal: hanno paura del futuro, non riescono a sganciarsi dal «nido» materno, evitano gli azzardi tradizionalmente tipici della loro età. Applicare una interpretazione del genere sarebbe, però, estremamente riduttivo. La ricerca, infatti, dipinge una generazione profondamente e responsabilmente calata nel presente. I giovani italiani di oggi sanno benissimo che quella in cui sono cresciuti non è una società a loro congeniale, perché ingessata su uno status quo che rende molto difficile l'affermazione di nuovi talenti. Fin dai primi anni di scuola si impara a conoscere quale sia la cruda natura del modello italiano di selezione, che non si basa su una corsa ad offrire il meglio di sé, ad essere i più bravi, ma sulla corsa all'investitura, che si può ottenere attraverso i meccanismi delle «conoscenze» e delle «parentele». Il futuro appare dunque come una variabile che investe l'individuo, non come un orizzonte da raggiungere percorrendo un tragitto consapevole. E' ovvio che, in questo contesto, si abbia sempre più paura ad investire su se stessi e sulla propria formazione, quando poi si sa benissimo che, nella vita, arriva il momento di dover fare i conti con la realtà amara di corsi universitari che non offrono sbocchi nel mondo del lavoro o con meccanismi che impediscono di esprimersi ed avanzare le proprie proposte, per quanto innovative. Dinanzi a tutto ciò, come dimostra la ricerca dell'Agenzia, le ragazze ed i ragazzi italiani comprendono che l'unica maniera per cambiare le cose è un'attiva partecipazione alla vita democratica. Accanto alle nuove, amare consapevolezze (che si integrano però appieno anche con la percezione di una crisi a livello internazionale) c'è anche l'individuazione responsabile di quale sia la strada da percorrere per superare dei limiti inaccettabili in un paese moderno. Trovandosi di fronte a pesanti zavorre sociali, che rischiano di soffocare un'intera generazione, l'unica leva per ripartire è la promozione della cultura del merito. Occorre rilanciare la consapevolezza che per innescare un vero sviluppo sociale l'unica strada è l'autovalorizzazione, attraverso un arricchimento di capacità e competenze. Il cammino che il governo ha iniziato è molto importante: laddove prima c'erano criteri selettivi basati sull'appartenenza, ora si stanno predisponendo metodi scientifici di valutazione dei risultati, sia nel settore della formazione (come nell'attribuzione di finanziamenti per la ricerca) che nella burocrazia. Il merito deve diventare un valore connaturato alla cultura e all'educazione nei nostri giovani. Altrimenti, il nostro paese rimarrà impigliato in una selva di ostacoli che rischiano di mutarsi in arretratezza complessiva.
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Ragionpolitica, periodico on line n.277 del 19/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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