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Vigilanza sul lavoro, ispettori come consulenti

Si riapre la stagione di riforme avviata dal Libro Bianco di Marco Biagi

di Daniele Cirioli - 4 settembre 2008

Quattro miliardi di euro. A tanto ammonterebbero, secondo il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, i possibili risparmi per il sistema delle aziende derivanti dall'operazione di snellimento degli oneri burocratici legati alla gestione del personale. Risultato più che apprezzabile, da un'operazione che semplifica gli adempimenti relativi alla contabilizzazione in azienda del personale dipendente e dei collaboratori, avvalendosi di un sistema istituzionale sempre più informatizzato.

Al di là dei risparmi - che danno comunque un notevole respiro alle casse aziendali - lo scopo di riforma è stato certamente raggiunto, se la finalità era quella di una semplificazione a favore delle imprese. Peraltro senza perdere di vista l'obiettivo di fondo, che va sempre e comunque perseguito in ogni azione riformatrice che interessi il mondo del lavoro, quello cioè della tutela dei lavoratori: nessuna riduzione ne deriva, infatti, dall'introduzione di nuove modalità di tenuta della contabilità del lavoro.

Ma c'è un risultato ancora più pregevole della deregolamentazione che va incontro sia alle esigenze delle imprese che a quelle dei lavoratori. E' il cambio di rotta nell'azione di vigilanza, del ruolo - atavicamente diffidente - tra chi controlla e chi invece è sottoposto a controllo. La riforma spinge sull'evoluzione del rapporto tra gli ispettori e i datori di lavoro (e loro consulenti), fornendo spazio e favorendo nuove applicazioni dei principi della riforma Biagi.

Quest'ultima voleva che la vigilanza si basasse su un rapporto di fiducia tra imprese e ispettori, tra mondo del lavoro e stato: l'ispettore è, prima ancora che un controllore, un consulente ed aiuta all'applicazione delle regole e al rispetto delle disposizioni normative. Una soluzione appartenente a quell'unico disegno di modernizzazione del mercato del lavoro tracciato con il Libro Bianco, per chiudere il percorso d'innovazione con la sostituzione della tradizionale prospettiva repressiva con una più moderna concezione delle funzioni e delle attività ispettive. Purtroppo quel disegno riformatore non è mai pienamente decollato. Anzi è stato volutamente accantonato con le riforme della passata legislatura (inclusa quella relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro), tutte basate sull'inasprimento di sanzioni, sull'attribuzione di più potere ai Sindacati e in un accrescimento degli obblighi a carico delle imprese e dei datori di lavoro. Aspetti, questi, che giocoforza hanno rivestito l'ispettore della veste inadeguata di vigilantes e di polizia del lavoro.

E' un «radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza», ha spiegato il ministero del lavoro nella circolare illustrativa delle novità diffusa giovedì. La portata dell'operazione si richiama alla «filosofia preventiva e promozionale» prevista dalla riforma Biagi sulle ispezioni «e come tale va interpretata nella fase applicativa». Scopo che traspare, in primo luogo, nella riduzione del regime sanzionatorio, ma più profondamente nella revisione della maxisanzione sul lavoro sommerso (che prevede la multa da 1.500 a 12 mila euro per lavoratore, da maggiorarsi di altri 150 euro per ogni giornata di lavoro e delle sanzioni per le omissioni contributive e assicurative) dando più respiro e vitalità alle imprese, certe di una più accurata verifica delle irregolarità e violazioni riscontrate.

Si (ri)apre, dunque, una nuova stagione per il mercato del lavoro. E non poteva inaugurarsi meglio che con la revisione del sistema di vigilanza. Ciò che occorre è una crescita etica della società nel rispetto dei ruoli: imprese, lavoratori e stato. Formule del tipo «più sanzioni uguale più tutela per i lavoratori», sono sbagliate, non tornano. Ed anzi minano l'auspicato evolvere di quella cultura etica, collaborativa sul lavoro e spronano inspiegabilmente all'irrigidimento delle posizioni di chi, con il lavoro e di lavoro, deve convivere e, soprattutto, vivere. Giorno dopo giorno.

Daniele Cirioli

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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