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Mosca riconosce l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Suddi Alexandra Javarone - 26 agosto 2008 Il presidente russo Medvedev ha apposto la sua firma al decreto che riconosce l'indipendenza delle due regioni secessioniste di Abkhazia ed Ossezia del Sud. «Si tratta di una scelta difficile - ha commentato - ma è l'unica via per salvare molte vite». La Georgia accusa Mosca di «annessione illegale», mentre le cancellerie europee temono che il Caucaso segua presto una direttrice balcanizzante. Invocato il parallelo legittimante del Kosovo, i leader di Abkhazia e Sud Ossezia avevano affermato il proprio diritto all'indipendenza: «Non vivremo mai più con la Georgia sotto lo stesso Stato». Così, malgrado gli innumerevoli slanci diplomatici e le direttive emanate prima dall'Ue e poi dalla Nato, in Georgia s'alza nuovamente la tensione. Domenica un treno merci proveniente dall'Azerbaigian e diretto in Georgia è saltato in aria proprio nei pressi della città di Gori, sulla principale direttrice commerciale, strategico-energetica, della regione. A seguito dei rimproveri mossi da Tbilisi riguardo al «mancato ritiro di Mosca», lo Stato Maggiore russo scuote il capo ed afferma: «Il ritiro è in linea con l'accordo di cessate il fuoco ed i sei principi ivi contenuti. In particolare, il punto 5 fa espressa menzione a misure supplementari di sicurezza». La situazione non appare, insomma, placarsi: a dispetto degli accordi a cui Georgia e Russia hanno apposto la firma, le forze restano in campo, pronte a sferrare un nuovo attacco mediatico o militare. Ed anche la regione separatista dell'Ossezia del Sud accusa Tbilisi d'aver schierato diverse unità militari e mezzi pesanti lungo la frontiera che le separa. Fiamme, saccheggi e verità alterne sono il misero bilancio di questa guerra ai confini dell'Europa «atlantica». La gran parte degli evacuati, accampati nelle scuole o negli asili, non potrà fare presto ritorno alle proprie abitazioni. Il Commissario del Consiglio d'Europa, Hammarberg, partito in missione «per constatare la situazione in Ossezia del Sud», ha riscontrato una lunga serie di violazioni dei diritti umani fondamentali: «Ciò che ho potuto vedere dovrà essere meticolosamente misurato utilizzando quelli che sono i principali indicatori degli standard dei diritti umani». La crisi evolve, allora, senza lasciare il benché minimo spiraglio di un conforto: lo scorso 24 agosto il cacciatorpediniere statunitense Uss Mc Faul è giunto a Batumi. Ufficialmente in missione umanitaria, la nave da guerra americana sarà presto raggiunta da altre due imbarcazioni della Marina. La nave è carica di ogni genere d'aiuto utile ad arginare la devastante crisi umanitaria. L'approdo, salutato con grande soddisfazione da Tbilisi, scuote Mosca, che intanto incassa stizzita il dispiegamento di missili Usa in Polonia. Il rischio che si assista ad un graduale deterioramento dei rapporti internazionali è assolutamente attuale. Ai convincimenti atlantici, che pongono quale valore superiore l'integrità territoriale georgiana, Mosca contrappone la secessione. L'indeterminatezza della retorica belligerante nazionalista richiama, allora, a tempi alterni, integrità territoriale ed il contrapposto principio di autodeterminazione dei popoli, mettendo in pericolo la regione del Caucaso e l'Occidente intero, incapace d'avvertire la reale portata della questione. La politica internazionale, come è evidente, poggia le basi su un delicato sistema di equilibri comunicanti: le contrapposizioni nazionalistiche che oggi stringono in una morsa la Georgia potrebbero presto esser foriere di un conflitto ben più ampio. Mosca potrebbe esser spinta a dirigersi verso la pericolosa orbita iraniana, destando la più acuta preoccupazione israeliana e provocando, infine, una tensione anarchica e tutt'altro che «fredda». Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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