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Egitto. L'offensiva dei Fratelli Musulmanidi Alessandro Leto - 28 agosto 2008 L'Egitto ci ha abituato ai paradossi: la sua antichissima civiltà continua a convivere con gli odierni cambiamenti tumultuosi ed epocali che tentano di ancorare il paese, almeno nella sua parte settentrionale e metropolitana, ai ritmi ed alle istanze del mondo contemporaneo. E chiaramente non mancano i momenti di tensione in una società espressione di una stratificazione così radicata di esperienze diverse, così come non mancano le contraddizioni, che non sono solo quelle consuete della contrapposizione fra aree urbane e metropolitane tipiche dei paesi emergenti, ma che spesso sono invece espressione di quel continuo, mai sopito e latente confronto fra appartenenze culturali e religiose apparentemente inconciliabili, che purtroppo rischia di dilagare in scontri aperti. Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla nascita dell'Upm (Unione per il Mediterraneo), che proprio nella leadership condivisa di Francia ed Egitto vede uno dei suoi momenti qualificanti e che rappresenta certamente una risposta concreta all'ansia di partecipazione e di condivisione di un comune destino, all'interno del Mare Nostrum, di molti degli Stati che si affacciano sulle sue rive. E con agghiacciante tempismo ecco che arriva, quasi a convalidare la tesi del pendolo, un'istanza popolare, certamente espressione di un sentimento diffuso di divisione arcaica della società egiziana in aree distinte e distanti per confessione religiosa, che non può non farci rabbrividire: si tratta della proposta dell'Ordine dei Medici del Cairo di vietare i trapianti fra persone di fede diversa. Non si tratta di una boutade, né di una provocazione, come si sono affrettati a dire in seguito alcuni esponenti dello stesso Ordine professionale, ma ci troviamo invece di fronte alla riemersione ciclica di quel fenomeno carsico che lacera la società egiziana da decenni e che possiamo definire semplicemente come l'aggressione confessionale dei musulmani radicali contro i cristiani copti in particolare, e contro la secolarizzazione della società più in generale. Ci troviamo di fronte all'ennesimo tentativo dei Fratelli Musulmani (la Società dei Fratelli Musulmani costituisce una delle più importanti organizzazioni islamiche con approccio politico e fu fondata nel 1928 da al-Ḥasan al-Bannāʾ in Egitto, dopo il collasso dell'impero ottomano) di sovvertire l'ordine delle cose attraverso la creazione di micro-conflitti sociali con forte connotazione politica. Secondo la loro ben rodata strategia, pur essendo banditi dalla vita politica istituzionale, mirano alla progressiva dissoluzione delle istituzioni laiche predicando un ritorno alla sharia, pur se in maniera meno ortodossa ed estrema rispetto ai movimenti di ispirazione wahabita. Impedire il trapianto fra pazienti di fedi religiose diverse rappresenta non solo un'aberrazione umana ed un assurdità sociale, ma contribuisce ad inserire all'interno della società un vulnus potente e destabilizzante, capace di sgretolare la coesione nazionale, con il pericolo che domani, oltre ai trapianti, venga vietata anche la trasfusione di sangue. Il governo ha fatto immediatamente rientrare questa proposta indecente, ma i tempi sono maturi perché altre simili, con la stessa carica eversiva, vengano reiterate nel corso dei prossimi mesi: questo è almeno l'intendimento dei dirigenti della fratellanza musulmana, i quali, pur essendo formalmente fuorilegge, vengono tollerati in virtù della diffusione sul territorio e della loro incontrovertibile influenza religiosa. Per questo diviene di crescente importanza radicare il processo in corso della neonata Unione per il Mediterraneo: non solo per le evidenti ragioni geopolitiche, legate al ritorno di importanza del Mediterraneo nello scenario globale, ma anche e soprattutto per evitare che la già sensibile distanza che si avverte oggi fra le istituzioni del Cairo e la popolazione possa divenire incolmabile, a tutto vantaggio di coloro che, propugnando un nuovo ordine sociale basato sull'imposizione della sharia, si rendono responsabili di uno spaventoso tuffo nell'oscurantismo. L'imminente ritorno della guerra fredda, pur con altre motivazioni ed in uno scenario differente, impone inoltre di serrare i ranghi fra tutti coloro che si riconoscono nei valori dell'Occidente, quindi democratici in politica e liberali in economia, proprio per evitare di regalare al neo-consolidato fronte russo, autoritario in politica e plutocratico ed oligarca in economia, l'accesso ad un paese chiave come l'Egitto nel caso di un suo scivolamento sul piano inclinato dell'oscurantismo: o peggio di agevolarne l'ingresso nel pantheon degli Stati islamici confessionali. Ecco un tema da rilanciare nel corso del prossimo vertice straordinario del Consiglio d'Europa. Alessandro Leto |
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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