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numero 280
6 marzo 2008
 
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Avanti Prodi

di Gabriele Cazzulini - 26 agosto 2008

Prodi alla riscossa. Anche (politicamente) morto, Prodi non smette di combinare guai. Alla sua stessa parte politica. Già il fatto che esista oggi una parte politica realmente prodiana è un postulato che si prende per buono soltanto perché in caso contrario l'articolo finirebbe qui. La prima festa dell'Unità che ha cambiato nome è un simbolo della realtà politica della sinistra che continua a cambiare i nomi sperando di cambiare se stessa. Se Tizio si fa chiamare Caio, tutti sanno che è sempre Tizio. Ma quando il Pci è diventato Pds, il Pds è diventato Ds e i Ds si sono sciolti nel Pd, qualche ingenuo nato dopo il 1989 c'ha pure creduto al cambiamento. Adesso contrordine. La velina rossa batte una nuova agenzia. Indietro tutta, miei Prodi! Si ritorna al culto dell'unico leader finto che ha portato la sinistra al potere. Ora, in tempi di magra l'autocritica è un lusso che non serve. Sarà il sudore sulla fronte, sarà l'arsura in gola. Ma come un brivido gelato si insinua la voglia disperata di far finta di niente. Amnistiare Prodi. Cancellare il passato. Addirittura arrivare a credere che l'Ulivo sia stata un'esperienza tutto sommato positiva. Perché alla fine ci può anche essere il duetto tra Bersani e Tremonti e il duello tra Bossi e Chiamparino. Ma quello che nessuno dice, ma che tutti sentono sulla punta della lingua, è che Prodi è stato l'unico a dare il potere alla sinistra.

Questo colpo di sole a mezzanotte arriva nell'angusta conca fiorentina, dove l'umidità e l'afa ristagnano fermentando i mosti della sinistra. Altro che dialogo sul federalismo fiscale. Nel Dna dell'elettorato rosso non ci sono i cromosomi del dialogo e del confronto pragmatico. Perdere è un peccato capitale e il potere è l'unico sacramento che può perdonarlo. Il centro Italia è rimasto l'ultimo alcazar, dove ancora il sogno della sinistra al potere è una realtà. Allora Prodi alla riscossa, Prodi che diventa il paladino della reconquista rossa contro gli infedeli della destra. E' strano. L'apoteosi di Prodi arriva solo dopo il suo fallimento. Qualcosa non funziona. Il popolino della sinistra e qualche vassallo in cerca di rivincita iniziano a strizzare l'occhio al professore bolognese, a quel curato di campagna che ha sempre tremato ad ogni trama dei suoi infedeli alleati. Prodi cioè il leader meno leader della storia d'Italia, in confronto al quale pure Fantozzi ragionier Ugo sembrava Achille con l'armatura.

Eppure la disperazione è peggiore della calura estiva e alla fine va bene anche Prodi. Ancora Prodi, cioè ancora vuoto. Il male mortale che tiene la sinistra in depressione cronica non è un problema di etichette ed alleanze. Non si può cambiare nome al nulla o fare alleanze con nessuno. Agosto perde i suoi ultimi giorni e invece di preparare un piano di contrattacco a Berlusconi, niente. Meglio succhiarsi un chinotto con la cannuccia alla festa dell'Unità che non si chiama più così. E poi c'è Fioroni che difende il Pd e attacca Prodi; c'è Parisi che attacca il Pd e difende Prodi. Attacco, difesa, di nuovo attacco. Uno contro l'altro, anche se il sangue è lo stesso. L'estate finisce com'era iniziata: nel caos. Veltroni fa ancora girare il suo triste autobus per raccogliere firme contro Berlusconi e salvare quella parte d'Italia che vota Pd. Se questo è un leader... Allora, prima che finisca l'estate, Prodi o Veltroni? Se questa è la scelta...

! Gabriele Cazzulini
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008
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