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L'elettorato democratico che preoccupa Obama

di Cristiano Bosco - 30 agosto 2008

I Democratici americani hanno celebrato a Denver, in Colorado, la convention che ha nominato ufficialmente Barack Obama quale candidato presidenziale (con tanto di benedizione di Hillary Clinton). Nonostante ciò, sono ancora molti i dubbi legati alla scelta di Joe Biden quale vice nella corsa alla Casa Bianca. Il senatore del Delaware, avvezzo alle gaffe e all'uso di iperboli, sembra non piacere molto agli elettori e, secondo molti opinionisti, Obama avrebbe dovuto puntare su una figura di primo piano (come la Clinton, la quale però non avrebbe mai accettato) o, ancora meglio, su un politico che ricopra incarichi di governo (come ad esempio il governatore della Virginia, Tim Kaine).

Secondo un sondaggio effettuato da Gallup nei giorni immediatamente successivi alla comunicazione ufficiale che identificava il senatore del Delaware come il più adatto a ricoprire il ruolo di vicepresidente in un'eventuale Casa Bianca democratica, Obama non ha registrato alcun aumento di preferenze. Un dato alquanto anomalo, se confrontato con quanto avvenuto nelle precedenti campagne presidenziali. Storicamente, l'annuncio della selezione di un vice, a prescindere dal partito e dal nome del candidato, regala sempre qualche punto di vantaggio rispetto agli avversari. Gli esempi sono numerosi: Bob Dole, sfidante di Bill Clinton nel 1996, fece un balzo di 9 punti percentuali in seguito alla scelta di Jack Kemp quale vice, John Kerry salì di 4 punti dopo aver scelto John Edwards nel 2004, Al Gore di 5 dopo l'annuncio di Joe Lieberman (il quale fa ora campagna per McCain) nel 2000, mentre il suo avversario George W. Bush guadagnò 3 punti dalla nomina di Dick Cheney. Ciò non è avvenuto a Obama, il quale, oltre a non aver giovato di alcun bounce dalla nomina di Joe Biden, è addirittura calato nei sondaggi, superato da un McCain in netta rimonta nel mese di agosto.

Un fisiologico aumento nelle preferenze sarà molto probabilmente provocato dalla convention, la quale ha lo scopo di catalizzare tutta l'attenzione mediatica sul Partito Democratico e sul suo candidato, sorvolando sulle divisioni interne e puntando sull'unità del partito dopo la lotta fratricida delle primarie. Lo splendido discorso di Michelle Obama, l'apparizione a sorpresa di Ted Kennedy, i discorsi infuocati dell'ultra liberal Dennis Kucinich e, non ultimo, gli interventi pacificatori dei coniugi Clinton hanno spianato la strada per l'incoronazione di Barack Obama.

Tuttavia, nonostante l'apparente disponibilità di Hillary a farsi da parte, dimostrata da un lungo discorso ricco di elogi per il suo ex rivale nelle primarie (nel quale però, notano i maligni, la senatrice non ha mai dichiarato che Obama è pronto a fare il presidente), resta il nodo degli elettori clintoniani. Quei 18 milioni di elettori che, alle primarie democratiche, hanno preferito l'ex first lady al giovane senatore. Solo metà dei quali, secondo un sondaggio Usa Today/Gallup, affermano che voteranno per Obama, con un 30% degli intervistati che invece sostiene che voterà per McCain, per qualcun altro, oppure semplicemente non si recherà alle urne. Un dato che allarma non poco lo staff di Obama, che dovrà impegnare tutte le proprie energie per recuperare quei voti. Non è un caso se, negli ultimi giorni, McCain abbia ripetutamente utilizzato dichiarazioni di Hillary Clinton per attaccare l'avversario, strizzando l'occhio a quella porzione di elettorato moderato che nutre ancora dubbi su Obama e che, in parte, non ha ancora digerito l'esclusione della senatrice dal ticket democratico. Come ha scritto David Harsanyi su The Politico, «la scelta di Biden aiuta certamente un candidato. Ma quel candidato non è a Denver, in questi giorni».

John McCain, nel frattempo, approfitta della convention dei Democratici per giocare in contropiede, proseguendo la propria campagna Stato per Stato, rendendo la sua immagine più amichevole agli occhi degli americani (è stato ospite del popolare Tonight Show di Jay Leno, nel quale ha più volte ironizzato sulla propria età: «Sono così vecchio che la mia tessera sanitaria è la numero 8»), preparando i suoi prossimi colpi.

Cristiano Bosco

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