RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Lo stallo del Pd

di Filippo Salone - 9 settembre 2008

Walter Veltroni aveva promesso al proprio elettorato un autunno politicamente caldo, ma ad oggi il Pd ed il suo leader sono ancora in pieno torpore estivo. I Democratici vanno avanti a briglia sciolta e Walter, per cercare di tornare in agenda, è dovuto ricorrere al tesoretto del politically correct resuscitando la proposta di voto agli immigrati. Un argomento davvero poco idoneo a suscitare gli entusiasmi degli italiani, anche se capace di creare qualche mal di pancia all'interno del centrodestra. Ma più che incalzare il governo, Veltroni e la dirigenza Pd si trovano già dall'indomani delle elezioni del 14 aprile a doversi preoccupare delle mosse di Antonio Di Pietro, sempre lesto a distinguersi e radicalizzare il confronto in nome di un'opposizione integralmente antiberlusconiana. Di Pietro punta, di fatto, a togliere ossigeno al partito di Veltroni e in molti sono pronti a scommettere che alle prossime europee l'Idv, grazie alle uscite virulente e demagogiche dell'ex pm, riuscirà a conquistare ulteriore elettorato oltranzista deluso dall'andamento soporifero della politica democrat.

Walter inoltre non può azzardare nemmeno la virata al centro, dato il rischio di impantanarsi nelle secche della zona grigia presidiata dagli imperituri moderati di Casini. Così com'è, pertanto, stretto nella morsa tra incudine e martello, il Partito Democratico rischia seriamente di finire stritolato. I chiacchiericci estivi sulla leadership, le feste-dibattito stop and go, la retorica delle primarie e i soggiorni in Usa per incensare Obama creano ormai solamente qualche passeggera suggestione e poco altro.

L'impressione, in definitiva, è che il Pd stenti ad uscire dai cenacoli esclusivi entro i quali è stato concepito e che, a quasi un anno dalla sua fondazione, non sia stata ancora definita una piattaforma programmatica che vada al di là del marketing politico e dell'effetto annuncio. In questo il progetto veltroniano paga il prezzo ad una serie di equivoci iniziali, che vanno dalla questione della laicità a quella di carattere macroeconomico di dove porre l'asticella tra Stato e mercato e quindi nel riflesso sociale tra egualitarismo e liberalismo. Lo scontro, foriero di scissione a sinistra, tra identità socialista e quella liberal-democratica non è ancora stato risolto e questo comporta l'impossibilità di costruire un Dna coerente e riconoscibile per il nuovo partito della sinistra italiana. Chiare, ad esempio, le difficoltà per i Democratici a prevedere con voce unisona l'argomento della «riforma della giustizia»: troppe sono ancora le discrepanze di posizionamento interno nel continuum «giustizialismo-garantismo».

Tutto ciò si sconta nell'attuale precarietà della guida di Walter Veltroni, messo in discussione dai vari gruppuscoli interni al partito, che sempre più rischiano di coagularsi intorno al carisma ambiguo e trasversale di D'Alema. L'ex ministro degli Esteri ha rotto gli indugi ed è passato all'attacco alla festa di Bologna criticando pubblicamente il profilo e la scelta delle alleanze decise dal loft nelle ultime elezioni, mettendo così in discussione la legittimità della linea politica del post 14 aprile. Pertanto, limitato anche del patrimonio politico di principale opposizione alternativa da un'oggettiva operosità dell'esecutivo Berlusconi, alla ripresa dei lavori e dopo un estate in sordina l'ex sindaco di Roma dovrà inventarsi qualcosa per uscire dalle secche e rilanciare prerogative e potenzialità del suo partito.

In cantiere risulta una manifestazione di piazza contro il governo e magari una repentina strizzatina d'occhio alle barricate sindacali previste sul caso Alitalia. In pratica, nulla di nuovo se non battaglie di retroguardia in un terreno minato che mette a rischio la ripresa e lo sviluppo del paese. Appellarsi ai furori di piazza portando il vessillo dell'ultraconservatorismo sindacale di sicuro non servirà a Veltroni e al Pd per accreditarsi come forza in grado di produrre buona politica e di governare le impegnative sfide in gioco.

Filippo Salone

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.279 del 2/9/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata