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numero 280
6 marzo 2008
 
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Le missioni italiane all'estero: dove siamo e perché

di Maria Chiara Albanese - 2 settembre 2008

La Storia ci ha oramai insegnato che molti interventi armati fuori dai confini nazionali venivano intrapresi al fine di distogliere l'attenzione del popolo da gravi problemi interni. E questo valeva sia per l'Occidente che per l'Oriente, anche quando Occidente ed Oriente non erano ciò che sono oggi. Ma l'Italia, si sa, è un grande Paese. E come tale non può che distinguersi. Anche in questo. Ed ecco che pare, e dico pare, che molte delle beghe e degli inutili odierni battibecchi di «politica» interna servano a distogliere l'attenzione da quanto i nostri militari stanno facendo oggi in ogni angolo del mondo. Se poi non è questo lo scopo cosciente di tanta eco data agli scambi di battute tra i nostri parlamentari, l'effetto è lo stesso: nessuno, tranne i diretti interessati, sa più dove siamo. Anzi. Dove sono, perché, da quando e per quanto.

Ritengo sia un dovere primario della nostra Nazione restituire ai militari il ruolo che spetta loro. Questo è il motivo per cui considero opportuno analizzare, cominciando da questo articolo, le singole operazioni in cui la nostra Difesa è impegnata, fornendo ai lettori anche una chiave di lettura «laica» delle reali motivazioni che ci spingono ad essere presenti un po' ovunque.

A premessa di ogni articolo che interessi il campo della Difesa, vanno richiamati alla mente alcuni concetti fondamentali, a tutti ben noti, ma mai sufficientemente sottolineati. Innanzitutto le Forze Armate sono uno strumento. A tutti gli effetti. Strumento di politica di difesa e sicurezza (motivo principe della costituzione delle Forze Armate), di politica estera (l'invio all'estero anche di un solo contingente manda un segnale politico inequivocabile alle altre nazioni coinvolte, ma soprattutto a quelle non coinvolte), di politica interna (basterebbe citare anche solo i Carabinieri, con la loro doppia dipendenza dal Ministero degli Interni e della Difesa), di politica economica (soldati dotati di mezzi ed equipaggiamenti efficienti mostrano la potenzialità dell'industria nazionale, che diviene quindi competitiva anche fuori dai confini, con gli ovvi ritorni in termini di occupazione e produzione di benessere).

Ed in ognuno di questi complessi campi lo strumento «Difesa» non può e non deve operare da solo. Ma andrà, come in effetti va, a collegarsi intimamente con tutte quelle istituzioni nazionali ed internazionali che operano nei medesimi campi. Tutti con lo stesso obiettivo comune, ma ognuno con la responsabilità di costruirne una parte. Ed un obiettivo o si consegue oppure no. Ogni elemento che concorre al raggiungimento dell'obiettivo diviene indispensabile. Anche la Difesa, con le sue Forze Armate. Sgomberato quindi il campo dalla semplicistica illusione che i successi in campo internazionale possano essere ottenuti senza le Forze Armate (come non lo possono essere con solo le Forze Armate), vorrei fornire pochi, pochissimi dati numerici per diamo innanzitutto una panoramica delle missioni che ci vedono coinvolti.

Il numero complessivo dei nostri militari schierati all'estero nell'ambito delle missioni internazionali è di circa 8.000 unità. Geograficamente siamo presenti in 19 nazioni (compresa la Palestina) di 3 continenti per un totale di 26 missioni (1). E precisamente in Afghanistan, Albania, Bosnia Erzegovina, Ciad, Congo, Egitto Fyrom, India, Pakistan, Iraq, Kosovo, Libano, Malta, Marocco, Palestina, Cipro, Israele e Siria. Tre missioni - quella in Libano con circa 2.450 unità, quella in Afghanistan con circa 2.300 unità e quella in Kossovo con circa 2.300 unità - impegnano nell'insieme oltre l'85% delle Forze dispiegate all'estero. Tale impegno definisce quello che in linguaggio puramente militare viene definito «livello di ambizione» di un Paese, ma che l'ex Ministro della Difesa Parisi preferisce definire «livello di responsabilità» internazionale, ossia la consistenza delle capacità operative che si vuole poter mettere in campo, in caso di necessità, sulla base delle decisioni delle Autorità politiche, nazionali ed internazionali.

Si deve però considerare che, per mantenere 8.000 unità in operazioni all'estero, un numero almeno triplo si trova nelle varie fasi di approntamento, o di recupero e di riorganizzazione al ritorno dallo schieramento. Alle spalle di questa componente operativa, si trova poi la macchina logistica, addestrativi, di formazione e amministrativa che rende materialmente possibile sia la condotta delle operazioni sia la preparazione delle forze destinate a proseguire nel tempo le stesse. Ma qual è lo scopo di questo enorme sforzo? Perché le grandi Nazioni lo vogliono sostenere? Innanzitutto, riprendendo le parole dell'Onorevole Parisi (2), perché il livello di ambizione è un «livello di responsabilità»; responsabilità che l'Italia si assume nel contesto internazionale, cioè come porzione di costi e di rischi politici, economici e militari che l'Italia assume su di sè, nell'ambito dell'azione internazionale volta al perseguimento ed al mantenimento dell'ordine e della pace.

Ed inoltre perché il livello di ambizione può essere anche visto come un «livello di affidabilità», giacché l'azione internazionale si caratterizza invariabilmente per i tempi lunghi, che travalicano ampiamente l'orizzonte temporale delle scelte contingenti legate alle dinamiche politiche interne ai singoli Stati. Quando un Paese assume una decisione, quando formalizza un impegno, la capacità di portare a termine tale impegno nel corso del tempo rappresenta una condizione essenziale perché tale Paese possa essere considerato «affidabile», e quindi fattore di stabilità nelle relazioni internazionali. In un'Europa senza più confini, in un mondo così rapidamente rimpicciolito, la serenità del singolo cittadino dipende anche, ed imprescindibilmente, da coloro che operano «lontano da casa». Ecco dove siamo. E perché non siamo tutti a casa.

Maria Chiara Albanese

(1) Sul territorio di una singola nazione possono essere attive più operazioni

(2) Estratto dalle «Comunicazioni del Sig. Ministro della Difesa relativamente alla partecipazione italiana alle missioni militari all'estero», discorso tenuto in data 9 dicembre 2007

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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