RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Cristiani perseguitati

di Anna Bono - 30 agosto 2008

È salito a 30 il numero delle vittime della violenza indu contro i cristiani, esplosa nello Stato indiano dell'Orissa lo scorso fine settimana. Lo afferma il Consiglio globale degli indiani cristiani, secondo il quale, inoltre, sono state bruciate 42 chiese e 20.000 abitazioni. Al bilancio dei morti si aggiunge quello dei feriti, 4.000, e quello degli sfollati: migliaia di persone, almeno 4.000 famiglie rifugiatesi nelle foreste per sottrarsi alla furia omicida. Il premier indiano Manmohan Sing ha definito pubblicamente quanto sta accadendo «una vergogna», ma nessuna condanna invece è stata espressa finora dal primo ministro dell'Orissa, Naveen Patnaik, che guida la coalizione governativa sostenuta dal Bharatiya Janata Party, un partito fondamentalista indu.

L'Orissa è il primo Stato ad aver varato, già nel 1967, una legge anti-conversione e nel distretto di Kandhamal, epicentro dell'attuale crisi, le violenze contro i cristiani durano ormai da più di 10 anni. La ragione principale della collera indu di Kandhamal, scatenata questa volta dall'omicidio di Swami Laxmanananda Saraswati, leader fondamentalista indu, da parte di un gruppo di tribali rivoluzionari maoisti è la relativamente alta percentuale di cristiani, circa il 5%, e le numerose conversioni, soprattutto nel 40% della popolazione costituita da tribali e dalit: i reietti «intoccabili» che il sistema delle caste indiano relega ai margini della vita sociale ed economica e che invece i cristiani «pretendono» di riscattare combattendo le discriminazioni istituzionalizzate di cui sono oggetto.

Ovunque e da sempre è questo il grande scandalo del cristianesimo, che afferma la piena dignità e il valore di ogni persona e l'esistenza di diritti universali e inalienabili, in quanto inerenti alla condizione umana, contro sistemi arcaici che fanno dipendere i diritti dallo status e quest'ultimo prevalentemente o del tutto da fattori ascritti quali il sesso, l'anzianità di nascita e la posizione sociale della famiglia d'origine. In India è la struttura sociale delle caste a essere scardinata dal messaggio cristiano, in Africa quella dei lignaggi, dei clan e delle tribù. Anche in quel continente, dove l'islam spesso contribuisce ad accrescere l'ostilità nei confronti dei cristiani, ogni anno si registrano perdite tra i missionari e i sacerdoti e numerosi sono i conflitti che coinvolgono tutti i fedeli: come è successo, ad esempio, in Sudan, dove fino al 2005 centinaia di migliaia di cristiani sono stati uccisi e decine di migliaia ridotti in schiavitù, e in Nigeria, dove negli Stati settentrionali a maggioranza islamica le persecuzioni, soprattutto dopo che 12 di essi a partire dal 1999 hanno adottato la legge coranica, hanno causato decine di migliaia di morti.

Tra le vittime cristiane in Africa è da ricordare Annalena Tonelli, missionaria laica italiana, assassinata cinque anni fa nel Somaliland, dove aveva realizzato delle strutture sanitarie per la cura della tubercolosi. «E' stata uccisa perché curava tutti», era stato, all'indomani dell'attentato, il commento del vescovo di Gibuti: senza badare cioè al clan e al lignaggio d'appartenenza, ospitando nei propri presidi sanitari pastori e agricoltori senza discriminazioni. Per di più si era impegnata nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, una delle istituzioni su cui si fondano l'assoggettamento delle donne e quindi la struttura e l'organizzazione sociale tradizionale di centinaia di etnie in Somalia e nel resto del continente.

Due anni dopo, nel vicino Kenya, veniva ucciso monsignor Luigi Locati, vicario apostolico di Isiolo. A meritargli la morte, nel suo caso, era stata l'inflessibile determinazione ad accogliere nella scuola secondaria da lui costruita nel distretto di Isiolo con il sostegno finanziario dell'arcidiocesi di Vercelli, sua città d'origine, studenti di ogni etnia e religione, mentre le tribù islamiche prevalenti nella regione, e in particolare quella Borana, insistevano affinché l'accesso alla scuola fosse riservato a loro, escludendo i giovani di etnia Gabra e Turkana.

! Anna Bono
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata