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Qualcosa è cambiato?di Fabrizio Goria - 30 agosto 2008 Qualcosa è cambiato. Come nel celebre film con Jack Nicholson, anche nel mondo economico accade qualcosa di diverso da quello che si era previsto. Petrolio da una parte, cambio euro-dollaro dall'altra: si registrano valori che sono in controtendenza rispetto al trend visto finora. Solo un fuoco di paglia, oppure si tratta di un riassetto degli equilibri perduti la scorsa estate? Dopo la decisione di Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, di mantenere invariato il costo del denaro nel Vecchio Continente, il cambio con il biglietto verde ha fatto segnare un brusco rallentamento. Il minimo da cinque mesi a questa parte: per ottenere un euro è necessario sborsare 1,50 dollari, questa è stata la media delle chiusure dei mercati valutari negli ultimi tempi, che risentono in modo pesante delle decisioni della Bce. La decisione dell'istituzione di Francoforte non ha sciolto i dubbi relativi alla reale esposizione dell'Europa nei confronti delle tendenze inflattive che imperversano. Allo stesso tempo, anche i dati relativi al Pil non sono rosei, specie guardando al caso italiano, che frena nettamente nel mese di luglio (-0,3%). Se a questo si aggiunge che Trichet ha voluto esclusivamente guardare al dilemma dell'aumento generale dei prezzi nell'eurozona, facile comprendere tutte le turbative che hanno investito gli operatori del Forex (mercato foreign exchange) e non solo. L'ipotesi è che l'Ue stia perdendo un minimo di credibilità a forza di combattere contro i mulini a vento come Don Chisciotte, in questo caso rappresentati da un'inflazione che endogena lo è solo in minima parte. La risposta dei mercati è stata netta, come a rappresentare una voglia di cambiamento nelle politiche monetarie della Bce. Peccato che, a foraggiare solamente branche del mercato che hanno dimostrato molte lacune ed ingenuità concernenti le aspettative, non si produce nessun risultato positivo. Il tempo dell'indulgenza nei confronti di addetti ai lavori famelici è finito da oltre un anno, meglio usare il pugno di ferro, incuranti delle posizioni svantaggiate per colpe esterne alla stessa Bce. Ma la risposta del mercato nei confronti dell'Europa non è la sola cosa ad aver subito un cambiamento: anche il greggio fa registrare un'inversione di rotta. Proprio in questi giorni il Wti (light sweet crude) trattato al Nymex ha toccato quota 115,6 $, mentre il Brent è sceso fino ai 113,23 $. Cifre del genere non si rilevavano dallo scorso maggio, prima dell'escalation che ha visto il prezzo del petrolio raggiungere i 150 dollari al barile, facendo spiccar il volo al costo di produzione dei carburanti. Facile ricordare, nello scorso giugno, i proclami allarmistici da parte di Goldman Sachs, Morgan Stanley e di Ali al-Naimi, ministro del petrolio saudita. I più ottimisti, come l'ultimo citato, vedevano un'ascesa fino ai 200 dollari al barile; più catastrofici alcuni analisti delle due banche d'investimento statunitensi, i quali prevedevano l'oro nero perfino a 400 dollari entro pochi mesi. In effetti, considerando l'importanza strategica e commerciale del greggio, era difficile credere a queste sirene. Più aumenta il prezzo, più si fa serrata la corsa tecnologica a trovar dei beni sostitutivi, fattore che inficerebbe molto le entrate dei paesi che il petrolio lo producono. Allo stesso modo, il nemico pubblico numero uno degli ultimi mesi, la speculazione sui futures legati all'oro nero, ha mostrato tutta la sua volatilità ed imprevedibilità. Bene, cioè male, perché i rimbalzi sul greggio non stanno avendo riscontri nell'economia reale, come dimostrano le rimostranze delle associazioni dei consumatori nei confronti dei petrolieri, colpevoli (secondo loro) di non trasferir sui carburanti l'andamento della materia prima d'origine. I fenomeni di depricing che stiamo osservando in questi giorni sono destinati a resistere? Ragionevole pensare che ci possa essere una discesa del greggio a meno di 110 dollari, almeno fino al prossimo autunno. La domanda subirà poi un inevitabile incremento ed il prezzo potrà aumentar ancora: l'importante sarà imparar dagli errori del recente passato e continuar sull'alternativa energetica. Per quanto riguarda il cambio euro-dollaro, c'è poco da fare, la Bce deve prendere coscienza della sua posizione (attualmente) dominante, del mondo intorno a sé e del fatto che combattere contro qualcosa che non c'è non è vantaggioso. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.278 del 26/8/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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