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Dove andrà l'Angola?

di Anna Bono - 9 settembre 2008

Il 5 settembre si è votato in Angola, per la prima volta dopo 16 anni, per eleggere i 220 seggi del parlamento. Dalla fine della guerra civile, nel 2002, l'appuntamento elettorale era stato fissato e poi rimandato più volte, tanto da far pensare che José Eduardo dos Santos, leader del partito al potere, l'Mpla, e capo dello Stato dal 1979, intendesse, come altri colleghi africani, diventare un presidente a vita, disposto a tutto pur di rimanere in carica. Invece, alla fine, le legislative si sono svolte e il prossimo anno, se tutto andrà bene, si terranno le presidenziali, alle quali dos Santos ha comunque già annunciato di voler partecipare, forte del vantaggio che gli deriva dal fatto di detenere il potere da così tanto tempo: un vantaggio che sta fruttando al suo partito una vittoria più che netta, se saranno confermati i risultati parziali che gli attribuiscono oltre l'80% delle preferenze.

Alle presidenziali del 1992 il suo unico avversario era stato Jonas Savimbi, il leader dell'Unita, il movimento armato che dal 1975, anno dell'indipendenza, al 2002 ha combattuto contro l'Mpla per il controllo dell'apparato statale ereditato dal Portogallo. Proprio come in Zimbabwe lo scorso marzo, nessuno dei due aveva vinto al primo turno e, data l'altissima tensione creatasi, al successivo ballottaggio Savimbi non si era presentato. Perciò dos Santos allora era stato proclamato presidente in una sorta di ad interim destinato a durare oltre 16 anni. La guerra civile si concludeva 10 anni dopo con l'uccisione di Savimbi. Persa la propria guida, l'Unita ha deposto le armi trasformandosi in partito politico e finora ha disposto di 70 seggi contro i 129 assegnati all'Mpla.

Nel frattempo l'Angola si è scoperta immersa nel petrolio e con la pace ha messo a frutto questa e altre risorse riuscendo, grazie a consistenti apporti finanziari e tecnologici esterni, a incrementare costantemente il proprio Pil con straordinarie percentuali sempre a due cifre, fino a raggiungere nel 2007 un record continentale con una crescita del 27% dovuta all'aumento sia del prezzo del greggio che della produzione. Dal 2007 l'Angola è entrata a far parte dell'Opec e nel 2008, avvicinandosi alla cifra di due milioni di barili estratti al giorno, ha sorpassato la Nigeria divenendo il primo produttore di petrolio dell'Africa subsahariana, oltre che quarto produttore al mondo di diamanti.

Ma i primati dell'Angola non sono tutti positivi. Decenni di guerra cruenta hanno lasciato il paese in rovina, privo di infrastrutture e servizi, con una popolazione debilitata e in gran parte incapace di inserirsi nell'economia di mercato. Malgrado la nuova ricchezza, nella classifica 2008 dell'Indice dello Sviluppo Umano redatto ogni anno dall'Undp, l'agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo, l'Angola è 162esima su 177 Stati elencati: per capire le condizioni di povertà dei suoi abitanti, si pensi che è preceduta persino dall'Eritrea, al 157esimo posto, dall'Uganda, 154esima, e dallo Zimbabwe, 151esimo. L'Angola inoltre - altro primato non invidiabile - è uno dei paesi più corrotti della Terra. Gli ammanchi nei conti pubblici e le spese «disinvolte» sono astronomici, il fenomeno è generalizzato e sfrenato. Così ai Pil crescenti non corrispondono miglioramenti significativi nelle condizioni di vita e difatti la speranza di vita alla nascita non arriva neppure a 42 anni. Un terzo degli angolani è analfabeta, mancano acqua corrente e potabile, luce elettrica, fognature. Per tutto il 2007 le strutture sanitarie non sono state in grado di far fronte a un'epidemia di colera che in 12 mesi ha contagiato circa 80.000 persone e ne ha uccise 3.000. Inoltre almeno un terzo dei bambini angolani non va a scuola (e a chi ci va può capitare di trovarsi in classi di oltre 100 e addirittura 200 alunni) e uno su quattro muore prima di compiere cinque anni.

Così si può dire che l'Angola è a un bivio. Con 15 milioni di abitanti, solo il 2,4% dei quali anziani e ben il 45% di età inferiore a 15 anni, può imboccare la strada dello sviluppo, prendendo a modello paesi come la Norvegia, per citare una nazione anch'essa produttrice di petrolio, oppure seguire le orme di tanti altri Stati africani ricchi di materie prime: come la Nigeria e il vicino Zambia, per il quale negli anni '70 si inventò l'espressione «la maledizione del rame» per indicare lo spreco senza ritegno della ricchezza derivante dalle miniere di rame di cui era secondo produttore al mondo, dopo il Cile. Anche lo Zambia deteneva allora un primato. L'economista René Dumont sostiene che la sua leadership subito dopo l'indipendenza fu per anni la maggior consumatrice di champagne marca Veuve Cliquot del pianeta. Oggi vanta il record mondiale della speranza di vita alla nascita più bassa, 40,5 anni, e occupa il 165esimo posto nell'Indice dello Sviluppo Umano.

Almeno, nel determinare il futuro dell'Angola, non peserà più l'influenza degli antichi maestri comunisti: all'epoca della guerra civile l'Mpla era nell'orbita sovietica, e cubana, e l'Unita in quella maoista. La Cina di oggi, di cui l'Angola è il maggiore fornitore di petrolio, non pensa più ad esportare la rivoluzione.

! Anna Bono
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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