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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il colpaccio

di Gianni Baget Bozzo - 23 agosto 2008

Non si poteva immaginare che la «rivoluzione delle rose» a Tbilisi avesse tante spine e che il suo risultato sarebbe stato il ritorno della volontà russa di ripetere a suo vantaggio quello che la Nato aveva compiuto nel Kosovo: separare da uno Stato parte del territorio ad esso connesso per il riconosciuto diritto internazionale, e farlo mediante la forza di un bombardamento aereo e l'occupazione militare. Ossezia del Sud e Abkhazia diventeranno realtà indipendenti, anche se fosse solo la Russia a riconoscerle come tali.

L'Unione Europea si è trovata divisa tra il riconoscimento della democrazia in una piccola nazione e la ferma reazione di un grande impero storico a difesa della sicurezza dei suoi confini. La Russia ha potuto far valere il tentativo del governo georgiano di imporre la sua autorità sul territorio osseto; la reazione di Mosca si è fondata sulla descrizione della Georgia come aggressore. L'Europa si è trovata così divisa tra la tesi americana di far giungere la Nato sino ai confini della Russia e la sua dipendenza da Mosca nel settore energetico. Le cose non torneranno più come prima. E, se anche non avverrà un ritorno alla guerra fredda, il conflitto georgiano porrà l'Europa come terra di mezzo tra la potenza americana, non più unipolare, e il ritorno della Russia come autocrazia imperiale. La politica europea si svolgerà tra queste due realtà.

Ora, a mediare tra Russia e America, come avvenuto nella crisi georgiana, c'è l'azione del presidente francese. Fortunatamente la presidenza dell'Unione è affidata alla più importante nazione dell'Ue, la sua fondatrice: la Francia. Se pensiamo che la precedente presidenza era affidata alla Slovenia comprendiamo che frattura vi è tra la realtà europea e l'istituzione comunitaria. I piccoli casi fanno la storia: la prima guerra mondiale scoppiò nell'oscura capitale della Bosnia, Sarajevo, e la seconda guerra fu causata dalla vittoria dei nazisti a Danzica. E' alla periferia della storia che nascono le grandi crisi destinate a sconvolgerla. Per l'Europa è cominciata una realtà nuova, finora non pensata, ma prevedibile.

! Gianni Baget Bozzo

Questo articolo è stato pubblicato su La Prealpina del 22 agosto 2008

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