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L'India nuclearedi Alessandra Poggi - 9 settembre 2008 «È una giornata di portata storica per l'India. Il mondo intero approva ora questo accordo, che ha messo in luce l'estrema fermezza del primo ministro e di Sonia Gandhi nel riuscire a mettere fine all'apartheid indiana». Così ha dichiarato il portavoce del Congresso indiano, Manish Tiwari, il 6 settembre dopo che a Vienna, in seguito ad un accesissimo dibattito, è stato abrogato il divieto sul commercio di materiale atomico con l'India dai 45 paesi fornitori di materiale nucleare (Nuclear Suppliers Group, NSG). Una decisione senza precedenti, giunta dopo 34 anni di embargo e dietro forte pressione statunitense. In questo modo, la comunità internazionale ha di fatto legittimato l'accordo di cooperazione nucleare concluso tra Washington e New Delhi nel dicembre 2006 dopo la firma, da parte di George W. Bush, dello Henry J. Hyde United States-India Peaceful Atomic Energy Cooperation Act. Il cosiddetto 123 Agreement (che si riferisce al comma 123 dello US Atomic Energy Act del 1954, regolante le relazioni con paesi terzi in ambito nucleare) ha espresso un vicendevole obiettivo per i due paesi: il rafforzamento di una politica estera momentaneamente in crisi per entrambe le parti. In questo modo l'amministrazione Bush è riuscita ad attrarre sotto il proprio cappello strategico una potenza emergente destinata ad unirsi al Giappone quale principale referente USA in Asia. Dal suo canto, Manmohan Singh ha riscosso un enorme successo politico scorgendo nell'intesa con Washington un valido modo per opporsi alla crescente minaccia strategica cinese nel continente asiatico. L'isolamento atomico indiano risale al 1974, dopo i test nucleari di Pokharan, in seguito ai quali proprio gli USA avevano deciso di varare rigidissime sanzioni economiche contro l'India. In più, la ritrosia della comunità internazionale ad approvare l'accordo indo-statunitense è derivata dal fatto che Nuova Delhi non ha mai sottoscritto il trattato di non proliferazione nucleare (NPT) del 1968, né il Comprehensive Test Ban Treaty (CTBT) del settembre 1996. Il primo vietava ai paesi non in possesso di armi nucleari di produrne perseguendo invece l'uso pacifico della tecnologia atomica; il secondo bandiva in toto gli esperimenti nucleari. Il via libera di Vienna è giunto dopo tre giorni di dibattiti infuocati stimolati da paesi quali Irlanda, Nuova Zelanda e Austria. Soprattutto quest'ultimo ha espresso molti dubbi sulla concessione di contratti nucleari all'India ma, alla fine, ha autorizzato il semaforo verde solo dopo l'inserimento di una clausola che prevede la fine di ogni rapporto commerciale tra l'NSG e l'India se questa eseguirà nuovamente test atomici. La clausola austriaca acquisisce una valenza prettamente simbolica, dato che è evidente come l'India abbia ormai raggiunto un know-how nucleare che le consente di non effettuare più esperimenti nucleari. Inoltre, il nullaosta dei Quarantacinque permetterà ora all'India di stipulare accordi bilaterali in campo atomico non solo con gli USA, ma anche con Francia e Russia. Non a caso, una visita a Parigi del primo ministro indiano è programmata per la fine di settembre e Dmitry Medvedev è atteso a Nuova Delhi all'inizio di novembre. Ora tocca al Congresso degli Stati Uniti ratificare il 123 Agreement e questo dovrà avvenire necessariamente prima del 26 settembre 2008, prima cioè che il Congresso venga aggiornato per le elezioni presidenziali. Se ciò non dovesse accadere, l'accordo rimarrebbe sospeso in un limbo politico fino alla formazione - a gennaio prossimo - della nuova Amministrazione USA, che potrebbe non volerlo più riconoscere. Una seduta del Congresso sul tema è prevista per il prossimo lunedì 15. A sua volta, Manmohan Singh si recherà negli USA a fine settembre. Quale migliore occasione, per l'uscente Amministrazione, di segnare un ultimo necessario punto a suo favore? Alessandra Poggi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.279 del 2/9/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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