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Afghanistan. Attentato contro le truppe italianedi Diletta Guaragna - 9 settembre 2008 Domenica un convoglio militare italiano è stato oggetto di un attentato suicida in Afghanistan. Nessuno dei soldati risulta fortunatamente ferito. A riferirlo sono fonti del comando del contingente italiano della città di Herat, nell'ovest del paese, nelle cui vicinanze è avvenuta l'esplosione. I nostri militari erano di ritorno dalla cerimonia per la posa della prima pietra di un centro sociale per le vedove afghane, quando il primo veicolo che componeva il convoglio - un Toyota blindato, secondo fonti Ansa - è stato attaccato. Tutti gli accertamenti del caso sono ancora in corso, ma le prime informazioni parlano di un solo attentatore a piedi. Quello che ha colpito il contingente italiano è solo l'ultimo, in ordine cronologico, degli attacchi che stanno avvenendo in Afghanistan ai danni delle forze straniere impegnate nel paese. Secondo molti analisti gli attentati potrebbero far parte di una nuova strategia adottata dai terroristi e volta a colpire non solo i contingenti presenti sul campo ma anche, per mezzo di questi ultimi, le opinioni pubbliche dei paesi contributori, affinché facciano pressione sui rispettivi governi per il ritiro delle truppe. Le opinioni pubbliche europee sono, per ragioni culturali, maggiormente condizionabili rispetto, ad esempio, a quelle dei paesi anglosassoni, quando si tratta di soldati caduti in missione. A nessuno fa piacere quando esponenti delle proprie forze armate perdono la vita, ma in Europa, e forse in Italia in modo particolare, la maggior parte della popolazione non capisce che il soldato è un uomo cosciente del proprio lavoro e dei rischi ad esso connessi. Un uomo (o una donna) che, giurando fedeltà alla patria, quegli stessi rischi li assume e, andando in missione, li affronta. A tentare di innalzare ulteriormente il livello di tensione in Afghanistan, già elevato a causa delle continue ondate di attentati, contribuisce ora anche il Pakistan del neo eletto Zardari, sospendendo, come annuncia il quotidiano Dawn, il permesso di passaggio ai convogli carichi di rifornimenti diretti verso lo Stato confinante attraverso la propria frontiera. Ad oggi sono tre le vie principali attraverso le quali fare arrivare i rifornimenti all'interno del paese, ma l'autostrada Torkham, quella cioè che unisce il Pakistan a Kabul, sembrerebbe la più conveniente per ragioni politiche e di alleanze. La decisione di Islamabad giunge però inaspettata se si considera che nello stesso giorno Zardari aveva dichiarato di sostenere gli Stati Uniti e di volersi impegnare appieno nella lotta al terrorismo. Il provvedimento pakistano non dovrebbe comunque rimanere in vigore a lungo. Sembrerebbe infatti configurarsi più come un tentativo per conquistarsi i favori dell'opinione pubblica contraria agli americani piuttosto che come una vera prova di forza nei confronti della superpotenza. La leadership pakistana è infatti perfettamente consapevole che un suo cambio di fronte nella lotta al terrorismo le alienerebbe subito i favori delle potenze occidentali, di quelle stesse potenze cioè che conferiscono gli aiuti economici senza i quali la «terra dei puri» sarebbe già da tempo al collasso. Senza contare il fatto che le forze armate presenti in Afghanistan non possono certo dirsi dipendenti dai convogli che viaggiano su strada dal Pakistan: questi sono infatti solo una minima parte dei rifornimenti che entrano nel paese, considerati i pericoli di attentati a cui sono esposti e lo stato delle strade che dovrebbero percorrere. La situazione sembra quindi destinata a ritornare alla normalità. I camion fermi alla frontiera verranno probabilmente fatti ripartire tra qualche giorno, senza porre troppa attenzione sulla notizia, in modo tale da non far crollare la credibilità di Zardari; le truppe impegnate nella missione Nato in Afghanistan riceveranno i rifornimenti e proseguiranno le loro solite attività. I convogli usciranno di nuovo, così come le pattuglie. Nuovi attentatori si faranno esplodere causando nuovi morti. Oggi, fortunatamente, non dobbiamo però piangere vittime italiane. Diletta Guaragna |
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Ragionpolitica, periodico on line n.279 del 2/9/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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