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Craxi, una politica illuminatadi Andrea Camaiora - 26 agosto 2008 «Craxi, una politica illuminata». Questo il titolo e il senso dell'incontro tenutosi venerdì 22 agosto al celebre Caffè della Versiliana, cui hanno partecipato Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, Arrigo Petacco, storico e scrittore, e Paolo Pizzolante, giovanissimo regista del film «La mia vita è stata una corsa». Filo conduttore del dibattito, moderato da Romano Battaglia, è stato il film documentario che la Fondazione Craxi ha presentato a gennaio al cinema Embassy di Roma e che è già stato proiettato, oltre che nella Capitale, a Milano, Torino, Rimini, Sarzana e San Marino. La discussione è partita dall'uomo Craxi e, in particolare, dalla sua grande conoscenza di Giuseppe Garibaldi. Dalle testimonianze di Arrigo Petacco è emerso un Craxi studioso della storia del Risorgimento e profondamente legato alla figura dell'«eroe dei due mondi». Naturale, poi, che il dibattito abbia rapidamente preso una piega più compiutamente politica, anche perché l'appuntamento di Marina di Pietrasanta si tiene al termine di una settimana iniziata con una dura polemica sulle pagine del Corriere della Sera tra Formica e Bassanini, che ha avuto come motivo del contendere il rifiuto della qualifica di consigliere del Principe Craxi da parte di Bassanini. Ma l'incontro al Caffè - svoltosi in quella stessa pineta dove ci piace pensare che Gabriele D'Annunzio abbia trovato ispirazione per il suo Alcione - ha seguito anche il «pentimento» di Umberto Bossi a proposito del trattamento riservato al leader socialista. Durante il confronto Stefania Craxi ha aperto il proprio cuore al pubblico, parlando di suo padre con assoluta compiutezza: dai ricordi di bambina ai più maturi ragionamenti di donna e di membro di governo. Dal rapporto con Berlusconi a quello con Reagan, fino al momento più difficile dell'esilio. Chiamata a riconoscere gli errori del padre, punta l'indice sul referendum sul nucleare e sugli esiti che tutti conosciamo. Sulla politica estera dell'Italia, Stefania non ha dubbi: «Quando mio padre divenne presidente del Consiglio trovò un paese provinciale che si occupava poco e superficialmente della politica estera, in realtà strategica per lo sviluppo di una nazione. Per mio padre l'Italia avrebbe avuto un ruolo in Europa solo se avesse avuto un ruolo di leadership nel Mediterraneo. Da lì gli speciali rapporti che coltivò e diedero frutti con l'altra sponda del Mare Nostrum». A proposito della Georgia, la Craxi ha parlato di «torti da dividere equamente» e ha rilevato «la totale ininfluenza politica dell'Europa». C'è spazio anche per la dimensione spirituale dello statista socialista, con la rivelazione di Stefania che il padre «avrebbe da ragazzino voluto farsi prete» e di Arrigo Petacco che ha descritto con grande semplicità la commozione e l'impressione suscitate in Craxi dall'incontro con Giovanni Paolo II. Quindi la politica interna, con un vivace duetto Craxi-Petacco a proposito dei rapporti tra comunisti e socialisti, da Turati in poi, e del costante rifiuto di Togliatti prima e di Berlinguer in seguito di riconoscere l'aggettivo «riformista» come una qualifica positiva (da ciò il ricorso al termine «migliorista», che doveva contraddistinguere l'ala più moderna del Pci). Stefania Craxi, intervistata riguardo alla complessa storia del socialismo italiano, non ha neppure difficoltà ad ammettere che in essa l'esperienza craxiana non è stata maggioritaria e ciò spiega come mai esistano anche «i socialisti della sottomissione che stanno dall'altra parte, con gli ex comunisti». Altrettanto franca appare sulla più stretta attualità: «Con le ultime elezioni gli italiani ci hanno chiesto una democrazia più vicina al modello europeo, con due grandi partiti che si contendono il governo. Il problema è che dal '93 i partiti in Italia non ci sono più e oggi non è più possibile, come avveniva in passato, che un figlio di nessuno diventi padre di qualcuno». Poi, incalzata sull'eventuale allargamento del Popolo della Libertà a Casini o alla Santanchè, dice con forza che «il problema non è recuperare persone ma idee, di cui oggi la politica è povera». Parlando del governo Berlusconi, ha rivendicato il fatto che esso agisca animato dall'azione riformatrice tracciata da Bettino Craxi e ha difeso i provvedimenti dei primi cento giorni, dichiarandoli «senza ombra di dubbio in linea con l'Europa». Infine ha espresso il desiderio che, almeno a posteriori, «gli italiani mettano sulla bilancia di Anubi ciò che di buono e di cattivo mio padre ha fatto per il suo paese. Giudichino sulla base di questo e non di calunnie o pregiudizi». E' questo, in fondo, il giudizio giusto che una politica illuminata e un grande uomo politico attendono dalla storia e dal proprio popolo. Andrea Camaiora |
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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