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Numero 394
del 02/11/2010
Il Tajikistan, trincea della lotta al narcotraffico PDF Stampa E-mail
! di Andrea Forti
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giovedì 04 dicembre 2008

Ai confini fra la Repubblica post-sovietica del Tajikistan e l'Afghanistan si combatte ogni giorno una vera e propria guerra, assai meno nota della lotta al terrore ma non per questo meno importante per la sicurezza politica e sociale dell'Europa (e del mondo). Stiamo parlando della lotta al narcotraffico, e più precisamente al traffico di oppiacei e derivati dalla canapa indiana, che dall'Afghanistan, primo produttore al mondo, raggiungono, dopo essere state lavorati, le strade dell'Europa passando attraverso la rotta Iran-Turchia-Balcani o quella settentrionale, che attraversa le Repubbliche dell'Asia Centrale ex-sovietica e la Federazione Russa, per poi entrare in Europa Orientale e invadere da lì il mercato del Vecchio Continente. È notizia di ieri un maxi-sequestro avvenuto al confine fra l'Afghanistan e il Tajikistan, dove, all'interno di un camion, sono stati rinvenuti più di 500 kg di oppio grezzo e cannabis. Si tratta del sequestro più ingente operato dalle guardie di confine tagiche in tutto il 2008, anno nel quale sono state già intercettate, lungo quel sensibile confine, ben due tonnellate di sostanze stupefacenti.

Il Tajikistan, il paese in prima linea nella lotta per interrompere questo traffico di morte, è nella singolare posizione geopolitica di essere contemporaneamente parte del mondo dell'Islam iranico, al pari dell'Iran e dell'Afghanistan, e strettissimo alleato regionale della Federazione Russa, che mantiene nel paese, dagli anni della sanguinosa guerra civile tagica del 1992-1997, una robusta presenza militare, con la 201^ Divisione Motorizzata, una base aerea e una stazione radar. Dobbiamo tenere conto, per comprendere il perché della presenza di Mosca in quel paese, che il Tajikistan è per la Russia in Asia Centrale quello che per gli Stati Uniti erano la Corea del Sud o Taiwan durante gli anni dell'espansione comunista in Asia: un baluardo indispensabile per conservare la propria influenza nella regione, erosa da Cina e Usa, e per arginare l'estremismo islamico wahhabita, un pericolo particolarmente sentito in una Russia ancora alle prese con croniche turbolenze nelle sue province musulmane caucasiche (Cecenia, Daghestan e Inguscetia).

Alla necessità russa di conservare la propria sfera d'influenza e di sorvegliare direttamente le attività dell'estremismo islamico se ne somma un'altra, vitale tanto per Mosca quanto per l'Europa, che è appunto quella di combattere il traffico internazionale di droga, viste anche le finora infruttuose campagne promosse dalle istituzioni internazionali per stroncare la produzione di oppio afghano; a questo proposito, è notizia di ieri che il direttore del Servizio Federale per il Controllo degli Stupefacenti (Fskn) della Federazione Russa, Viktor Ivanov, ha lanciato la proposta di portare il problema della droga afghana all'attenzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, affinché tale questione venga posta come ordine del giorno dal più importante organismo internazionale. La lotta al traffico della droga proveniente dall'Afghanistan non potrà essere del tutto efficace fino a che non si creerà un solido meccanismo di cooperazione fra le organizzazioni internazionali operanti in Afghanistan (le forze dell'Isaf opranti su mandato Onu) e le organizzazioni internazionali che raggruppano Russia, Cina e i paesi dell'Asia Centrale (fra i quali il Tajikistan), come l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) o l'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettivo (Csto).

È irragionevole e controproducente che, di fronte ad un'emergenza come quella legata alla diffusione su scala planetaria di sostanze stupefacenti, manchi ancora un serio coordinamento fra i paesi occidentali impegnati in Afghanistan e le organizzazioni eurasiatiche come la Csto o lo Sco, come se la lotta alla produzione dell'oppio potesse essere disgiunta dalla lotta alle sue vie di diffusione. Speriamo che il ritrovato dialogo Nato-Russia, ripartito proprio in questi giorni e promosso in particolar modo da Italia e Germania, possa facilitare una più ampia cooperazione euro-asiatica nella lotta al traffico di droga.




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