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Scuola. I nemici delle riformedi Francesco Pasquali - 4 settembre 2008 La bagarre che si è scatenata contro il ministro Gelmini dopo le nuove norme introdotte in ambito scolastico ci ha fatto capire, ancora una volta, come in Italia ci sia una forza compatta e tenace che lavora contro le riforme. E' una forza composita, che punta i piedi contro la modernizzazione del paese. Una modernizzazione che, come in tutte le esperienze riformistiche, deve far coincidere una società che crea più opportunità con un accrescimento delle responsabilità dei singoli. Un tale sistema, però, implica il venir meno di tutte quelle garanzie che rischiano di renderlo immobile e incapace di innovarsi. Pensiamo, in tal senso, a ciò che è avvenuto nella scuola fino ad ora: è stata considerata come un calderone per assunzioni rispondenti a logiche corporative e clientelari. Dove il criterio qualitativo avrebbe dovuto ricevere una stretta osservanza, proprio lì esso è stato non solo disatteso, ma ignorato tout court. Se oggi siamo portati a considerare la nostra scuola un pachiderma burocratico, lo dobbiamo all'incapacità di compiere un «salto culturale». Ciò, per anni, ha imbrigliato i governi. Nel caso dell'ultimo governo Prodi, poi, è da denunciare la connivenza dell'esecutivo con quelle forze sindacali che sono ostili al cambiamento: una maggioranza disomogenea e debole su tutti i fronti non poteva che sottostare al ricatto costante dei sindacati. Ora, finalmente, si sta imprimendo un serio cambiamento allo scenario formativo. A partire dal voto di condotta, primo passo per arrivare a restituire alla scuola quella portata istituzionale che da tanto tempo ha perso. E non dobbiamo dimenticare la lotta al caro libri: una misura che va seriamente incontro alle famiglie, una misura sociale. E' inammissibile che, nell'era delle nuove tecnologie, una famiglia debba vedere il proprio budget sconvolto da una miriade di volumi che a volte restano inutilizzati e spesso coincidono quasi totalmente con l'edizione precedente. Infine, una razionalizzazione del personale, partendo dalla reintroduzione del maestro unico alle elementari, da molti ovviamente presentata come un grave danno pedagogico ai bambini, quando invece sul maestro unico si sono formate, senza apparenti danni o disadattamenti sociali, generazioni di italiani. E' nella mistificazione, infatti, che le forze antiriformiste concentrano la propria attività denigratoria. Nella convinzione che ogni stravolgimento dello status quo sia portatore di catastrofi e negatività; quando poi - guarda caso - il loro metro di giudizio non è per nulla qualitativo, ma meramente quantitativo: si parla di soldi, di posti di lavoro, soltanto di numeri. E ben vengano i numeri, se sono utili a smascherare l'elefantiasi del nostro apparato formativo: una scuola che riversa più del 95% del suo bilancio sugli stipendi è una scuola piena di zavorre, che ha messo l'innovazione e lo sviluppo nel cassetto. E nell'epoca che viviamo, con l'Unione Europea che chiede al nostro paese e alla nostra società di investire sulla conoscenza e sulla formazione continua, numeri di tale portata non possiamo più permetterceli.
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Ragionpolitica, periodico on line n.279 del 2/9/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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