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Numero 418
del 23/04/2011
Un Comitato di Prodi per salvare l’Africa PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
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venerdì 17 ottobre 2008

Per certe cose in Africa i soldi a quanto pare non mancano mai: e, se non ci sono, ci pensa l'Onu. Alla riunione del Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione Africana svoltasi il 7 ottobre ad Addis Abeba ha partecipato per la prima volta il nuovo organismo creato a settembre dalle Nazioni Unite: il Comitato congiunto Onu-Ua per le missioni di peacekeeping. Il Comitato, come si ricorderà, è presieduto dall'italiano Romano Prodi ed è composto da cinque esperti di fama internazionale, cittadini di cinque diverse nazioni: Kenya, Giappone, Stati Uniti, Mauritius e Iran. Suo compito è migliorare - essenzialmente grazie a un maggiore sostegno finanziario - le performance delle missioni di pace dell'Ua attuali e future, in considerazione - è questa una delle motivazioni fornite nel proporre l'istituzione del Comitato - dei notevoli frutti dati dagli «sforzi compiuti negli ultimi anni dall'Ua nella pacificazione del continente».

Che sei persone, con il loro seguito di segretari e assistenti, scorrazzino per il pianeta per riunirsi periodicamente in qualche capitale e per assistere ai vertici e alle conferenze dell'Onu e dell'Ua è cosa che dovrebbe innanzi tutto suscitare le più vive proteste degli ambientalisti per il consumo di energia e per l'inquinamento che ne deriva. A maggior ragione dovrebbe arrabbiarsi chi si preoccupa di reperire risorse per combattere fame e malattie in Africa, tanto più in tempi di crisi come quelli attuali: non per fare i moralisti, ma di sicuro, per soddisfare gli alti standard di accoglienza con cui i sei esperti devono essere ospitati, si spende in un giorno quanto basterebbe a far vivere una famiglia africana per un anno.

Se poi servisse a qualcosa, si potrebbe capire. Ma è il presupposto stesso dell'iniziativa a farne dubitare. Da quando esiste, infatti, l'Unione Africana in realtà, e malgrado l'apprezzamento espresso dal Palazzo di Vetro, ha fatto ben poco per la pace e la stabilità del continente, meno ancora di quanto si aspettasse chi ne aveva accolto senza troppo entusiasmo la nascita nel 2002.

Nell'ultimo anno, ad esempio, la sua attività di mediazione delle crisi non ha impedito, a Mwai Kibaki in Kenya e a Robert Mugabe in Zimbabwe di conservare il potere, ignorando la volontà popolare espressa con il voto; né è riuscita a indurre la giunta militare autrice del colpo di stato del 6 agosto in Mauritania a ripristinare le istituzioni democratiche; e quando a settembre, con una manovra molto simile anch'essa a un colpo di stato, una parte dell'African national congress, il partito di governo in Sud Africa, ha imposto a Thabo Mbeki di dimettersi dalla carica di presidente della repubblica, l'Ua non ha nemmeno provato a intervenire.

Ma soprattutto, se si esclude il successo della piccola missione di peacekeeping che a marzo, nelle Isole Comore, ha aiutato l'esercito federale a riconquistare l'isola di Anjouan, mettendo in fuga il presidente golpista Mohamed Bacar e un pugno di suoi fedeli armati, non si può certo dire che i caschi verdi africani abbiano ottenuto risultati di rilievo. In Darfur, difatti, l'inutile Amis, attivata nell'autunno del 2004, alla fine è stata fusa con una missione delle Nazioni Unite, dando vita un anno fa all'attuale Unamid. Lo stesso potrebbe succedere in Somalia, dove opera la Amisom e dove però sono le truppe etiopi a contrastare l'Unione delle Corti islamiche e le altre forze antigovernative. Il governo somalo di transizione continua a chiedere l'invio dei caschi blu. Anche nel Ciad orientale e nel sud est della Repubblica Centroafricana, stando alle recenti sollecitazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, saranno i caschi blu e non quelli verdi africani a sostituire il contingente Eufor, la missione militare dell'Unione Europea alla quale partecipa anche l'Italia e che dallo scorso marzo tenta di garantire in quelle regioni la sicurezza necessaria a consentire l'assistenza delle centinaia di migliaia di sfollati e di profughi dal Sudan. Ecco perché trovare nuovi finanziamenti per potenziare le operazioni di pace dell'Ua, e a questo scopo aver istituito un organo ad hoc, desta quanto meno qualche legittima perplessità.




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Commenti (2)
1. 22-10-2008 14:16
il comitato di Prodiper salvare l'Afric
Ma il sig. Prodi non voleva fare il nonno?
Scritto da erpigna
2. 22-10-2008 09:39
Opinione/contro
Salvate l'Africa da prodi.
Scritto da Ilarioantonio

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