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Bush ha resuscitato l'America di Reagandi Gianni Baget Bozzo - tratto da del 21 dicembre 2002 Il presidente Bush ha già ottenuto una bella vittoria senza combattere; ha modificato il sentimento pubblico nel senso della politica tradizionale repubblicana, ha risuscitato l'America di Reagan che aveva abbassato la bandiera, quando Clinton vinse le elezioni sostenendo il primato dell'economia (it's the economy, stupid), E' diventato, senza guerra il capo della nazione in guerra, Ciò non è stato solo una conseguenza dell'11settembbre: ma il martirio americano delle Due torri sotto l'aggressione del suicidio islamico è stato il detonatore di un sentimento più profondo, quello della fortezza America. Dopo la fine del comunismo, l'America ha ritrovato di nuovo un nemico: ed un nemico proporzionato, il terrorismo e i "rogue States" gli Stati fuori legge, il califfato islamico di Osama Bin Laden. Ha capito che gli Stati Uniti hanno una situazione di potenza e di potere troppo eccezionali per avere dei veri alleati; la fortezza America-impero americano è un potere cui tutti sono subordinati, ma a cui nessuno è solidale. Bush ha interpretato un kairòs, un clima storico, i repubblicani, partito della fortezza America, hanno interpretato in chiave imperiale la solitudine degli Stati Uniti. La prova del radicale cambiamento di clima è stata la decisione del candidato democratico che aveva vinto, contro Bush, la maggioranza del voto popolare alle presidenziali, Al Gore, di rinunciare alla candidatura presidenziale: egli era l'unico esponente del Partito democratico ad essersi pronunciarsi contro la linea dura contro l'Irak scelta dal Presidente. Sulla linea di svolta contro gli "Stati canaglia" Bush è riuscito a porre la politica estera e la politica militare al centro della attenzione americana, ottenendo il consenso dell'opinione pubblica su tale primato ed imponendo al Congresso una linea plebiscitata dal popolo americano: l'unica linea in cui il profilo di radicalismo nazionale di George Bush era credibile. E' una grande fortuna riuscire ad adeguare la propria politica al proprio temperamento attraverso il consenso nazionale Bush figlio è riuscito proprio là dove Bush padre aveva fallito; a mettere la potenza degli Stati Uniti prima dell'interesse economico degli elettori votanti americani. Era la rivincita solenne dei Bushes sui Clinton. Bush padre era pur sempre un politico della East Cost, il giovane Bush era un puro figlio del Texas: rappresentava, rispetto al padre, non solo una generazione, ma un'altra America. Così egli ha ottenuto il consenso del popolo, quello del Congresso ed infine quello dell'Onu: ha cioè creato contro Saddam una coalizione virtuale più radicale di quella reale creata dal padre. La prima aveva per finire la liberazione del Kuwait e non poteva, per la sua stessa natura, fare nulla per deporre Saddam Hussein. Era contro un suo atto di politica internazionale, non contro il suo regime. Le cose ora sono diverse. La guerra può rimanere virtuale, ma in regime delle ispezioni può diventare ora un regime coercitivo reale, che ha isolato Saddam in tutto il mondo arabo, persino con la Siria e la Giordania. Saddam può essere veramente disarmato: e lo può essere appunto perché la fortezza imperiale ha deciso di essere disposta a giungere alla guerra; e questa minaccia si è esercitata non solo sul mondo arabo ma su tutte le potenze mondiali. Bush è riuscito a rendere la sua minaccia credibile e, con questo, ad impegnare una coalizione mondiale per il disarmo di Saddam Hussein e per evitare la guerra. L'impero americano si è affermato come potere virtuale mediante una minaccia reale. Non sono le Nazioni Unite che hanno condizionato gli Stati Uniti, sono gli Stati Uniti che hanno imposto la loro politica alle Nazioni Unite. Un Saddam isolato e controllato diviene uno Stato come la Siria: una dittatura araba peggiore delle altre, ma non diversa dalle altre; la prova delle difficoltà della democrazia ad imporsi in un contesto islamico e, soprattutto, in un contesto arabo. L'impero americano si è imposto al mondo con una politica virtuale. Le potenze mondiali hanno riconosciuto che la proliferazione nucleare in Stati non interessati all'ordine mondiale è una minaccia reale che solo gli Stati Uniti sono in grado di affrontare. I "rogue States" hanno fondato la legittimità mondiale dell'impero americano. Come Reagan, Bush, buon americano, figlio di una nazione che è nata interpretando sé stessa come la "terra nuova" dell'Apocalisse, è ricorso al Male, quindi a Satana, come categoria politica, come aveva fatto, al contrario, Khomeyny; ed ha parlato dell'Irak, dell'Iran e della Corea del Nord come "asse del Male". E con ciò ha contribuito a bloccare l'esportazione di materiale pericoloso verso i "rogue States", gli "Stati canaglia". Ciò è una minaccia indiretta anche verso i fondamentalisti i che stanno operando per liberarsi della democrazia più spiegata del mondo islamico, che è quella iraniana. Ed infine nel generale silenzio ha potuto iniziare finalmente attuare il disegno di Reagan e dotarsi dello scudo nucleare dopo aver annullato unilateralmente il trattato internazionale che lo proibiva. Gli Usa hanno vinto la politica, è molto improbabile che abbiano a combattere una guerra, proprio perché sono disposti a farla. La dottrina tanto condannata in Vaticano della guerra preventiva, è probabilmente servita a rendere il mondo più sicuro.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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