Forza Italia RAGIONPOLITICA.it - Dipartimento Formazione Forza Italia Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
9 settembre 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
rialzati italia
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Il sorpasso di John

di Daniele Martino - 9 settembre 2008

Per la prima volta dall'inizio della campagna elettorale americana il candidato repubblicano John McCain è in testa; non si tratta di un colpo di scena inaspettato in vista delle presidenziali di novembre; al contrario, il vantaggio di McCain assomiglia sempre più ad una rincorsa partita da lontano. Le ragioni che lo hanno portato a sopravanzare Barack Obama nelle «surveys of opinion» (le frequenti rilevazioni d'opinione) sono legate sia allo sgonfiarsi della bolla mediatica attorno al candidato democratico sia alla concretezza delle proposte messe in campo.

Questo fenomeno è stato sostanzialmente determinato da tre fattori: il primo è che il Partito Democratico statunitense paga le continue liti al proprio interno, che determinano una mancanza di coesione assolutamente necessaria per un soggetto politico che si proponga di governare la Casa Bianca. La faida tra i Clinton e Barack Obama, infatti, continua; è il segno più evidente di una continua contrapposizione tra due concezioni del Partito Democratico: quella degli anni '90, legata all'ex presidente Bill Clinton e alla moglie Hillary, che si basa su una prospettiva politica più pragmatica, e quella del nuovo millennio, fondata sull'asse di ferro tra Obama e l'ex candidato alla presidenza John Kerry, più legata ai media. Ciò non ha permesso la creazione del cosiddetto «dream ticket» Obama-Hillary, che probabilmente sarebbe stato in grado di sconfiggere qualsiasi candidato repubblicano. Tuttavia, conscio di questa mancanza di pragmatismo nella sua proposta politica, Barack Obama ha optato per la scelta di Joe Biden come candidato vicepresidente; una scelta controproducente, che dà sì più solidità al progetto di Obama, ma si richiama ad un «oligarca» del partito, determinando un atteggiamento di Obama più realista del re, che ha pagato in termini di popolarità soprattutto tra l'elettorato giovanile e di chi conserva un certa «diffidenza» nei confronti dei riti della politica a stelle e strisce, come le conventions, ritenute troppo autoreferenziali.

Il secondo fattore del recupero di John McCain è dato dal particolare profilo politico del candidato repubblicano; il senatore dell'Arizona, infatti, non è parte integrante dell'establishment repubblicano ora alla Casa Bianca, e ciò costituisce un favorevole elemento ai fini del suo consenso elettorale; la strategia di McCain, infatti, può così rivolgersi contemporaneamente su due fronti dell'opinione pubblica: da un lato, lo zoccolo duro del Partito Repubblicano, che vede con favore le iniziative di McCain in politica estera ed in economia, dall'altro la platea degli indecisi, date le opinioni non sempre convergenti con il presidente George W. Bush. Non a caso, John McCain si definisce da sempre «a maverick in Republican Party», un navigatore solitario nel Partito Repubblicano. Egli, ad esempio, rappresenta un'alternativa alla linea di politica estera di Donald Rumsfeld, pur mantenendosi in una linea di conservatorismo gradita a gran parte degli americani, non solo repubblicani.

Il terzo punto a favore di John McCain si presenta proprio laddove ha fallito Barack Obama: la scelta del candidato vicepresidente. La governatrice dell'Alaska Sarah Palin rappresenta il perfetto punto d'incontro tra le varie anime dell'elettorato repubblicano. Il ruolo della Palin come candidata vicepresidente è certamente in grado di attirare il consenso dell'elettorato femminile, soprattutto tra le casalinghe e tra alcune delle grandi categorie lavoratrici femminili americane, come le infermiere; questo effetto è ancor più amplificato dall'assenza di Hillary Clinton sull'altro fronte. Inoltre, Sarah Palin rappresenta più di John McCain l'appartenenza ai valori repubblicani ma contemporaneamente l'estraneità all'establishment repubblicano di Washington; a ciò contribuiscono le sue opinioni su aborto, famiglia, etica e ambiente, che la avvicinano al pensiero comune dell'America profonda, quella maggioranza silenziosa non sempre sintonizzata sul pensiero di John McCain, a volte considerato troppo audace in materia di diritti civili.

In sintesi, il senatore dell'Arizona parte da un'idea di America legata alla tradizione delle idee ma anche al cambiamento degli uomini. Forse è meno immaginifica del «sogno» e della «speranza» di Barack Obama, ma, a differenza del candidato democratico, John McCain parla ad un'America concreta, un'America che, seppur silenziosa, c'è.

Daniele Martino

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 9/9/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 9/9/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
© 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata