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Avanti la politica del possibiledi Gabriele Cazzulini - 6 settembre 2008 Qualche filosofo ottimista credeva che la politica fosse l'arte di tradurre l'impossibile nel possibile. I pessimisti invece spergiuravano su questa visione incantata per incatenarsi al muro del realismo e delle rinunce. Ovviamente soltanto i secondi avevano diritto di cittadinanza nell'Italia della politica vecchio stile. Oggi le nutrite schiere dei pessimisti, quelli avvinghiati alla politica come esercizio del potere, devono rimangiarsi tutto. Il patto con la Libia dopo quarant'anni di tensione, il salvataggio di Alitalia dallo schianto del fallimento, la pulizia di Napoli, l'esercito contro la criminalità, la rivoluzione nel bilancio. L'elenco non è completo ma la notizia è che questi fardelli, molti dei quali l'Italia si trascinava da interi decenni, sono diventati bersagli centrati nell'arco di quattro mesi. Ragionando al contrario, viene da domandarsi perché nessuno prima avesse avuto quel minimo di dignità e responsabilità per mettere mano ai conti di Alitalia oppure sanare le pendenze con Gheddafi. Forse non dipendeva da nomi e cognomi. Era un sistema impazzito che bloccava qualunque uscita di sicurezza. Ma sono bastati quattro mesi per spedire questo sistema e i suoi artefici sulle pagine di un manuale di storia. La didascalia ideale sarebbe: «Dall'impossibile al possibile». Allora qual è il segreto per un governo che, appena nato, sta già facendo storia? Nessun segreto, se non quello che è stato impossibile per ogni governo - fare politica. Invece di essere continuamente assaliti da crisi di panico ad ogni starnuto che usciva dal naso di un partitino dello zero virgola qualcosa, questo governo ha ottime difese immunitarie. Perciò Alitalia non è soltanto sinonimo di un disastro aereo e Napoli non è più la capitale della monnezza. Fare politica e ignorare le pressioni del potere. Basta con i patti occulti, gli ammiccamenti, i sorrisi, le ciglia alzate e l'orecchio teso a percepire i bisbigli. Quest'homo politicus di Neanderthal si è estinto. L'evoluzione si è alzata in piedi e ora sta correndo. Gli stessi giornali, un tempo riempiti di congetture e dietrologie, adesso si rimboccano le maniche per fare una sana cronaca dei fatti. Persino le interviste ai dissidenti interni del Pd, questi sopravvissuti alla grande trasformazione post-elettorale, non fanno tanto rumore. Non interessano quanto i problemi reali. Marini, Veltroni, i dalemiani, i popolari, i teodem... sigle ormai sconosciute al grande pubblico. Non è l'apatia di chi è nauseato dai giochi di potere. E' la consapevolezza molto concreta che la politica funziona quando fa, quando interviene, quando produce effetti sulla vita quotidiana. Nelle stanze del palazzo non ci abita il popolo. Chi invece si è barricato nel passato è l'opposizione, cattedrale della politica in religiosa adorazione del potere come fine supremo. Non è un caso che negli anni del centrosinistra i problemi siano moltiplicati invece che diminuiti. Per Prodi e la sua sfortunata brigata il motto era l'opposto: la politica era la sfortuna di trasformare il possibile in impossibile. Detto fatto - adesso è impossibile mettere insieme la sinistra e il governo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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