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L'isola che non c'èdi Maria Chiara Albanese - 6 settembre 2008 L'Agosto 2008 è stato letteralmente e malauguratamente un mese di fuoco. Tra situazioni di conflitto aperto o latente, oggi è possibile annoverarne ben 20; scenari di crisi che si spingono da est ad ovest, da nord a sud. Utilizzando una metafora, la realtà internazionale si presenta come una costellazione di piccoli e grandi focolai di crisi e guerra. Basta guardare la recente crisi georgiana fino al focolaio somalo. Ma fortunatamente oggi è possibile anche osservare altri tipi di focolai, quelli della speranza che situazioni critiche che si trascinano da tempo immemorabile possano trovare soluzione. Un esempio ne è una piccola isola del Mediterraneo che dal 1974 si vede lacerata al proprio interno da un confine voluto da Ankara e da lei solo riconosciuto: Cipro. Il 24 Luglio di quest'anno è divenuta una delle date più importanti per la storia di quest'isola, alla luce delle dichiarazioni del leader turco-cipriota Ali Talat, il quale, durante un'intervista televisiva concessa alla CNN turca, ha annunciato l'avvio dei negoziati per la riunificazione politica e territoriale di Cipro. La prima riunione per l'apertura dei negoziati è prevista per il 3 Settembre, configurandosi come una delle maggiori chance che sono mai state date al paese. Obiettivo di tale meeting è trovare una soluzione diplomatica condivisa all' impasse politica del protettorato turco sulla Repubblica Turca di Cipro Nord, autoproclamatesi nel 1983. Il negoziato per la riunificazione di Cipro, che dopo mesi di incontri bilaterali e visite ufficiali tra i due presidenti Ali Talat e Christofias, vedrà la sua nascita ufficiale, si differenzia profondamente dalle iniziative del passato, per alcune specificità tecniche e politiche. Dal punto di vista tecnico, i due presidenti si sono impegnati formalmente a tenere degli incontri settimanali per portare avanti i negoziati, che si preannunciano lunghi e politicamente faticosi. Dal punto di vista politico, l'impegno per parte turco-cipriota che va avanti già dal 2003 ha trovato nel proprio presidente Ali Talat un esperto statista cui affidare il difficile ma voluto e desiderato progetto di riunificazione del paese. La tavola diplomatica che si aprirà in questi giorni è il risultato di un lungo processo per la pacificazione del paese, che può far risalire il suo incipit al Febbraio del 2003 con i primi colloqui di pace e l'elezione come presidente della Repubblica di Cipro di Tassos Papadopoulos. Ma saranno le elezioni come presidenti nella parte turco-cipriota di Mehmet Ali Talat, moderato pro-riunificazione, e Dimitris Christofias nella Cipro greca, leader del partito comunista cipriota Akel, che creeranno le condizioni politiche ottimali affinché i colloqui di pace nati nel 2003 vedano realizzare i primi frutti. Altra data memorabile nella storia della piccola isola è certamente il 3 Aprile 2008: il muro edificato a Ledra Street nel 1974, che divideva la capitale di Cipro tra la parte sud greco-cipriota e la parte nord turco-cipriota, viene abbattuto, accompagnato da un fragoroso e comune applauso di gioia e speranza. Tale evento è stato la manifestazione fisica di un sentito comune politico, che non accetta più vedere il proprio paese lacerato in due. Quattro anni prima, infatti, già i turco-ciprioti si erano espressi con il 64,90% dei voti a favore in merito, in occasione del referendum per il piano di riunificazione proposto dall'ONU, il c.d. piano Annan. Allora furono i greco-ciprioti, non pronti a un così profondo cambiamento, ad affossare il referendum, con una percentuale del 75,83% contrario alla riunificazione del paese. Le trattative per la pace a Cipro si apriranno, portando con loro non poche difficoltà. Sebbene i leaders delle «due Cipro» siano concordi nel voler creare uno Stato unico federale bicamerale, le modalità con cui realizzare tale progetto politico non sono fin ora molto chiare. Le difficoltà negoziali, infatti, non verteranno tanto sull'obiettivo da perseguire e realizzare, quanto piuttosto sulle modalità. Per vedere la soluzione di tale novella bisognerà attendere che la via diplomatica faccia il suo «corso naturale». Fin da ora, però, è possibile tracciare un quadro generale di problematiche che la riunificazione di Cipro porterebbe con sé, sia da un punto di vista strategico-politico, sia politico-attuativo. Le c.d. «due Cipro» hanno vissuto dagli anni '70 fino ad oggi un'evoluzione politica non univoca, che li ha portati a percepire la res publica con spirito diverso. Le maggiori sfide per i ciprioti si apriranno quando e se le negoziazioni avranno buon esito, quando non vi saranno più idiosincrasie politiche e strutturali, quando il vero processo di unificazione dovrà passare per le menti dei cittadini, vissuti in società strutturalmente diverse. Cipro e i suoi isolani rappresentano perfettamente quell'incontro tra Occidente e Oriente, affascinante e ardito allo stesso tempo. Le difficoltà che quotidianamente le due sponde della comunità internazionale vivono si materializzeranno in un negoziato, non privo di difficoltà e allo stesso tempo di speranza, che spera abbattere i muri più arditi: quelli dei palazzi governativi, quelli della coscienza popolare cipriota. Maria Chiara Albanese |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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