|
|||||||
|
|
I lavoratori non sono ostaggidi Gabriele Cazzulini - 2 settembre 2008 La mangiatoia di Alitalia sta per chiudere i battenti dopo decenni di abusi, sprechi, gestioni occulte e silenziosi ricatti politici. Si profila una nuova struttura societaria e una nuova strategia internazionale. Sono numerosi i versanti su cui intervenire è diventato un imperativo per scongiurare il disastro. Ma il nocciolo della questione è stabilire un rapporto diverso con la politica. In questo delicatissimo momento per il destino di Alitalia i sindacati dissotterrano l'ascia di guerra e minacciano di troncare ogni trattativa se compare solo l'ipotesi degli esuberi. Eppure i lavoratori che rischiano il posto sono un piccolo esercito che si aggira tra cinque e sette mila, che si triplicano pensando all'intera Alitalia. Sono già oggi le vittime della scandalosa gestione storica di Alitalia. Tra non molto saranno loro a pagare di nuovo il conto più salato se il sindacato sale sulle barricate. Questa volta i sindacati, a loro volta sconfessati nella loro sterile difesa ad oltranza di qualunque «no», sono ancora nella posizione di boicottare l'ultimo, possibile decollo di Alitalia. Il sindacato non smette di condurre la trattativa come fosse un campo di battaglia in cui ogni cedimento corrisponde all'avanzamento del nemico, ogni sconfitta equivale ad una vittoria dell'avversario. Noi contro loro. Noi i buoni, loro i cattivi. Padroni contro lavoratori. Forse è meglio aggiornare il vocabolario sindacale strappando questi desueti termini che la realtà non riesce più a comprendere. Non hanno ancora capito, in quella miriade di sigle sindacali, che il caso di Alitalia richiede una fase costituente - per tutti. Invece di appiattire l'ottica del negoziato sulle condizioni attuali serve un orizzonte di ampio respiro. A parole i sindacati chiedono un piano ambizioso. Nei fatti tangono i lavoratori in ostaggio per usarli come arma di ricatto. Ultimatum, assistenzialismo, trasferimento ad altre aziende - ma i lavoratori sono persone o pedine? Dubbi che risalgono alle pagine più oscure del sindacalismo italiano riaffiorano nel momento in cui la crisi di Alitalia segna la crisi del sindacato. La nuova struttura societaria, la cordata di imprenditori, l'amministratore straordinario, Intesa-San Paolo e il nuovo alleato internazionale sono una squadra che non rappresenta una mano di stucco e pittura per mascherare le crepe e andare avanti facendo finta di niente. Ecco perché il problema enorme degli esuberi non va affrontato con l'ascia di guerra ma con una razionalità di lungo periodo. Una delle virtù del piano di salvataggio Alitalia è coinvolgere in un network comune i principali soggetti della finanza italiana. E' una strategia che distribuisce la responsabilità e allo stesso tempo apre ad una partecipazione allargata e ad una condivisione delle strategie e dei costi, non soltanto monetari. Anche il sindacato deve prendere parte a questa fase costituente, una volta scaricato il fardello del vecchio sindacalismo militante. Nessuno medita di ricorrere a licenziamenti di massa. Ma nessuno ritiene possibile la nascita della nuova Alitalia senza perdite lavorative. L'alternativa è sabotare anche questo piano, che praticamente è l'ultima boccata d'ossigeno prima del fallimento, oppure bere il calice amaro ma insieme alla medicina. Purtroppo la dispersione delle forze sindacali in mille sigle in antagonismo non aiuta i lavoratori né i sindacati stessi a seguire una rotta precisa. La prepotenza dei sindacati, ancora baldanzosi per aver fatto fallire la trattativa con Air France, è anche il vizio di lunghi anni in cui il sindacato ha fatto il partito politico perché i partiti calavano le brache di fronte ad ogni sussulto della triplice confederale. Così gli interessi dei lavoratori sono stati sovrapposti ad interessi di potere. Era così, nell'Italia dei fragilissimi equilibri di potere che immobilizzavano ogni scelta e dove il principale made in Italy era la produzione di crisi di bilancio, dalle banche alle imprese, dallo Stato ai partiti. Adesso restano due grandi crisi - Alitalia e i sindacati. La prima prova a volare di nuovo; i secondi rischiano di non farla più volare.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.279 del 2/9/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||