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Allarme gang anche in Italiadi Francesco Natale - 28 agosto 2008 MS-13: questa sigla comincia purtroppo a comparire anche nel nostro paese, su muri, vestiti, tatuaggi. Ma che cosa significa MS-13? E' l'acronimo di «Mara salvatrucha 13», una pericolosissima gang transnazionale fondata negli Stati Uniti attorno agli anni '80 da emigrati salvadoregni, con l'intento iniziale di difendere la minoranza salvadoregna dai soprusi perpetrati a suo danno dalle altre gang latino-americane e afro-americane. Abbandonata ben presto l'iniziale «funzione protettiva», gli affiliati alla gang (oltre 100.000 in tutto il mondo) hanno cominciato a commettere crimini di sconvolgente efferatezza: omicidi, stupri, spaccio e gestione del racket. Negli Stati Uniti l'FBI si è vista costretta ad organizzare una task force dedicata esclusivamente al contenimento di questo fenomeno criminale, che supera per violenza e oggettiva pericolosità sociale qualunque precedente a livello di gang giovanili. Diversi sono i significati attribuiti al nome della gang: secondo alcuni «Mara salvatrucha» significa «gruppo di furbi salvadoregni», per altri il termine «Mara» è l'abbreviazione di «Marabunta», una pericolosa specie di formica devastatrice, quindi l'interpretazione corretta suonerebbe come «formica dell'esercito salvadoregno». Per altri «Mara» si riferisce alla Vergine Maria o ancora ad una strada di San Salvador. Il numero 13 è considerato di buon auspicio nel mondo latino-americano. Inizialmente la gang reclutava solo emigrati salvadoregni, ma progressivamente l'affiliazione è stata consentita anche ad altre minoranze latino-americane. Sempre più bassa, inoltre, l'età media della base di reclutamento. L'iniziazione per entrare nella gang è durissima: il pestaggio brutale per i «candidati» maschi e lo stupro di massa per le donne, a quanto pare presenti in gran numero nella fila della MS-13. Gli affiliati vestono abiti hip hop, portano bandane biancoazzurre (i colori della bandiera salvadoregna) e sono interamente ricoperti di tatuaggi. Tra i più frequenti, la sigla della gang scritta in caratteri gotici, le corna del diavolo, la scritta RIP («Rest in peace»: «Riposa in pace»). L'ingresso della MS-13 in Italia è relativamente recente, ma ha già creato non poche preoccupazioni, soprattutto nelle città di Genova e Milano, in particolare a causa degli episodi di violenza sia a danno di cittadini italiani, sia conseguenti alla rivalità territoriale con altre gang di latinos, come i «Latin King» o la «fazione separatista» MS-18. A Milano, nel mese di agosto, un giovane è stato rapinato e ferito all'addome con un punteruolo da una donna in Corso Lodi. Sempre nel milanese, fuori da un centro sportivo, un altro giovane è stato aggredito a colpi di machete e ha perso un occhio. Sempre in agosto, a Genova, nella zona del centro storico, si è verificato uno scontro di massa tra appartenenti a gang rivali, con scene da guerriglia urbana. Il fenomeno sta assumendo pertanto dimensioni preoccupanti, non solo perché abbiamo oggi a che fare con un tipo di criminalità nuova, decisamente più efferata e senza scrupoli rispetto al pur pericoloso sottobosco criminale endemico del nostro paese, ma anche per lo spirito emulativo che la distorta e perversa idea di «famiglia criminale» genera in tanti giovani italiani che già oggi imitano attitudine e comportamenti devianti dei loro coetanei latinos. Questo nuovo tipo di criminalità giovanile, inoltre, tende a espandersi a macchia d'olio, senza delimitare la propria sfera d'azione in aree ben precise e definite, rendendo di fatto a rischio qualunque zona delle città in cui la gang è presente: periferie, stazioni ferroviarie, quartieri residenziali, commerciali o industriali, non esiste differenza per criminali, giovani o adulti, i quali coniugano ad un radicato e strafottente senso di impunità la mancanza totale di scrupoli propria di chi, in apparenza, non ha nulla da perdere. A questo aggiungiamo l'abominevole senso del «rispetto» e l'autostima che crescono in progressione geometrica a seconda della maggior efferatezza dei crimini perpetrati alla luce del sole. Le dispute all'interno della banda vengono risolte autonomamente sul filo del coltello, e le cicatrici riportate nei frequenti «duelli» vengono sfoggiate come segno di virilità. Il nostro paese, quindi, si trova oggi ad affrontare una situazione per la quale, di fatto, non è socialmente preparato: vuoi per l'ancora imperfetta disciplina in materia di legittima difesa, vuoi per una scarsa predisposizione alla reazione alla violenza da parte dell'italiano medio, l'Italia rischia oggi di trovarsi in guai grossi nel dover fronteggiare un'emergenza sociale che sconvolge e atterrisce per l'estrema violenza con cui si manifesta. Fa però ben sperare, al riguardo, la mobilitazione dell'esercito in funzione di coadiutore della forza pubblica fortemente voluta dall'attuale governo, provvedimento che potenzialmente svolgerà una funzione deterrente di non poco conto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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