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I figli dell'Iraqdi Enrica Bucciarelli - 6 settembre 2008 Le forze della Coalizione e le forze irachene non sono le sole ad avere il merito del miglioramento delle condizioni di sicurezza in Iraq. A riconoscerlo è anche il Generale David H. Petraeus in un "Rapporto al Congresso sulla situazione in Iraq" (Aprile 2008) nel quale emerge il ruolo di moltiplicatore di stabilità del programma "Figli dell'Iraq" (Sons of Iraq program). Attualmente stimati dalle autorità statunitensi in più di centomila unità, i «Figli dell'Iraq» sono dei cittadini iracheni, tra cui ad onor del vero si annoverano alcuni ex-insorti, il cui compito è andare ad aumentare, in cooperazione e sotto il loro controllo delle forze della Coalizione e di quelle irachene, la sicurezza dell'area in cui operano, generalmente identificabile nelle città nel «quartiere». Legati al movimento, a maggioranza sunnita, del «Risveglio» (sahwa), operano soprattutto nelle province e nelle città con maggiori problemi di sicurezza - come ad esempio al-Anbar, Diyala, Mosul e Baqubah le quali sono tuttora teatro dei maggiori attentati - e sono considerati un elemento fondamentale per la stabilizzazione, purtroppo ancora fragile, di questi territori. I «Figli dell'Iraq» sono così ascrivibili alla strategia inclusiva del counterinsurgency, quella dottrina che fa dell'ampliamento dello spettro delle possibilità di azione al fine di garantire una maggiore sicurezza dell'Iraq la sua ragion d'essere. Nonostante i progressi avutisi, gli Stati Uniti sono ancora riluttanti a stabilire una tabella di marcia definitiva per il ritiro della proprie truppe dall'Iraq, malgrado il Presidente iracheno Jalal Talabani abbia recentemente dichiarato in un'intervista alla TV al-Hurra che «la proposta statunitense era per il 2015, e quella irachena era per il 2010, poi si è concordato per il 2011». Talabani ha anche aggiunto che «l'Iraq ha il diritto, se necessario, di estendere la presenza di queste truppe». Inoltre, Baghdad ha reso nota la propria volontà di porre fine ai controlli da parte delle forze statunitensi per la metà del 2009. Meno ricchi di dettagli gli statunitensi i quali probabilmente per divulgare una linea di condotta più particolareggiata attendono le elezioni presidenziali di novembre vista la profonda diversità delle vedute ufficialmente dichiarate fra John McCain e Barak Obama sulla questione irachena. Il raggiungimento di un accordo fra Baghdad e Washington sul ritiro delle truppe è un elemento cruciale in quanto sarebbe funzionale a determinare lo status e le basi legali della permanenza in Iraq delle forze della Coalizione nel momento in cui il mandato delle Nazioni Unite giunga a scadenza. Rinnovo del mandato che, oggi più che mai, è a serio rischio. Realisticamente, la presenza delle forze della Coalizione sarà confermata almeno fino agli inizi del 2010 visto che la popolazione irachena sarà coinvolta in due grandi turni elettorali: alla fine di quest'anno per le elezioni a livello provinciale e alla fine del 2009 per quelle a livello nazionale. E le passate esperienze hanno insegnato come per i paesi sottoposti a processi di stabilizzazione e di ricostruzione il momento elettorale sia sempre un passaggio delicato. Enrica Bucciarelli |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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