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A braciere spentodi Alessandra Poggi - 26 agosto 2008 «Oggi il mondo conosce molto di più la Cina e la Cina conosce molto di più il mondo». Così Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale, ha voluto terminare il suo discorso prima di dichiarare ufficialmente chiusa la XXIX edizione dei Giochi. «One world, one dream», questo era il motto scelto per l'attesissima presentazione del gigante Cina al mondo; ora che i sedici giorni di Olimpiadi sono trascorsi, è tempo di chiedersi se il sogno di aprirsi al mondo e di essere riconosciuti come grande potenza potrà in effetti essere realizzato. Per ciò che riguarda il numero di medaglie d'oro, primo criterio che si utilizza tradizionalmente per valutare la riuscita di un evento sportivo, la Cina ha vinto la sfida con gli Stati Uniti (51 ori cinesi contro i 36 statunitensi) imponendosi come un grande paese olimpico. Stessa cosa per ciò che concerne l'organizzazione e la logistica: le delegazioni dei 204 paesi partecipanti hanno potuto stupirsi di fronte a futuristici impianti sportivi costruiti in tempo record dai migliori architetti. E la città di Pechino ha confermato la sua capacità di mobilitazione delle masse per rendere ancora più significativi i Giochi. Il miracolo cinese si è realizzato anche dal punto di vista meteorologico: grazie alla chiusura massiva degli impianti industriali e alle restrizioni sulla circolazione, lo smog ha abbandonato Pechino e gli abitanti della città hanno potuto godere di un'aria che non si respirava più da undici anni a questa parte. Da ultimo la sicurezza. Sono state adottate misure straordinarie per garantire l'incolumità di atleti e spettatori. Il governo cinese ha potuto regalare al Cio dei Giochi olimpici estremamente sereni, dopo la breve parentesi angosciosa degli attentati in Xinjiang e l'assassinio di un turista americano durante i primi giorni di gare. Alla fine, nulla ha potuto rovinare la festa sportiva del Politburo cinese. Resta da valutare l'aspetto politico. Dalla designazione di Pechino come città olimpica, nel 2001, le autorità cinesi si sono imposte la priorità di nascondere tutti i germi di contestazione che potessero turbare i sedici giorni di Giochi. Dopo una disastrosa gestione dell'insurrezione della scorsa primavera in Tibet, che ha rischiato di spegnere drammaticamente la fiaccola olimpica, la dirigenza di Pechino è comunque riuscita e debuttare durante la cerimonia inaugurale attorniata da 80 capi di Stato e di Governo e senza aver fatto la benché minima concessione sui diritti umani. Tutti coloro che avrebbero voluto approfittare dell'Olimpiade per attirare l'attenzione sulle problematiche civili e politiche si sono trovati davanti ad un invalicabile muro. Come Tokyo nel 1964, come Seul nel 1988, Pechino ha utilizzato i Giochi del 2008 per festeggiare il suo tanto sospirato ingresso nella cerchia degli Stati che contano davvero sulla scena internazionale. Ma, a differenza del Giappone o della Corea del Sud, la Cina ha perseverato nella propria convinzione di non doversi «contaminare» con le regole dominanti in Occidente e ha continuato a seguire quelle proprie. A braciere spento, questa è la principale lezione che l'Ovest del mondo ha appreso e di cui il futuro approccio occidentale alla Cina dovrà tenere conto. Ora, però, bisogna tornare alla realtà: quella di un'economia mondiale sull'orlo di una recessione molto pericolosa anche per Pechino. Fino ad ora il governo è riuscito a barcamenare la Cina tra i due scogli del rallentamento della crescita e dell'aumento vertiginoso dell'inflazione. Ma la stagflazione che sta mettendo in ginocchio le economie occidentali è una nemica mortale del miracolo cinese. Finite le Olimpiadi, il governo di Pechino corre il rischio di dover confessare che l'immagine di un paese economicamente sfavillante e socialmente armonioso, diffusa durante i Giochi, è stata del tutto truccata; e in questo caso vi è la certezza che la Cina non vincerà alcuna medaglia. Alessandra Poggi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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